Il lungo week-end di Gaza

Il lungo week-end di Gaza

Giovedì 17 luglio, l’attacco

Giovedì 17 luglio, attorno alle 22 italiane, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa ordinano alle Forze di difesa del Paese di invadere via terra la Striscia di Gaza.

Gli occhi del mondo e dei giornali internazionali sono puntati sul mistero dell’aereo della Malaysia Airlines colpito al motore destro da un missile Buk e caduto in territorio ucraino, in piena zona di scontri tra soldati di Kiev e filo-russi armati da Mosca. Chi ha lanciato il missile, ci si chiede. Gli uomini armati da Putin?

Molti chilometri a sud, il portavoce miliare di Israele, il generale Moti Almoz annuncia: «Una nuova fase è cominciata». A dieci giorni dall’avvio dell’operazione Protective Edge, è necessario, spiega Almoz, «infliggere un colpo significativo all’infrastruttura terroristica di Hamas» per «proteggere i cittadini israeliani».

Abitanti di Sderot, Sud Israele, assistono da una collina alle operazioni israeliane su Gaza il 20 luglio (Jack Guez/Getty Images)

L’obiettivo con cui Israele giustifica l’invasione è quello di «danneggiare i tunnel sotterranei terroristici costruiti a Gaza che portano nel territorio israeliano». Così afferma il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

(Quella mattina una quindicina di uomini armati di Gaza avevano tentato di entrare in uno dei kibbutz israeliani al confine con Gaza passando proprio attraverso un tunnel sotterraneo)

Hamas, dalla Striscia, risponde con un comunicato ufficiale: «Le operazioni di terra nella Striscia sono un passo drastico e pericoloso, e Israele pagherà un pesante prezzo».

Hamas: «Israele pagherà un pesante prezzo»

La notte stessa l’esercito israeliano (Idf) chiede al Gabinetto di sicurezza la possibilità di reclutare 18.000 ulteriori riserve. Il tenente generale Benny Gantz afferma: «Lanceremo un assalto congiunto terra-aria, in piena forza. Continueremo a espandere il fuoco sulla Striscia di Gaza». La richiesta sarà approvata poche ore dopo.

I soldati israeliani chiedono a tutti i civili palestinesi di evacuare le aree in cui la Idf sta operando. Ai giornalisti suggeriscono di rimanere nei loro hotel.

Mentre l’Iron Dome intercetta alcuni razzi lanciati da Gaza, un attacco aereo israeliano colpisce l’ospedale di riabilitazione al Wafa di Gaza, provocando decine di feriti.
Il conteggio delle vittime palestinesi sale a 240 dall’inizio del conflitto.

Dal Cairo, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, attacca Hamas, biasima l’organizzazione palestinese per aver rifiutato il cessate il fuoco proposto dagli egiziani pochi giorni prima (accettato da Israele e non da Hamas, che lo ha rifiutato perché “incondizionato” e per non essere stata consultata).

Gli abitanti della Striscia riferiscono attono alle 23 di forti scontri tra soldati nemici lungo il bordo settentrionale di Gaza, comprese le città di Beit Hanoun e Beit Lahiya.

A tarda notte, John Kerry, Segretario di Stato Usa, parla al telefono con Benjamin Netanyahu. Il Segretario riferisce che gli Usa si aspettano un’operazione limitata all’obiettivo di colpire i tunnel della Striscia, e che si arrivi presto al cessate il fuoco. 

Venerdì 18 luglio, le reazioni internazionali

All’alba inizia un nuovo resoconto delle vittime:
-quattro soldati israeliani sono leggermente feriti. Uno è morto. È la prima perdita dell’esercito israeliano dall’inizio dell’operazione Protective Edge. si chiama Eitan Barak, ha 20 anni, è sergente e viene da Herzliya (più tardi si scoprirà che è stato colpito da un carro armato amico);
-venti palestinesi uccisi e più di venti feriti dai colpi di artiglieria e dai bombardamenti della notte, riferisce il ministero della Salute palestinese;
-secondo la Idf, sono 14 i militanti palestinesi che hanno perso la vita nella notte;

L’esercito ha colpito 100 obiettivi nella Striscia, tra cui 20 siti di lancio dei razzi e nove tunnel.

