«Il portavoce M5s? È uno strumento del programma»

«Il portavoce M5s? È uno strumento del programma»

Aumentano le interviste in tv, parte il tour in camper ed è stata prenotata piazza San Giovanni per il gran finale. Peccato che i candidati si concedano solo via email, e a Linkiesta neghino anche le interviste telefoniche.

Il Movimento 5 Stelle si candida a bestia nera di Pd e Forza Italia, in ascesa nei sondaggi e con una campagna elettorale ad alte temperature. Beppe Grillo parla di Bruxelles ma pensa a Palazzo Chigi, snocciola promesse su euro e trattati ma imbraccia la retorica antirenziana. I piani del Movimento li conferma il milanese Marco Valli, 28 anni e una laurea in economia aziendale: «Il punto zero è vincere le Europee e andare a elezioni nazionali il prima possibile, siamo al terzo premier in tre anni deciso dal Presidente della Repubblica, con un Parlamento figlio di una legge elettorale incostituzionale. La situazione è paradossale, non possiamo più sostenere questa presa in giro». È stato il più votato (1456 click) al secondo turno delle votazioni pentastellate per le Europee nella circoscrizione Nord Ovest, già candidato al Consiglio regionale lombardo, Valli figura tra i collaboratori dei deputati M5s in Commissione finanze: «Esperienza utile per capire come si muove la macchina legislativa e quanto l’Europa stia indirizzando le nostre scelte politiche. Credo si possa instaurare collaborazione con i nostri a Roma, per cercare di portare a casa più risultati possibili». 

Il Movimento ha presentato sette punti per l’Europa, lei da quali partirebbe?
In Europa punterei all’eliminazione del Fiscal Compact, allo strumento unico di rinnovo del debito e all’eliminazione del vincolo di spesa pubblica del pareggio di bilancio. Questo perchè per far calare il deficit e le tasse l’unica soluzione percorribile nel breve è fare spesa pubblica assieme a una vera spending review con le mani libere da interessi, associato a uno scudo sugli interessi da pagare sul debito. Per fare spesa pubblica intendo: vere grandi opere utili come la ristrutturazione e messa in sicurezza di tutti gli edifici in aree a rischio idrogeologico, un piano nazionale per il recupero delle materie prime dai rifiuti, un piano energetico rinnovabile e investimenti per tutelare e sviluppare produzioni locali di beni necessari di consumo, alimentare e non, evitando il più possibile la dipendenza da importazioni. In questo modo ripartirebbe la domanda interna, crescerebbero Pil e occupazione, diminuendo il famigerato deficit, evitando svendite patrimoniali, privatizzazioni e tagli al welfare. Le politiche d’austerity e di rientro del debito non pagano e sono diversi premi Nobel a dirlo, ma non ci vogliono premi per capirlo, basta un po’ di buon senso.

Vi raccontano come euroscettici se non addirittura antieuropeisti. Oggi serve più Europa o meno Europa? 
Credo che non ci sia più tempo per parlare, i dati sulla povertà e disoccupazione sono in crescita continua. L’Europa deve assolutamente concedere ai governi in difficoltà strumenti efficaci e trasparenti, per effettuare investimenti e la dovuta protezione per rinnovare il debito a tassi molto bassi e sostenibili. L’Europa oggi non sta facendo questo, perciò vogliamo più Europa subito, con tutele per i nostri prodotti e le nostre poche aziende rimaste, ma il tempo è scarso dobbiamo salvare le persone, non gli interessi del mercato dei “too big to fail”. Se non ci concederanno subito spazi in bilancio o strumenti per fare spesa pubblica produttiva, tutele commerciali, regolamenti e trasparenza assoluta sui mercati finanziari, la dovuta ridistribuzione della ricchezza con un fisco più equo, proporremo subito il referendum per l’uscita dall’Euro. 

