Milanese l’ineffabile: anni di scandali mai un arresto

Portineria Milano

Milanese l’ineffabile: anni di scandali mai un arresto

Aggiornamento del 4 luglio 2014: Marco Milanese, in passato consulente dell’ex ministro Tremonti e già coinvolto in altre vicende giudiziarie, è stato arrestato per corruzione dalla Guardia di Finanza nell’inchiesta Mose. Lo apprende l’Ansa.

Nell’inchiesta sul sistema Mose di Venezia hanno arrestato Emilio Spaziante, ex comandante della Guardia di Finanza, suo punto di riferimento nelle Fiamme Gialle insieme all’ex generale Nicolò Pollari quanto era tenente colonnello. Ma Marco Milanese, ex braccio destro di Giulio Tremonti al ministero dell’Economia, ex deputato del Pdl, condannato a otto mesi per finanziamento illecito nell’inchiesta sugli appalti Enav nel 2013, accusato dalla procura di Venezia di aver intascato 500mila euro per sbloccare i fondi del Cipe (400 milioni di euro) per il Consorzio del burattinaio Giovanni Mazzacurati, continua a rimanere nell’ombra e lontano dalle patrie galere per questa indagine che sta sconvolgendo il tessuto politico economico del Nord Est. Nell’ordinanza di custodia cautelare compare 226 volte, ma gli stessi pm hanno ritirato la richiesta di custodia venti giorni prima della retata del 4 giugno scorso. Risulta indagato, sempre con Spaziante, anche dalla procura di Napoli in uno dei rivoli dell’inchiesta sulle «fiamme sporche» che ha portato in carcere il colonnello Fabio Mendella, maxi operazione che sta svelando un sistema di corruzione sistematico nel corpo di polizia che dipende dal ministero dell’Economia.

A volte ritornano. Inafferrabile, scaltro nel non farsi intercettare (i pm di Napoli scoprirono che usava un numero di telefono con prefisso thailandese e di sue telefonate agli atti non ne ce ne sono ndr), la cricca del Mose ha raccontato ai magistrati di come l’ex membro della commissione bilancio della Camera sia riuscito persino a nascondere 500mila euro dietro un armadio, evitando che la Guardia di Finanza li sequestrasse durante una perquisizione nel Cvn. «Era ormai una storia leggendaria nel consorzio» ha raccontato Piergiorgio Baita, ex numero uno della Mantovani, in procura. Milanese è una figura centrale in tutta la vicenda Mose, come in quella sulla Guardia di Finanza, che sta portando colonnelli e generali della Fiamme Gialle a una resa dei conti dagli esiti imprevisti. Non è un caso che tra le maglie del corpo si dica che sia stata «la sua nomina nel ministero dell’Economia nel 2001» a innescare quella guerra interna, con in mezzo i Pollari boys, che ha contrassegnato per più di dieci anni la Fiamme Gialle arrivando persino a lambire le nomine dei nostri Servizi Segreti, tra Sisde, Aise e Dis.  

È la battaglia delle “cordate” dove compaiono Spaziante, Vito Bardi, Walter Manzon, Mario Forchetti, arrestati o perquisiti nelle ultime inchieste di Napoli, sul Mose e l’Expo 2015. Ma che potrebbe portare alle indagini su diversi altri ufficiali. Milanese, che negli anni di Tangentopoli affiancò persino il pm Antonio Di Pietro a Milano, ha vantato in questi anni consenso nel corpo della Guardia di Finanza. È stato un punto di riferimento, tecnico e politico. Ne conosce i meandri, gli uomini, sa come si muovono i magistrati nelle inchieste: celebre la battaglia con gli uomini dell’ex ministro dell’Economia Vincenzo Visco nel 2008 con un’operazione di spoil system che fece arrabbiare molti. Anche per questo motivo il Consorzio Venezia Nuova lo intercetta per farsi aiutare. È lui «l’uomo con le mani in pasta» sostiene Mazzacurati che può sbloccare la situazione. Il Capo supremo delle mazzette in Laguna, capace di pagare tutti i partiti politici, dal Partito Democratico fino al Popolo della Libertà, ci arriva tramite Roberto Meneguzzo di Palladio Finanziaria. È il “cerchio magico” di Tremonti sostiene qualcuno, tributarista di Sondrio che potrebbe essere chiamato dai magistrati per spiegare la sua posizione sullo sblocco del fondi Cipe del 2010, che tanto preoccupava sia Baita sia Mazzacurati. 

Del resto, da quasi sei anni Milanese, già parlamentare del Pdl, compare e scompare nelle inchieste più delicate della seconda repubblica. Ne è uscito quasi sempre indenne, persino con l’aiuto del parlamento nella scorsa legislatura, quando la Camera respinse la richiesta di arresto. Milanese sguscia via. È imprendibile, inarrivabile, ineffabile. Eppure il suo nome compare spesso sotto la lente di ingrandimento della magistratura. Ci fu la casa pagata a Tremonti a Roma per evitare pedinamenti. Quindi sempre nel 2011 le accuse della Procura di Napoli, dove fu accusato di corruzione dall’avvocato Paolo Viscione e dove emerse uno spaccato della sua vita dorata, tra orologi Patek Philippe, Ferrari e Bentley, vacanze a New York con Christian De Sica e Sabina Ferrilli, insieme con la fidanzata Manuela Bravi, ex portavoce del ministro dell’Economia. Poi in quella sulla Banca Popolare di Milano di Massimo Ponzellini. Anche allora, sempre nel 2010, esattamente come nella vicenda del Mose, si adoperò per una legge ad hoc sul gioco d’azzardo da inserire in un decreto sul terremoto in Abruzzo che aiutasse Francesco Corallo, patron di Atlantis. Quindi la P4 di Luigi Bisignani, poi il sistema «Sogei». Lo accusano di tutto. Nomine, consulenze, favori, fondi neri  e consulenze con le grandi aziende pubbliche, da Finmeccanica a Trenitalia. Ma in queste vicende, come in molte altre, Milanese ne è sempre uscito, a parte sull’Enav, senza macchia. 

Salvato alla Camera, nel 2013 è riuscito a strappare persino un posto da professore alla Scuola superiore dell’economia e delle finanze tra le polemiche bipartisan: condannato e indagato ma sempre in pista. Non è ancora stato sentito dai magistrati della procura di Venezia, ma i pm potrebbero farlo la prossima settimana. Anche perché sono troppe le domande inevase sul suo conto. La cricca del Mose lo indica come fondamentale per lo sblocco del fondi del Cipe. Scrive il Gip di Venezia: « L’intervento di Milanese è stato determinante per l’introduzione di una norma ad hoc». Non solo. Baita, in un verbale, mette agli atti: «Quando ritorna a Venezia Mazzacurati fa una convocazione d’emergenza dei soci e dice: “Se volete sbloccare il Cipe ci sono 500 mila euro da consegnare all’onorevole Milanese, almeno una settimana prima della delibera”. Milanese parla con Tremonti della faccenda Mose. Incontra spesso lo stesso Mazzacurati. E lo mette in contatto con i tecnici di via XX Settembre. Secondo Claudia Minutillo, ex segretaria personale dell’ex presidente della regione Veneto Giancarlo Galan, «i 500 mila euro sarebbero stati per il numero uno» dell’Economia. Cosa risponderà ai magistrati l’ex pluridecorato tenente delle Fiamme Gialle?