Con l’estate crescono i lavori stagionali. E dopo?

Con l’estate crescono i lavori stagionali. E dopo?

Finalmente una buona notizia. Almeno così sembrerebbe stando alle ultime proiezioni Excelsior di Unioncamere e Ministero del lavoro, secondo cui, l’occupazione, nel secondo trimestre italiano (aprile – giugno), tornerà a crescere dopo tre trimestri dal segno meno: 72.500 i nuovi posti di lavoro. Lo scorso anno, nello stesso trimestre, le nuove assunzioni erano state 3.600. Se il manifatturiero continua a ridurre, seppur di poco, la propria forza lavoro (-380 occupati), il settore del turismo e dei servizi sembra andare a gonfie vele. Un settore, quello culturale e artistico, come ricordato dal presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, da 132 milioni di euro di Pil e 5.700 addetti e che ha fatto riscontrare un saldo positivo di 63mila posti di lavoro in più rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso.

Meglio non farsi prendere dall’entusiasmo però: il merito, infatti, è da attribuire al lavoro stagionale estivo. Non che questo sia di per sé un problema, ma è utile tenerne conto. Dei 250mila contratti di lavoro attivati tra aprile e giugno solo 100mila sono contratti non stagionali, i restanti si dividono in 104mila contratti stagionali (nel primo trimestre erano 19mila), 25mila interinali, 13.300 collaboratori a progetto e 8.200 partite Iva.

Centri estivi, villaggi turistici, crociere, bagni e piscine, ma anche attività di baby sitting, facchinaggio e di raccolta. Sono molti i campi che durante il periodo estivo necessitano di nuove risorse. Seppure temporanee quindi, l’avvento dell’estate come di consueto porta con sé nuove opportunità di lavoro importanti. Tra queste le più richieste sono i cuochi e i camerieri (61mila richieste), ma anche commessi di negozi (15mila), addetti all’accoglienza (10mila), conduttori di mezzi di trasporto (7.200) e servizi alla sicurezza (circa 5mila). Sono molte, poi, le richieste di personale non qualificato impiegato principalmente nei servizi di pulizia (18mila).

Stando alle proiezioni Excelsior, in forte aumento sarebbero le assunzioni con contratto a termine e apprendistato che, rispetto lo stesso trimestre dell’anno precedente, sono cresciute rispettivamente del 7,3 e del 6 per cento. Ancora troppo presto, però, per dire se questi possano essere gli effetti dell’ampia liberalizzazione (termine) e della lieve semplificazione (apprendistato) prevista dall’ormai convertito decreto Poletti: il rapporto non aiuta a capire come siano stati considerati gli apprendistati stagionali di cui i contratti collettivi dei settori trainanti – turismo e commercio – prevedono la possibilità.

Secondo gli ultimi dati disponibili relativi al 2011 raccolti dall’osservatorio sul mercato del lavoro nel turismo, i 62mila apprendisti del settore facevano registrare un aumento fino a 80mila assunti durante la stagione estiva. Il Testo Unico dell’Apprendistato del 2011 era intervenuto sulla materia proprio con l’obiettivo di permettere, anche in un settore caratterizzato dalla marcata stagionalità, la possibilità di stipulare un contratto che garantisse la formazione, seppur in periodi distanziati. Un vero e proprio rapporto di lavoro da riattivare nel tempo; qualcosa di più di un tirocinio cosiddetto “formativo”, tipologia giustamente non considerata dal report Unioncamere.

Se contratti a termine (acausali) e apprendistato stanno dando una mano concreta per la lotta alla disoccupazione, viene quindi da chiedersi perché le politiche attive abbiano scelto di non seguire i più recenti segnali del mercato del lavoro a disposizione del ministero, allineandosi agli obiettivi del decreto Poletti. Sono infatti i tirocini – correttamente non considerati dal report Unioncamere – a essere i protagonisti nel panorama delle politiche del lavoro che sta prendendo forma in questi giorni, prima con la proposta da parte del ministro delle Attività e dei beni culturali Dario Franceschini di un bando per 150 tirocini retribuiti 1.000 euro (probabilmente più di un apprendistato) destinati ad under 30, poi con la notizia che allo strumento del tirocinio le regioni assegneranno la maggior parte dei fondi della Garanzia Giovani.

Nella bozza di Jobs Act presentata a gennaio 2014 dal presidente del Consiglio Renzi per i settori della cultura e del turismo era previsto uno specifico piano industriale, da tempo ormai scomparso dall’orizzonte delle cronache.

E se le cose fossero andate in maniera diversa? Una Garanzia Giovani che parte “puntuale”, almeno il 1 maggio. Le regioni che firmano le convenzioni con il ministero, approvano tutte i piani di attuazione, e i colloqui con gli iscritti che vengono svolti in breve, prima della stagione estiva. Le regioni puntano anche sull’apprendistato, sapendo che i settori produttivi dove la stagionalità è alta possono usare questo strumento, favorendo quindi il matching tra domanda e offerta di lavoro di qualità, vero obiettivo del piano europeo. I nuovi giovani occupati acquisiscono quindi competenze per l’occupabilità nel settore e si formano quelle professisonalità idenee a produrre la qualità necessaria ad attrarre domanda tutto l’anno.  

Gli assunti stagionali di quest’anno saranno quindi i protagonisti dell’innesco di una crescita strutturale o, ancora una volta, un semplice tamponamento del temporaneo fabbisogno produttivo? Il timore è infatti, è che dopo l’estate tutto torni come sempre tutto come prima.

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