Viva la FifaPrandelli, prendi pure appunti dal Costarica

Prandelli, prendi pure appunti dal Costarica

Doveva essere la partita che ci avrebbe avvicinato alla qualificazione. Invece si è trasformata in un incubo. Da stasera, abbiamo una nuova Corea: è il Costarica. Un’Italia sottomessa sul piano del gioco, del fisico, dell’organizzazione tattica. L’esordio contro l’Inghilterra ci aveva illuso, ma anche vedendo la sconfitta della squadra di Roy Hodgoson contro l’Uruguay, quest’Italia esce da Recife ampiamente ridimensionata. E i centroamericani, mentre noi cerchiamo una spiegazione a questa disfatta, festeggiano una clamorosa qualificazione agli ottavi di finale.

Il Mondiale azzurro è a rischio. Dovremo giocarci tutto contro l’Uruguay. Ma ora non è questo il punto. Cesare Prandelli dovrà riflettere a lungo su una sconfitta brutta non tanto per il risultato, quanto per come è arrivata. Un’Italia senza gioco, senza gambe. Confusionaria, con il fiato corto fin da subito. Ma se il piano fisico lo vedi da 11 giocatori azzurri che non corrono, la mancanza di incisività la dicono i numeri. Freddi, impietosi, proprio come il Costarica.

Ai piedi di Junior Diaz

Alla fine del primo tempo, 4 tiri per il Costarica contro 1 tiro dell’Italia. I nostri avversari hanno fatto di più di noi, confermando fin dall’inizio della gara la loro tendenza principale: interrompere il gioco avversario e ripartire in velocità. Una tattica già vista nel 3-1 con il quale i Ticos hanno abbattuto l’Uruguay. In campo con un 4-5-1, il Costarica ha giocato con 9 uomini appostati dietro la linea della palla, con l’obiettivo (riuscito) di oscurare la profondità alle punte. Guardate il match contro l’Uruguay: Cavani non ha praticamente ricevuto un pallone giocabile nel corridoio d’attacco. Allo stesso tempo, la squadra gioca di rimessa, come il classico gioco che una volta era il marchio di fabbrica degli italiani. Il Costarica si difende così, per poi ripartire sfruttando le sponde e la velocità negli spazi di Campbell: così hanno trovato il momentaneo 1-1 contro la Celeste. E così è nato anche il loro gol contro l’Italia. Se abbiamo perso, dobbiamo “ringraziare” Junior Diaz. Partita perfetta, la sua: 7 palle recuperate e assist per il gol.

Possesso palla inutile

Contro l’Inghilterra, il nostro fiore all’occhiello erano stati i passaggi: 92,8% quelli azzeccati. Roba da tiki taka, quello che nel frattempo stava naufragando assieme a tutta la Spagna. Il dato incredibile – e che dovrebbe far riflettere Prandelli più di ogni altra cosa – è che anche stavolta abbiamo prodotto una mole notevole di appoggi riusciti: 89%. Eppure, nella ripresa abbiamo fatto un solo in tiro in porta con Darmian. Cinque in 90 minuti. Zero gol.

Pronto, Destro? Scusa se non ti ho portato eh.

Succede, quando metti in campo una sola punta che ancora non si è capito – e forse non lo ha capito nemmeno lui – se prima punta lo sia o meno. Questo non significa però dire che è tutta colpa di Mario Balotelli. Certo, fa pensare vedere che le gerarchie di Prandelli variano a seconda di un contesto non meglio definito: perché lasciare in panchina per 90 minuti il capocannoniere del nostro campionato, Ciro Immobile? Non va già più bene? Il ct è andato in confusione. Lo dimostra le gestione dell’impianto tattico azzurro. La formazione titolare ha visto mettere dentro Abate a destra e Thiago Motta al centro per Verratti. In fondo, l’esperimento del “doppio play” non aveva convinto in fase di non possesso. Ma se con gli inglesi sarebbe servito molto di più uno fisico come Motta, l’italo-brasiliano è stato messo dentro in una gara in cui invece le qualità di palleggio di Verratti sarebbero state preziose. E lo sarebbero state ancora di più se in avanti avessimo avuto, come alternativa, un attaccante in grado di attaccare la porta in verticale. Esatto, Mattia Destro.

Ma Balo troppo solo

Certo, se Balotelli avesse messo dentro quelle due occasioni nel primo tempo, parleremmo di un’altra gara. Ma non lo ha fatto, così parliamo di Italia-Costarica 0-1. Balotelli ha delle attenuanti, come quella di essere stato lasciato troppo solo. Candreva non ha inciso come contro l’Inghilterra e Marchisio ha giocato in una posizione non ben definita. E anche quando Prandelli ha cercato di scardinare la linea difensiva del Costarica allargando il gioco con Insigne prima e con Cerci dopo, non è successo granché. Perché se imposti la nuova Italia sul possesso palla e poi cerchi di vincere con un altro tipo di gioco e con un 4-4-2 tutto sommato inedito, non puoi sempre sperare nel guizzo risolutore del singolo. Quello che il Costarica non ha fatto. Gioco semplice, senza fronzoli. Con Gamboa e Tejeda in appoggio, con compiti chiari e ruoli definiti. Chissà se Prandelli ha preso due appunti. 

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