Rubrica Scienza&SaluteCosa si rischia ad assumere ecstasy in discoteca

Cosa si rischia ad assumere ecstasy in discoteca

Musica dal ritmo incalzante, ossessiva e ripetitiva. Luci psichedeliche, colorate, lampeggianti. Ragazzi che ballano per ore, accaldati, uno vicino all’altro, stretti in un ritmo frenetico di euforia e divertimento. Combinando gli effetti delle anfetamine e degli allucinogeni, l’ecstasy apparve subito come una droga perfetta per i rave e i dance party, in grado di dare l’energia necessaria a ballare per ore, e creare una sensazione di euforia e uno scollegamento con la realtà. Proprio in questi ambienti però dove la temperatura è elevata, l’ecstasy, anche a dosi normalmente non tossiche, può essere fatale, perché impedisce al cervello di abbassare la temperatura corporea. Lo ha dimostrato uno studio preclinico condotto dal National Institutes of Health e pubblicato sul Journal of Neuroscience, secondo cui la Mdma (3,4-metilenediossimetanfetamina, conosciuta con il nome di ecstasy se assunta come pastiglia o molly se in polvere), se assunta in luoghi affollati e con temperature elevate, è associata a un maggior rischio di mortalità.

Secondo alcuni studi la Mdma, a dosi moderate, non porta a gravi conseguenze fisiche nell’immediato. Per questo molte persone la assumono durante le serate in discoteca, per disinibirsi e restare attivi per ore. Alcuni scienziati del National Institute on Drug Abuse di Baltimora, hanno però provato a testare cosa succede, somministrando ai ratti basse dosi del farmaco, non fatali, in condizioni simili a quelle in cui generalmente viene assunto. Hanno quindi monitorato la temperatura corporea e cerebrale degli animali, e in quale misura i vasi sanguigni dei ratti erano in grado di dilatarsi per ridurre la temperatura. Prima quando gli animali si trovavano da soli in una gabbia e in un ambiente a temperatura ambiente, e dopo a temperature più alte e in presenza di altri ratti. I ricercatori hanno così scoperto che nel primo caso, una dose moderata di Mdma aumentava di poco sia la temperatura cerebrale sia corporea. Mentre nel secondo caso la stessa dose di Mdma, riduceva la capacità degli animali di eliminare il calore, tanto da essere mortale. Fenomeno che potrebbe verificarsi anche sugli esseri umani, considerando che i ragazzi spesso assumono Mdma, in contesti sociali caldi e affollati. L’uso di questa sostanza, insomma, potrebbe essere più pericoloso di quanto si pensi, inducendo un’ipertermia cerebrale fatale in condizioni di interazione sociale e in ambienti caldi. «La vera novità di questo lavoro è di aver testato l’effetto della droga anche a temperature del corpo diverse da quella normale» spiega a Linkiesta Orazio Taglialatela-Scafati, professore di chimica organica presso la Facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. «In questo caso i ricercatori hanno visto che la temperatura corporea cambia l’effetto della sostanza. Molti consigliano di bere tanto quando si assume questa droga, per abbassare la temperatura, ma gli effetti sono molto limitati e inoltre si può avere l’errata percezione che l’acqua sia una sorta di antidoto per l’ecstasy».

La Mdma viene usata per la prima volta nel 1912, ma solo come un anonimo intermedio per la preparazione di un agente vasocostrittore.  La notorietà arriva negli anni settanta, quando Shulgin (morto proprio pochi giorni fa) si accorge delle sue proprietà e la propone agli psicologi per facilitare il contatto con i loro pazienti. La droga infatti che deriva dalla mescalina – alcaloide contenuto principalmente nella pianta peyote, un cactus diffuso in Messico –  ha un effetto allucinogeno introspettivo, che permette a chi la assume di aprirsi e raccontare le loro esperienze. Ben presto però se ne perde il controllo e verso i primi anni ’80 l’ecstasy invade il mercato illegale fino a diventare una sostanza illegale proibita dalla legge (dal 1988 in Italia). La Mdma è solo una delle tante droghe ispirate al mondo naturale che oggi vengono totalmente sintetizzate a partire da precursori sintetici in laboratori spesso casalinghi. Taglialatela-Scafati e i colleghi, Giovanni Appendino e Alberto Minassi, ne hanno descritte alcune nel loro lavoro, pubblicato su Natural Products Reports, dove hanno passato in rassegna tutta una serie di droghe ispirate a sostanze naturali, ora completamente sintetizzate in laboratorio.

