Perché gli studenti asiatici sono più bravi degli altri

Perché gli studenti asiatici sono più bravi degli altri

Uscito nel Gennaio del 2011 negli Stati Uniti, tradotto e pubblicato nel corso di quello stesso anno in altri 30 paesi, tra cui l’Italia, The Battle Hymn of the Tiger Mother (Il ruggito della mamma tigre), è un libro che ha fatto molto discutere e continuerà a farlo. L’autrice, Amy Chua, vive negli Stati Uniti, è di origine cinese, insegna diritto internazionale a Yale ed è madre di due giovani ragazze.

Nel descrivere le molteplici differenze tra la cultura nord-americana e quella cinese, con cui ha dovuto convivere fin dalla giovane età, Chua si sofferma in particolare sui metodi educativi. E le pagine in cui descrive le tecniche da lei adottate per crescere le due figlie sono memorabili. Ad esempio, la Chua ricorda che quando la figlia di tre anni portò a casa un cartoncino di auguri, lei lo rifiutò perché “sciatto e realizzato con poco lavoro”; oppure, per far imparare all’altra figlia, quando aveva circa 7 anni, a suonare al pianoforte un pezzo del compositore francese Jacques Ibert, le impedì di cenare ed andare in bagno fino a che il pezzo non venne eseguito correttamente. L’idea della Chua è che per far crescere i figli non sia necessario rassicurarli in continuazione, assecondarne le predisposizioni, evitar loro ogni frustrazione, bensì educarli all’abnegazione e al duro lavoro perché l’autostima cresce davvero solo se le difficoltà si superano, non quando si evitano.

Che questa storia non fosse solo quella di una madre e delle sue due figlie si era capito sin dall’inizio. Ed infatti, il mese scorso è stato pubblicato sulla celebre Pnas uno studio che non solo conferma un risultato noto, ossia che gli studenti asiatico-americani hanno dei risultati scolastici migliori rispetto ai compagni di scuola bianchi, ma che spiega questa differenza con la superiore dedizione allo studio dei primi rispetto ai secondi. Più precisamente, gli autori, Amy Hsin e Yu Xie, confrontano tre possibili spiegazioni del fatto che gli studenti asiatico americani abbiano risultati migliori rispetto ai compagni di scuola bianchi: le condizioni socio-economiche delle famiglie, le capacità cognitive e lo sforzo impiegato nel raggiungere quei risultati.

Analizzando i dati raccolti su un gruppo di bambini seguiti nel loro percorso scolastico dall’asilo fino all’immatricolazione all’università, i due autori dimostrano che:

1) il vantaggio in termini di capacità cognitive registrato dagli asiatici all’inizio della scuola elementare si annulla negli anni delle scuole medie e superiori, proprio mentre diventa massimo il vantaggio in termini di risultati scolastici

2) le condizioni socio-economiche delle famiglie spiegano solo il 30 per cento del vantaggio scolastico

3) tutto il resto è spiegato dallo sforzo fatto dai bambini e ragazzi asiatici nel migliorarsi a scuola

Ma perché tutta questa dedizione ad imparare a “leggere e far di conto”? Gli studiosi hanno avanzato tre ipotesi. La prima è che esista una differenza culturale tra asiatici e bianchi secondo la quale i primi collegano i risultati accademici allo sforzo e non alle attitudini, come fanno in larga parte i secondi. La seconda spiegazione è che gli immigranti sono persone che, avendo scelto di lasciare il loro Paese per migliorare la loro condizione, e quella dei loro cari, sono mediamente più motivati al successo e ottimisti nel futuro, anche rispetto ai loro connazionali rimasti in patria. La terza spiegazione è che poiché queste persone sono ancora una parte minoritaria della popolazione, e quella con meno risorse economiche e politiche per affermarsi, è possibile che intendano la formazione e lo studio come un ascensore sociale.

È evidente che queste possibili spiegazioni riguardano non solo l’atteggiamento dei bambini e dei ragazzi verso lo studio, ma anche e soprattutto a quella dei loro genitori. La conclusione dello studio è che le ultime due spiegazioni sono le più forti nel giustificare il vantaggio degli studenti asiatici. E questo dovrebbe far riflettere i genitori italiani, sempre in allarme quando nelle classi dei loro figli ci sono degli immigrati.

C’è però, come sempre, il rovescio della medaglia. I successi accademici costano, e non solo in termini monetari. I giovani asiatici americani, interrogati su come stanno, su quanti amici hanno e su come siano i loro rapporti con i genitori, danno sempre valutazioni inferiori rispetto a quelle date dai compagni di scuola. Come dire; se potessero scegliere, forse non sceglierebbero la mamma tigre! …ma questo non dovrebbe preoccupare le mamme italiane.

Per saperne di più:

Amy Hsin, Yu Xie, Explaining Asian Americans’ academic advantage over whites, Proceedings of the National Academy of Sciences
Amy Chua, Il ruggito della mamma tigre