Parlamento europeo, il lato democratico dell’Ue

Parlamento europeo, il lato democratico dell’Ue

È quello che stiamo per eleggere. E lo faremo a suffragio universale diretto. Tra il 22 e il 25 maggio (potenzialmente) 400 milioni di europei – e 49 milioni di italiani – hanno il diritto di scegliere i propri rappresentanti al Parlamento europeo di Bruxelles e Strasburgo (ha doppia sede) per l’ottava volta. Nell’architettura istituzionale europea il Parlamento è l’unico organo su cui i cittadini possono esprimersi senza filtri, mentre negli altri sono ministri e capi di Stato a decidere a porte chiuse. La grande novità di questa tornata elettorale è la presenza di sei capilista, espressi dai partiti politici europei, che corrono per diventare presidenti della Commissione, ovvero del simil-esecutivo comune agli Stati dell’Ue.

Non c’è ancora un meccanismo pienamente democratico per nominare il successore di José Manuel Barroso, ma il Trattato di Lisbona ha aperto una breccia importante. Sarà il Consiglio europeo, che riunisce tutti i capi di Stato e di governo, a riunirsi dopo le elezioni per scegliere il candidato alla Presidenza. Questa volta però la rosa è già stata circoscritta dai partiti e il prescelto dovrà essere confermato dalla maggioranza assoluta degli Europarlamentari per sedere al vertice di Berlaymont.

La palla è ai cittadini. Solo che, dal 1979 al 2009, le cabine elettorali sono sempre più vuote quando tocca alle Europee, e il tasso di astensionismo è cresciuto di quasi 27 punti percentuali in giro per il Vecchio Continente. 

Confrontando i dati di affluenza alle elezioni transnazionali il trend non è incoraggiante. Se Belgio e Lussemburgo, Paesi fondatori dell’Ue, hanno un afflusso che continua a superare il 90 per cento, è forse perché vige l’obbligo di voto e lì si trovano fisicamente le Istituzioni. Francia, Olanda, Germania e Italia, veterane d’Europa, raccontano una grande disaffezione nei 30 anni di voto. L’Italia, partita con un 88 per cento di votanti nel 1979, è scesa al 65 per cento nel 2009, mantenendo paradossalmente uno dei risultati migliori tra gli Stati membri. L’unico Paese che ha visto crescere la partecipazione, e quindi il proprio entusiasmo per l’Europa, tra quanti hanno partecipato a tutte le tornate, è la Danimarca, che comunque ha un’affluenza sotto il 60 per cento.   

Clicca qui per vedere la tabella in alta risoluzione

Perché votare? In molti italiani, lo dicono i dati, se lo staranno chiedendo. E una prima risposta l’ha data Giorgio Napolitano, insieme ai presidenti della Repubblica Federale Tedesca Joachim Gauck e della Polonia Bronisław Komorowski. Il 25 maggio è alle porte. I seggi saranno aperti per 16 ore, dalle 7 alle 23. La scelta di recarsi alle urne non è solo personale. Chi decide di non esercitare il proprio dovere civico sceglie, in Europa, un vicolo cieco per il proprio Paese e la collettività di cui (forse) si sente ancora parte. Le decisioni prese a Bruxelles che incidono sulle vite degli italiani non sono secondarie, e il Fiscal compact di cui molto si parla (e poco si conosce davvero) ne è solo una riprova. Se sono sempre di più le leggi che i parlamentari europei discutono e calano dall’alto al Parlamento italiano, una decisione sui rappresentanti migliori non può essere demandata. E forse l’obiettivo è fare una scelta informata e promuovere chi ha più competenze da offrire.

La legge elettorale in Italia. Di mattarellum e porcellum sono pieni i giornali. Sulla legge elettorale per le Europee si discute poco invece. La critica più diffusa è quella soglia di sbarramento al 4 per cento, introdotta dal Parlamento italiano nel 2009, che toglierebbe rappresentatività ai micropartiti di cui la Penisola è più ricca che di materie prime. E poi ci sono quelle 150mila firme (30mila per ciascuna delle cinque circoscrizioni) necessarie solo alle nuove formazioni politiche per poter vedere ammesse le proprie liste. Hanno rischiato di far restare fuori i Verdi e L’Altra Europa con Tsipras suscitando qualche discussione. Trovare 3mila firme in Val d’Aosta non è impresa semplice, hanno contestato dalla sinistra radicale. Emendamenti a parte quella per le Europee resta la più vecchia legge elettorale d’Italia, le altre le hanno cambiate tutte (e ancora ci provano a intermittenza). Il Paese, diviso in cinque grandi circoscrizioni, ha il diritto di eleggere 73 candidati a Bruxelles. La Germania ne avrà 96, la Francia 74, poi Italia e Gran Bretagna con 73 deputati, fino ai sei di Estonia, Cipro, Lussemburgo e Malta. Il numero è proporzionale alla popolazione dei vari Paesi, e la stessa regola vale per la divisione nel territorio nazionale. La circoscrizione Nord-ovest esprimerà 20 eurodeputati, 14 il Nord-Est e il collegio Centro, 17 il Sud e 8 l’Italia insulare.

Età minima per essere eletti 25 anni. Possono candidarsi anche i cittadini non italiani, di altri Stati membri dell’Unione europea. L’ultimo cambiamento della legge elettorale per le Europee è dell’aprile scorso, e introduce il principio della parità di genere. L’elettore può esprimere fino a un massimo di tre preferenze per candidati della lista votata, ma è importante che non siano tutti dello stesso genere. Nel caso in cui vengano espresse tre preferenze per candidati uomini, ad esempio, la terza sarà annullata.   