«Non è tempo di diplomazia, questo, è tempo di proiettili e missili», annuncia il portavoce di Hamas, Abu Zuhri, rifiutando ogni tentativo di negoziazione.

Intanto però, l’Egitto e il Presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Mahmud Abbas chiedono in continuazione il cessate il fuoco. Hamas insiste invece che prima della tregua serve un accordo con le sue condizioni.

L’Iran rinnova il supporto ai palestinesi, in una telefonata tra Ali Larijani, portavoce del Parlamento di Theran, e Khaled Mashal, capo dell’ufficio politico di Hamas.

Parenti delle vittime di Shajaya, soborgo al centro di Gaza, piangono davanti ai corpi dei propri cari (Marco Longari/Getty Images)

Il premier turco Recep Tayyp Erdogan accusa Israele di terrorismo di Stato e genocidio.

Alle ore 18, Barack Obama parla ai giornalisti alla Casa Bianca. Dice di aver parlato con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. A lui ha detto che gli Usa riconoscono il diritto di Israele di difendersi.

Poco dopo fonti ufficiali palestinesi aggiornano il bilancio di vittime e colpi inferti: 270 morti in tutto tra i palestinesi, trenta morti solo nella giornata di venerdì. L’esercito israeliano fa sapere che tra mezzanotte e le sei di sera nel suo territorio sono caduti 73 razzi. Altri 29 sono stati intercettati dall’Iron Dome. Sono 140 i target colpiti nella Striscia.

L’ala militare di Hamas rende noto che «le immagini e i report fatti dalla Idf sui tunnel scoperti sono una menzogna. Si tratta di passaggi sotterranei scavati in una struttura di training vicino al confine».

Netanyahu parla con il Segretario generale dell’Onu prima della riunione di emergenza all’Onu. Chiede a Ban di pubblicare le foto delle armi trovate in una scuola dell’Unrwa a Gaza. E protesta contro il parallelismo fatto da Ban tra Israele e Gaza. Alle 21.15 inizia la riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il Sottosegretario Jeff Feltman chiede l’immediato stop al lancio di razzi da Gaza e la fine degli attacchi israeliani.

È già tempo per un nuovo bilancio. Il portavoce dell’Idf conta in 260 i target colpiti a Gaza dall’inizio delle operazioni. 140 solo venerdì. sono stati scoperti 22 tunnel, colpiti più di 40 agenti palestinesi e arrestati circa 20.

Sabato 19 luglio, in campo il Qatar

La giornata si apre con il conteggio di 26 vittime tra i palestinesi (uccisi durante le operazioni notturne, tra cui otto membri della stessa famiglia), e tre soldati israeliani feriti, di cui uno grave. Sale il bilancio complessivo delle vittime palestinesi: 296, di cui 71 bambini. 96 sono membri di 24 famiglie. 2.030 sono i feriti, tra cui 640 bambini.

Il capo dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshal, afferma che il gruppo non accetterà un cessate il fuoco finché Israele non leverà le sanzioni economiche imposte alla Striscia di Gaza e non libererà i prigionieri arrestati dopo essere stati liberati nello scambio con il soldato israeliano Ghilad Shalit (ottobre 2011). Hamas chiede anche all’Egitto più flessibilità nell’apertura del valico di Rafah.

Attorno alle 9.30, le Forze di difesa israeliane fanno sapere di aver localizzato 13 tunnel che corrono lungo il confine nord della Striscia di Gaza. Tutti verranno distrutti.

