La crisi del bipartitismo in Europa

La crisi del bipartitismo in Europa

I tempi dell’egemonia di due grandi partiti in Europa, uno socialista e uno conservatore, non sembrano voler tornare. Le elezioni europee, per quanto meno sentite di quelle nazionali, ne sono dimostrazione. 

Dalla fine della Guerra Fredda, pian piano i due principali partiti dei Paesi più grandi, neogollisti e socialisti in Francia, Spd e Cdu in Germania, tories e laburisti in Inghilterra, hanno perso terreno a favore di terze o quarte forze. Naturalmente ci sono stati molti movimenti in controtendenza, come in Spagna fino al 2009, o anche in Italia, ma è significativo che nelle ultime Europee in 3 Paesi su 5 la somma dei due partiti storici scenda. Lo vediamo nel seguente grafico:

Nel 2014 vi sono piccole riprese in Germania e Inghilterra, ma in 3 Paesi su 5 la somma dei due partiti storici è inferiore al 50 per cento. Si noti il crollo della somma dei voti di Partido popular e Psoe in Spagna.

Ancora più significativo è ora osservare i voti in percentuale sul corpo elettorale, non semplicemente i votanti:

Il progressivo calo dell’affluenza si è aggiunto al calo di consenso e di fatto i cittadini rappresentati dai partiti storici si sono ridotti ad essere tra il 15 per cento e il 35 per cento, mentre 35 anni fa superavano talvolta il 50 per cento.

Sono sempre di più pertanto le terze forze che in realtà diventano seconde o prime, per esempio il M5S in Italia, o l’Ukip e il Fn in Inghilterra e Francia, divenuti primi.

Di seguito vediamo negli anni come diventano più numerosi e più forti i partiti che superano il 15 per cento, di fatto grandi partiti in competizione per la leadership dell’agone politico, nei grandi Paesi esaminati:

Se in Francia, il Paese con maggior mobilità elettorale, i comunisti sono tramontati, e i verdi hanno exploit spesso effimeri, ora si impone il Front national, in Inghilterra i liberali, archetipo del terzo partito, sono in crisi e sono stati sostituiti nel ruolo dall’Ukip, che nel 2014 si conferma, anzi diventa primo partito.

Sono tre i partiti “outsider” over 15 per cento nel 2014, contro i due del 2009, l’uno del 2004, e soprattutto sono tutti e tre sopra il 20 per cento, soglia mai raggiunta dal 1979 per questo tipo di forze non tradizionali.

Il 20 per cento è una soglia che fa pensare che ormai questi partiti e movimenti, tra l’altro non sorti ieri (basti pensare al Front national) siano una realtà destinata a durare, e con cui i partiti tradizionali debbano fare i conti, anche a prescindere dalle leggi elettorali, spesso rese maggioritarie per la speranza di fermare, invano, la loro ascesa.