«Oggi si continua a consumare le droghe classiche, ma da diverso tempo sono comparse anche droghe sintetiche, ispirate al mondo naturale, che possono essere realizzate con sintesi chimiche semplici» continua Taglialatela-Scafati. «Sono varianti sintetiche ottenute da precursori chimici completamente scollegati dalla sostanza naturale. Questo cambia anche il senso legale, perché le sostanze naturali come la mescalina, l’efedrina ecc. sono bandite, mentre queste sintetiche finché non vengono in mano alle autorità e non vengono caratterizzate e inserite in banche dati, rischiano di essere legali. Non è il caso dell’ecstasy che ormai è bandito da molti anni, ma c’è un continuo mercato di sintesi di nuove droghe sintetiche, che cambiano periodicamente struttura chimica. Basta modificare anche leggermente la catena alchilica che cambia la sostanza e non può essere bandita, perché non è conosciuta. Non vengono nemmeno riconosciute dai sistemi di rilevazione forensi proprio perché non si trovano nelle banche dati».

Si tratta delle smart drugs, le cosiddette droghe intelligenti, o meglio furbe, chiamate così proprio perché «non sono perseguite o perseguibili dalla legge, in quanto non presenti come tali o come principi attivi in esse contenuti nelle tabelle legislative delle corrispondenti leggi che proibiscono l’uso di sostanze stupefacenti e psicotrope» come riporta l’Istituto superiore di sanità per definirle. A sintetizzarle sono spesso organizzazioni criminali organizzate ma si possono anche improvvisare garage chemists, chimici da garage in stile Breaking bad. Fenomeno diffuso soprattutto negli Stati Uniti, ma che da diverso tempo si sta diffondendo anche in Europa e in Italia, come racconta Taglialatela-Scafati. «Le sintesi di queste sostanze spesso sono piuttosto semplici, e sono realizzate anche da persone che hanno poca competenza in materia e che riescono ad avere accesso a un minimo di informazioni scientifiche. Ma ci sono anche diversi siti internet dove gli utenti si scambiano informazioni di questo tipo. Sempre internet poi, ne ha accelerato moltissimo la diffusione: oggi si possono quasi bypassare gli spacciatori, vendendo queste droghe sul web, direttamente dal produttore al consumatore».

Benché si tratti di reazioni chimiche a volte semplici, eseguite nel “garage di casa”, questo non esclude che siano anche molto pericolose. Anzi, proprio perché realizzate in situazioni non controllate possono verificarsi problemi. «Nel caso della metanfetamina, per esempio, si usano sostanze che possono dare problemi di grave tossicità, come fosforo e iodio, o che possono causare esplosioni» continua Taglialatela-Scafati. Il pericolo però, non è solo per chi realizza la sintesi, perché si usano sostanze pericolose, ma anche per i consumatori. «I prodotti della reazione di sintesi raramente sono purificati, per cui chi assume queste sostanze “fatte in casa” prende in realtà una miscela di composti, che comprende anche prodotti di scarto della reazione, di cui non si conoscono gli effetti. La stessa sostanza desiderata spesso non ha un profilo farmacologico definito, perché nessuno lo ha valutato: sia perché cambiano di continuo la struttura chimica ed è difficile analizzare tutte le nuove sostanze; sia perché non hanno applicazioni commerciali perciò le industrie non hanno interesse a studiarle. Le persone che assumono queste droghe, non sanno in realtà cosa c’è nella miscela e cosa stanno realmente prendendo, né cosa gli potrà capitare». 

In collaborazione con RBS-Ricerca Biomedica e Salute