Un medico reagisce davanti al corpo morto di un palestinese nell’ospedale al-Shifa di Gaza (Marco Longari/Getty Images)

Più tardi, Israele fa arrivare un messaggio telefonico ai residenti del campo profughi al-Bureij, al centro di Gaza. I militari li invitano a lasciare il campo e a dirigersi verso Deir al-Balah, a ovest della strada Salah al-Din.

Il Presidente palestinese Mahmoud Abbas continua il suo viaggio diplomatico. Dopo il Bahrein e la Turchia, si dirige verso il Qatar per incontrare l’emiro e il leader di Hamas Khaled Meshal. Abbas – dice – avrebbe convinto il Qatar a supportare il piano di tregua egiziano.

Attorno alle 17, una fonte palestinese fa sapere che dall’inizio delle operazioni di terra almeno 100 palestinesi hanno perso la vita e 2000 sono feriti.

Mentre da Gaza continua il lancio di razzi su Israele, giunge la notizia che altri due soldati israeliani hanno perso la vita nella Striscia. Adar Bersano, 20 anni, e Amotz Greenberg, 45, sono morti durante lo scontro a fuoco con un palestinese che in mattinata aveva tentato di superare il confine tra Gaza e Israele, rimanendo vittima dei militari nemici.

Nella notte, il Qatar annuncia che ospiterà l’incontro tra il Presidente palestinese Mahmoud Abbas e il Segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon domenica mattina. Obiettivo è il raggiungimento del cessate il fuoco. Il Qatar, spiega, agirà come «canale di comunicazione». Lo riporta la Reuters che cita una fonte interna, che aggiunge: «Il Qatar ha presentato alla comunità internazionale – a Francia e Onu – le richieste di Hamas». Nella stessa occasione, Abbas incontrerà il capo dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshal.

Domenica 20 luglio, il massacro di Shajaya

Sono le 4 di notte e le Forze di difesa israeliane annunciano l’estensione dell operazioni di terra: entrano in campo ulteriori soldati e l’esercito si addentra nella Striscia. Dic iottomila riservisti vengono richiamati. Si aggiungono ai 40.000 già mobilitati da una settimana. La stessa Idf annuncia che il giorno precedente altri due soldati israeliani sono stati uccisi. In totale ora sono cinque.

Alle 7.30, sono già dieci i palestinesi uccisi nella parte est della Striscia di Gaza. I continui bombardamenti di Israele rendono difficili le operazioni di soccorso.

Poche ore dopo, mentre 17 soldati israeliani sono ricoverati in ospedale, dal sobborgo di Shajaya, Gaza, arrivano voci di 20 vittime. Fonti locali raccontano di un massacro di civili. Vietato l’ingresso nell’area a Ong e soccorsi umanitari per il recupero dei feriti. Uccisi durante l’attacco anche i familiari di Jalil al-Haya, un dirigente di Hamas. Più tardi, fonti palestinesi parlano almeno di 50 morti e centinaia di feriti.

Il segretario generale della Lega Araba, Nabil el-Araby, interverrà dicendo che i «bombardamenti barbari» e l’attacco terrestre israeliano contro il quartiere di Shajaya a Gaza sono considerati come un «crimine di guerra» contro i civili palestinesi.

Alle 10.30 la Ida trovato 26 ingressi ai tunnel, tra cui ci sono 14 tunnel interi. Le operazioni di bombardamento ai tunnel sono in corso.

Sono ancora le 10.37 quando la Croce Rossa propone un cessate il fuoco umanitario di tre ore nel sobborgo di Shajaya dopo le forti perdite subite dai palestinesi durante la notte. Hamas accetta subito. Israele risponde due ore dopo: è d’accordo, ma solo per due ore. Il cessate il fuoco inizia alle 12.30 e termina alle 14.30 ora italiana. Cadaveri e feriti iniziano ad essere raccolti e trasportati in ospedale. Hamas, intanto, continua a sparare razzi su Israele. Dall’inizio delle operazioni, dice la Idf, Hamas ha lanciato 140 razzi proprio da Shajaya.

