Iron Dome, lo scudo che protegge Israele

Iron Dome, lo scudo che protegge Israele

Prendiamo un giorno qualsiasi. L’11 luglio, il quarto giorno di scontri tra Hamas e Gaza. Da Israele arrivano i bollettini aggiornati delle vittime: palestinesi 100, israeliani zero.
Le agenzie fotografiche diffondono immagini: gli abitanti di Gaza raccolgono macerie e disseppelliscono corpi. Gli israeliani vanno in spiaggia, e, a volte, abbandonano gli autobus e cercano riparo nei parcheggi dopo che è suonata una sirena d’allarme.

Abitanti della città israeliana di Ashdod (al sud) abbandonano le auto dopo il suono delle sirene del sistema di difesa anti-missilistico Iron Dome. È il 10 luglio 2014 (DAVID BUIMOVITCH/Getty Images)

Eppure missili e razzi – in questi quattro giorni di violenze provocate dalla morte dei tre ragazzi israeliani di Hebron e del palestinese Mohammed Abu Khdeir – sono stati sparati da entrambe le parti. Israele dice di aver colpito 1.100 obiettivi palestinesi. Hamas ha lanciato più di 550 razzi ma solo pochi sono riusciti a raggiungere il suolo israeliano. Il 9 luglio Hamas ha lanciato sette razzi verso Dimona (Neghev), in prossimità di una centale atomica. Tre sono stati intercettati in volo da Israele, gli altri quattro sono caduti in zone desertiche. La centrale non è stata colpita. L’11 luglio, un razzo palestinese ha invece centrato una stazione petrolifera nel sud di Israele, facendo almeno tre feriti. Il razzo era parte di un attacco contro Ashdod, città portuale a circa 28 km da Gaza.

Abitanti della città israeliana di Ashdod abbandonano le auto dopo il suono delle sirene di allarme. È il 9 luglio 2014 (DAVID BUIMOVITCH/Getty Images)

Se gli israeliani possono permettersi di andare in spiaggia anche in questi giorni, è grazie all’Iron Dome, il sistema mobile anti-missilistico di Israele.

La “Cupole d’acciaio” è costruita dalla Rafael Advanced Difence System Ltd, la seconda azienda militare israeliana, che nel 2013 ha registrato 2 miliardi di dollari di vendite. La Rafael, statale, impiega 6.500 dipendenti ed è il principale datore di lavoro del nord del Paese. È un’azienda tanto vecchia quanto lo Stato di Israele, nata nel 1948 come laboratorio di ricerca e sviluppo del ministero della Difesa israeliano. Da qui nel 2011 è uscito l’Iron Dome.

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Il video della Rafael Rafael Advanced Difence System Ltd promuove l’Iron Dome nel 2012

Quando un razzo a corto raggio o colpi di artiglieria provano a raggiungere un’area densamente popolata di Israele, un radar di terra individua il missile in arrivo e ne registra la traiettoria. Una centrale di controllo individua il punto di impatto del razzo e stabilisce se costituisce o meno una minaccia. Se lo è, la centrale comunica all’unità di lancio l’ordine di far partire il Tamir, un missile capace di intercettare il corpo nemico in arrivo. Se inizialmente il Tamir si muove secondo una traiettoria che gli viene suggerita dalla batteria di terra, quando si avvicina al corpo nemico utilizza il proprio radar (che ha nella testa) per raggiungere il razzo e colpirlo, facendo esplodere entrambi i missili. Ogni unità di lancio contiene 20 missili Tamir.

Un soldato israeliano cammina ai piedi di una batteria di Iron Dome posizionata nei pressi di Tel Aviv (AHMAD GHARABLI/Getty Images)

L’Iron Dome è un sistema mobile. Funziona giorno e notte con qualsiasi condizione metereologica. Ciascuna batteria, composta dai tre elementi (radar di terra, centrale di controllo, unità di lancio) riesce a coprire un’area di 150 kilometri quadrati circa, ma riesce a difendere il territorio solo da razzi di corto raggio, lanciati da una distanza minima di 4 chilometri e una massima di 70. Ecco perché l’8 luglio un razzo lanciato da Hamas è riuscito a colpire la città di Hadera: non si trattava di uno dei soliti razzi palestinesi (Qassam), ma di un M-302, di fabbricazione siriana, con una gittata variabile tra i 90 e i 150 chilometri.

Batterie si trovano a Ashkelon, Sderot, Beersheba, nel sud di Israele, al confine con Gaza. Una batteria è stata posizionata nel novembre 2012 anche a Tel Aviv (Reuters).
Secondo la Bbc, che ha dedicato all’Iron Dome un articolo nel 2012, l’installazione di ciascuna batteria costa 50 milioni di dollari. Ogni missile intercettatore Tamir costa 60mila dollari. Nel 2012 le batterie di Iron Dome erano cinque. A quella data, i soldi messi dagli Usa per sviluppare il sistema di difesa israeliano erano più di 200 milioni di dollari. 

La rilevazione di un missile da parte dell’Iron Dome fa partire sirene di allarme che permettono alla popolazione di cercare riparo, mentre il missile intercettatore Tamir parte in direzione del razzo nemico. L’allarme suona 90 secondi prima dell’impatto tra Tamir e razzo.

La polizia israeliana rimuove il residuo di un razzo palestinese intercettato dall’Iron Dome a Tel Aviv l’11 luglio 2014 (GALI TIBBON/Getty Images)

Nel 2011 la cupola è stata sperimentata per la prima volta a Beersheba. Il 7 aprile dello stesso anno l’Iron Dome ha intercettato il primo razzo palestinese. A volerlo è stato nel 2007 Amir Peretz, ministro della Difesa israeliano dopo che la guerra del 2006 con il Libano aveva fatto piombare sul Nord di Israele circa 4.000 razzi.

Ma è soprattutto nel 2012, durante l’operazione Pillar of Clouds (nota anche come Pillar of Defence, colonna di nuvola) che l’Iron Dome dimostra la sua efficacia. Il 14 novembre 2012 le Forze di Difesa Israeliane avviano una rappresaglia contro i militanti di Hamas e del Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, responsabili del lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso il sud e il centro di Israele. Secondo le Forze di difesa israeliane, nel novembre 2012 l’Iron Dome riuscì a intercettare più dell’84 per cento dei missili lanciati da Gaza, circa 1.500. 
Il quotidiano israeliano Haaretz ha scritto che tra lunedì 7 e mercoledì 9 luglio 2014 la cupola d’acciaio ha intercettato il 90% dei missili lanciati da Gaza. «L’Iron Dome sta lavorando meglio che nel 2012», commenta il quotidiano. 

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