Clicca qui per vedere l’infografica del Parlamento europeo

Le Funzioni. Il Parlamento europeo esiste dal 1952, ma nei suoi primi 27 anni era una delegazione del Parlamento italiano a farne parte. Le sue funzioni sono cresciute di pari passo con la sua apertura ai cittadini. All’inizio era solo una funzione consultiva a far incontrare a Bruxelles e Strasburgo i deputati, che per decenni sono stati un po’ il due di briscola delle Istituzioni. Poi, la democraticità dei piccoli passi, ha portato l’Europarlamento ad avere un ruolo sul bilancio (come spendere, in sostanza, i 960 miliardi di euro stanziati per i prossimi sette anni?), nell’elezione del presidente della Commissione, sul processo legislativo – che ora divide con il Consiglio dell’Unione europea, su proposte della Commissione, con un procedimento di codecisione -. Le materie su cui legifera sono le più svariate, e toccano la vita quotidiana dei cittadini: da agricoltura e pesca allo sviluppo regionale, passando per la protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare, salute, trasporti, ambiente ed energia, cultura, istruzione e formazione, fino a commercio e concorrenza, ricerca e innovazione.

I Gruppi. Una volta eletti (quasi tutti) gli Eurodeputati scelgono da che parte stare nell’emiciclo non in base alla nazionalità, ma alla famiglia politica di appartenenza. A Bruxelles attualmente esistono sette gruppi politici con un’organizzazione interna, un presidente e un ufficio di presidenza. Prima di ogni votazione in Parlamento i gruppi, per concertazione, scelgono che posizione adottare in aula e presentano emendamenti alle relazioni su cui lavorano le commissioni parlamentari. In aula i seggi sono assegnati ai deputati, in base all’appartenenza politica, da sinistra a destra. Nel Partito Popolare Europeo (Ppe), attualmente quello col maggior numero di deputati, stanno Forza Italia e Nuovo centro-destra. Nell’Alleanza progressista dei social-democratici (Pse), seconda forza politica europea, siedono invece i membri del Partito democratico. Per l’Alleanza dei democratici e liberali europei (Alde), al centro dell’emiciclo, corrono invece diversi partiti minori tra cui Fare per fermare il declino, il Centro democratico e Scelta civica. I Verdi, riuniti nell’European Free Alliance (EFA, Alleanza libera europea) sono il quarto gruppo per numero di europarlamentari. A condividerne programma e obiettivi è recentemente nato Green Italia, l’araba fenice verde. All’estrema sinistra c’è il Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea (Gue), nelle cui fila siederanno i deputati della lista L’Altra Europa con Tsipras. A destra del Ppe ci sono invece Conservatori e Riformisti europei (Ecr) e il Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (Efd), dove siedono dai leghisti italiani ai populisti euroscettici di Nigel Farage.

La possibilità di non iscriversi è aperta. Del gruppo dei Non iscritti hanno beneficiato Mario Borghezio, Jean-Marie e Marine Le Pen, e i nazionalisti vari ed eventuali. Dove sceglieranno di prendere posto i 5Stelle non è dato sapere, ma per formare un gruppo politico è necessario un numero minimo di 25 deputati di almeno sette Stati membri. Secondo i sondaggi l’obiettivo di creare un nuovo gruppo potrebbe essere centrato dai nazionalisti che fanno capo al Front National in Francia, il Partito per la libertà in Olanda, la Lega Nord in Italia, e gli altri euroscettici austriaci, belgi, slovacchi e svedesi.

Cinque dei sette gruppi hanno nominato un rappresentante che corre alla presidenza della Commissione europea. Sono l’attuale presidente del Parlamento europeo Martin Schulz per il Pse, Jean-Claude Juncker per il Ppe, Guy Verhofstadt dell’Alde, Ska Keller e José Bové nei Verdi europei, Alexis Tsipras per la sinistra radicale del Gue.  

Il Parlamento offline e online. Le città dell’Europarlamento sono tre: a Bruxelles e Strasburgo si riunisce in sessioni plenarie, con tutti i membri, mentre in Lussemburgo c’è la sede degli uffici amministrativi. Le riunioni ristrette delle commissioni si svolgono invece a Bruxelles, sede che condivide con gli altri principali organi istituzionali europei. Quella di Strasburgo è la sede della discordia, il giocattolo a cui non vuole rinunciare la Francia, tutelata dai Trattati che le conferiscono potere di veto. La doppia location, contestata dagli stessi deputati costretti a spostamenti mensili di 430 chilometri per quello che viene definito un circo viaggiante, non è solo un’inefficienza che ha della follia. Il tutto ha un costo  annuale che arriva ai 200 milioni di euro.

Passando al world wide web, nel sito istituzionale del Parlamento europeo c’è tanto materiale da perdersi, e per gli amanti dei social network anche la Twitteropoli.

Per seguire le elezioni Europee con uno sguardo più ampio e trovare proiezioni, sondaggi e scenari per ogni Paese c’è Electio 2014, proposto dall’organizzazione indipendente Vote Watch Europe, che offre anche un’applicazione di Voting advice. Per capire da che parte si sta nella giungla di partiti e partitini nelle schede anche il web può dare una mano. L’European University Institute, in collaborazione con il Bergman Center for Internet and Society della Harvard University, dà la possibilità nella sua piattaforma euandi di trovare il partito con cui si ha maggiore affinità. Si tratta di uno strumento di misurazione dell’opinione pubblica europea, sviluppato in 24 lingue, e pensato per tutti i cittadini. Per una scelta di voto informata, i ricercatori hanno individuato e studiato le posizioni di 250 partiti europei. Rispondendo a 30 domande, dalla politica economica all’immigrazione, il sistema mostra in un grafico qual è la posizione dell’elettore, dal partito più vicino a quello che non votereste neanche sotto tortura.