Ragazze dell’esercito di Israele piangono ai funerali di Adar Barsano, il sergente morto a Gaza (Andrew Burton/Getty Images)

Alle 13.20 il conteggio delle vittime di Shajaya sale a 50. Tra di essi ci sono 17 bambini e 14 donne.

Alle 13.30 Israele riprende ad attaccare l’area soltanto un’ora dopo dall’inizio del cessate il fuoco. Spiegherà poi che è stata Hamas a riprendere per prima il lancio di razzi, rompendo la tregua solo un’ora dopo l’inizio. Ma la Idf concederà una nuova ora di tregua tra le 14.30 e le 15.30 (ora italiana). Poi, sia la Idf che Hamas estenderanno il cessate il fuoco fino alle 16.30.

Da Roma Papa Francesco chiede la fine degli scontri. In Israele e in Ucraina. Dagli Usa arriva l’annuncio che il Segretario di Stato John Kerry è in partenza per il Medio Oriente. Arriverà lunedì 21 luglio al Cairo. E martedì sarà in Israele per sostenere il cessate il fuoco.

«Hamas usa i palestinesi come scudi umani», dichiara nel pomeriggio Netanyahu in un’intervista alla Cnn. Afferma anche che Israele non ha intenzione di invadere la Striscia ma che le operazioni continueranno finché non sarà ripristinata la tranquillità per i cittadini israeliani.

«È un inferno di operazioni definite di precisione»

John Kerry si lascia scappare un commento a microfoni aperti: «È un inferno di operazioni definite di precisione», dice a proposito degli attacchi di Israele.

Alle 16.30 il bilancio delle vittime di Shajaya sale a 60. I palestinesi uccisi solo oggi sono 89. Il capo della Lega Araba, Nabil el-Araby, definisce gli attacchi di Israele su Gaza un «crimine di guerra». Nella notte tra sabato e domenica, anche 13 soldati israeliani hanno perso la vita.

I funerali del soldato israeliano Banaya Rubi ucciso a Gaza (Ilia Yefimovich/Getty Images)

Alle 19.30, Netanyahu appare in tv. Afferma che, poiché Israele ha accettato tre cessate il fuoco, ora ha il supporto della comunità internazionale. Il numero totale di palestinesi morti, dall’inizio di Protective Edge, sale a 436. Mentre Israele continua gli attacchi nel centro della Striscia (nelle città di Shajaya, Zaitun, Tufach), sono circa 81 mila le persone sfollate che cercano riparo in 61 strutture dell’Onu.

Alle 20.30 Barack Obama chiama Netanyahu per comunicargli che gli Usa vogliono un immediato cessate il fuoco sulla base del negoziato del 2012, steso al termine dell’operazione Pillar of Defense.

Le brigate Ezzedin al Qassam, braccio armato di Hamas, rivendicano la cattura di un soldato israeliano nella Striscia di Gaza. La Idf ha arrestato 13 militanti di Hamas, che sono stati portati in Israele per essere interrogati.

È già notte quando Mahmoud Abbas, dal Qatar, convoca una riunione di emergenza con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il bilancio della giornata di domenica, riporta l’Ansa lunedì 21 luglio, è di almeno 135 morti: il conto è salito dopo la scoperta di altri cadaveri tra le macerie di Shajaya. Sono qui ci sono stati 120 morti.

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu chiede la fine immediata delle ostilità e il “ritorno all’accordo di cessate il fuoco del novembre 2012”. Israele smentisce intanto il rapimento di un soldato israeliano da parte di Hamas.

Lunedì 21 luglio, Israele riprende ad attaccare Shajaya. Lunedì mattina un raid a Rafah stermina una famiglia con sette bambini.

Il punto in cui si trova il sobborgo di Shajaya, colpito dall’esercito israeliano tra sabato notte e domenica