Best Stage 2014, quello che c’è da sapere sui tirocini

Best Stage 2014, quello che c’è da sapere sui tirocini

Essere stagista, almeno in Italia, non è quasi mai un complimento. Nell’immaginario collettivo i tirocini sono spesso sinonimo di sfruttamento, fotocopie e assenza di tutele. Eppure per chi cerca un lavoro fare uno stage ormai è quasi un passaggio obbligato, una sorta di contratto di inserimento, che però vive ancora nell’opacità normativa. Di come siano regolati gli stage nelle proprie regioni, i ragazzi in effetti sanno poco o niente. Ecco perché, a cinque anni dalla fondazione, la Repubblica degli stagisti festeggia con una guida, Best Stage 2014, in cui vengono raccolte tutte le informazioni indispensabili per chi varca le porte del mondo dei tirocini, con un elenco delle 28 migliori aziende italiane per qualità e trattamento degli stagisti, certificate con il bollino “Ok Stage”. Di queste, sono state premiate sei che si sono distinte per meriti particolari. E, sorpresa delle sorprese, c’è anche una multinazionale che assume il 90% dei tirocinanti che passano per i suoi corridoi.

Partiamo dai numeri. Quanti siano in totale gli stagisti italiani non si sa con precisione. «Ancora oggi», dice Eleonora Voltolina, direttrice della Repubblica degli stagisti, «non si conosce il numero degli stage negli enti pubblici». Tramite l’indagine Excelsior Unioncamere, sappiamo che, solo nelle aziende private, negli ultimi due anni gli stage sono stati circa 307mila, di cui 150mila svolti in microimprese e quasi 44mila nelle grandi imprese. Il 27% degli stage è avvenuto nell’industria, il resto nel settore dei servizi, soprattutto in alberghi, ristoranti e aziende turistiche. La zona in cui si concentra il numero maggiore di stage è il Nord Ovest, con 104mila stage, seguito dal Nord Est, con 81mila, dal Sud con 62mila e dal Centro con quasi 60mila.

A partire da questi dati, continua Voltolina, «abbiamo stimato, senza sparare grandi numeri, la cifra complessiva degli stage in 425mila attivati in tutto nel 2012, tra privati, enti pubblici e non profit». I ragazzi coinvolti, tra i 15 e i 29 anni, quelli cioè potenzialmente più interessati dagli stage, sono circa 9 milioni 163mila (dato Istat).

Altro capitolo è quello del rimborso spese. In base alle “Linee guida per la regolamentazione dei tirocini” approvate dalla conferenza Stato Regioni, ogni stagista deve ricevere una “congrua indennità” stabilita dalle singole regioni. Si va dal massimo di 640 euro a Bolzano ai 300 euro in Sicilia e a Trento. Numeri che, però, riguardano solo ai tirocini extracurriculari, cioè quelli che non rientrano in un percorso di studio o formazione. Restano fuori quelli curriculari, per la pratica professionale, quelli svolti all’estero e i tirocini estivi. «Questo», racconta Barbara Rosina, responsabile dell’ufficio stage dell’Università Statale di Milano, «ha portato alcune aziende a preferire gli stage curriculari gratuiti anziché gli stage postlaurea, che invece richiedono il rimborso spese obbligatorio e che spesso vengono invece usati come contratti di lavoro veri e propri». Per entrare a far parte del network delle aziende della Repubblica degli stagisti, «la cifra indicativa mensile per un giovane stagista laureato deve essere almeno di 500 euro». Ma ci sono molte aziende che superano questa cifra.

Quando lo stage finisce, cosa succede? Per permettere a un ragazzo di valutare le diverse possibilità di stage, bisogna sapere quanti stagisti prende l’azienda ogni anno, a quali condizioni e qual è la percentuale di assunzioni al termine del tirocinio. «Molte delle informazioni potrebbero venire dalle comunicazioni obbligatorie cui sono tenute le aziende», dice Eleonora Voltolina. Per ottenere bollino “Ok Stage”, le imprese del network della Repubblica degli stagisti devono avere anche, oltre al rimborso minimo di 500 euro, anche «un tasso di occupazione pari o superiore al 30% degli stagisti accolti, e per assunzione noi teniamo conto solo dei contratti di almeno 12 mesi».

La media italiana di assunzione post stage è del 9 per cento: meno di uno su dieci. A non assumere quasi mai sono le piccole imprese al di sotto dei 50 dipendenti, mentre le grandi imprese arrivano ad assumere uno stagista su cinque. Il settore con più propensione all’assunzione degli stagisti è quello dell’estrazione di minerali, con il 30,3 per cento. Tra i settori peggiori, quello della comunicazione (7,4%), della ristorazione (5%) e della sanità e assistenza sociale (4,9%).

I sei migliori stage in Italia. Tra le aziende con il bollino “Ok Stage”, che — va detto — sono le stesse che con una quota di adesione contribuiscono al sostentamento della Repubblica degli stagisti, è stata stilata una sorta di “Guida Michelin dei migliori sei stage italiani”. Sei aziende premiate, ciascuna per un particolare aspetto. Tetrapack vince per il miglior rimborso spese: 800 euro netti al mese di base e 1.100 euro netti per gli stagisti residenti a più di 40 chilometri dalla sede dell’azienda. La multinazionale spagnola Everis si è aggiudicata invece il primo posto per il miglior tasso di assunzione post stage: il 90% degli stagisti viene inserito in azienda, quasi tutti con un contratto a tempo indeterminato. Le altre sono Pwc, premiata per il miglior utilizzo dell’apprendistato (250 contratti nel 2013), Ferrero per il migliore trattamento dei candidati, Nestlè per il progetto Youth Employment e Sic servizi integrati e consulenze, che ha ricevuto il premio speciale “Piccola azienda” perché «non è vero che solo i grandi colossi hanno possibilità di trattare bene i propri stagisti».