A tal proposito, su euro e trattati come vi muoverete?
Non c’è più tempo per parlare con questi livelli di disoccupazione e povertà. Il mercato non può contare più delle persone, questa dittatura finanziaria e accondiscendenza da parte della politica ad essa deve finire di essere un motivo per non dare la possibilità ai popoli di esprimersi e autodeterminarsi. Vogliamo che l’Europa diventi una comunità dei popoli, che sia in grado di sviluppare una politica legata al concetto di solidarietà, inclusione sociale con il reddito garantito e sviluppo sostenibile. Se non ci concederanno subito spazi in bilancio o strumenti per fare spesa pubblica produttiva, tutele commerciali, regolamenti e trasparenza assoluta sui mercati finanziari, la dovuta ridistribuzione della ricchezza con un fisco più equo, proporremo il referendum e daremo la possibilità di scelta ai cittadini documentando su eventuali svantaggi e vantaggi della sovranità monetaria o permanenza nell’Euro.

Per la scelta del presidente della Commissione Europea c’è possibilità che alcuni tra i nomi in campo soddisfino le vostre esigenze?
Ogni scelta verrà presa al momento opportuno mettendola ai voti in maniera democratica. 

Avete firmato un codice di comportamento rigoroso. Quasi un regolamento anti-dissidenti, con la contestata clausola di 250mila euro in caso di «inadempienza» ma anche i due collaboratori per ogni eurodeputato scelti da Grillo e Casaleggio. Non si sente meno libero nella sua attività politica?
Assolutamente no, il nostro è un progetto serio ed ambizioso con principi distanti dal personalismo dettato dalla vecchia politica rappresentativa. Un portavoce del movimento eletto nelle istituzioni è uno strumento attraverso il quale viene attuato il programma e i cittadini si informano minuziosamente riguardo l’attività nelle istituzioni. A volte la natura umana può giocare brutti scherzi soprattutto quando sono in gioco potere e grosse somme di denaro. Per questo va puntato un faro prima di tutto sui nostri, affinchè compiano bene il loro dovere e nel caso contrario deve esserci uno strumento per sfiduciare l’eletto. 

Grillo e Casaleggio fondatori, capi politici e garanti. La loro presenza politico-mediatica non rischia di essere fin troppo ingombrante per voi candidati?
Siamo tutti uniti con un solo scopo. Eliminare completamente il sistema politico corrotto riportando le decisioni ad essere condivise con la massima trasparenza ed efficacia democratica. I due fondatori sono a garanzia di questo principio. A volte l’informazione si concentra su qualche opinione personale, ma sono i principi base a contare e sui quali noi ci concentriamo per rimanere uniti.

Nella sua dichiarazione d’intenti scrive: «La mia persona sarà messa completamente a disposizione del Movimento». Quale e quanto spazio avrà l’iniziativa personale nell’esperienza Cinque Stelle? 
Le iniziative politiche personali vanno condivise nel nostro gruppo prima di essere attuate. Alcune iniziative si limiteranno alla condivisione in assemblea tra gli eletti, altre più importanti si condivideranno con tutta la rete del movimento. 

Quali sono, secondo lei, le principali sfide della prossima legislatura per il Parlamento Europeo? 
Forse siamo troppo presi a guardare al nostro piccolo orto, ma il mondo è abitato da sette miliardi di persone e tra qualche decennio saremo quasi il doppio. Il modello attuale di consumo non è sostenibile. Non si tratta più solo di lotta di classe e ridistribuzione della ricchezza, nei prossimi anni sarà in ballo la nostra sopravvivenza come popoli della terra. La sfida politica numero uno è creare una grande comunità e non un grande mercato con pochi ricchi e tanti poveri su un pianeta malato. Il Movimento 5 Stelle porterà dei cittadini senza conflitti d’interesse a svolgere attività seria coerente, trasparente ed onesta. Sarà una rivoluzione, in Europa le lobby dei grandi gruppi condizionano la politica e le scelte, noi saremo la lobby dei cittadini, denunceremo ogni abuso e proporremo come abbiamo sempre fatto soluzioni lungimiranti. 

IL CANDIDATO IN TRE TWEET

Tweet che raccontano un’altra stagione politica. Ma nell’account del candidato pentastellato l’ultimo cinguettio risale al gennaio 2013…

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