Ritorno all’Europa: la guerra di Bonomi per il Club Med

Ritorno all’Europa: la guerra di Bonomi per il Club Med

Riportare il centro delle attività del Club Med in Europa, nonostante la ripresa del Vecchio Continente sia tutt’altro che esaltante, e tenersi lontano dall‘espansione in Cina e dai piani per attrarre i turisti cinesi nei club. È l’idea, “controintuitiva, di Andrea Bonomi, finanziere italiano (o meglio, di origini italiane) che ha lanciato la sua offerta di takeover a quello che per decenni è stato l’emblema delle vacanze in villaggi di lusso. 

Il prossimo venerdì 25 luglio il cda del Club Mediterranee si riunirà per decidere se appoggiare l’offerta. Bonomi è ora il maggior azionista, avendo una quota di quasi l’11 per cento. Ha offerto 21 euro per azione, valutando la società 790 milioni di euro, superando l’offerta da 557 milioni fatta congiuntamente dalla cinese Fosun International e dal gruppo di private equity francese Ardian, ritenuta troppo bassa.

Andrea Bonomi (ERIC PIERMONT/AFP/Getty Images)

Bonomi deve anche convincere gli azionisti di Club Med, lo staff e l’estabishment francese che la sua offerta è la migliore per il futuro del gruppo. Ma non sarà facile, e a spiegarlo è stato un lungo articolo di Businessweek sulla vicenda. 

Uno dei punti più controversi è proprio quello della strategia. 

Lofferta di Bonomi per il Club Med equivale a una scommessa controintuitiva: che gli europei ancora scossi dalla recessione abbiano bisogno di passare le loro lunghe vacanze da qualche parte. Invece di appoggiarsi sulla Cina per la crescita, Bonomi propone di concentrarsi sulle Americhe nonché sull’Europa, soprattutto sulla Francia, dove vuole aprire un punto a Parigi. Invece di ritirarsi dalle destinazioni turistiche più economiche, si propone di mantenere le mete “3 tridenti”, dove i letti possono essere semplici strutture in legno e le tariffe possono costare un terzo di quelle a “5 tridenti”. In tutto, il suo piano porterebbe 150 milioni di euro di investimenti aggiuntivi e aggiungerebbe 5.000 posti letto, per un totale di 20.000. Ha avvertito gli azionisti che non abbandonano le loro azioni che, in conseguenza delle spese, non devono aspettarsi alcun dividendo per i prossimi sette anni.

Un’agenzia di viaggi di Pechino che promuove viaggi in villaggi Club Med (Franko Lee/AFP/Getty Images)

Il finanziere di origini milanesi ha spiegato il cambiamento in un altro passaggio dell’intervista. 

Per Bonomi, la strategia è un altro esempio di come Club Med sbagli, come quella volta nel 2001, quando si espanse nei club di fitness francesi. «L’ultima moda che stanno seguendo è la Cina», dice. Bonomi si sforza di evitare di essere percepito come provinciale. La sua camicia blu ha un monogramma con caratteri cinesi in filo rosso, un tocco del suo sarto di Hong Kong. Dice di essere disposto a formare una partnership con Fosun se il fondo abbassasse la sua offerta, e che lui non rinuncerebbe sulla Cina. Nonostante Giscard d’Estaing sostenga il contrario, Bonomi dice che la sua offerta riflette la maggiore fedeltà alle radici della società. «Il Dna del Club Med è nato in Europa ed è perfetto in Europa», dice.

La battaglia lo vede contrapposto al presidente di Club Med e al miliardario cinese Guo Guangchang. L’articolo li descrive così. 

[L’offerta] lo contrappone al presidente e amministratore delegato di Club Med, Henri Giscard d’Estaing, il cui padre è stato presidente della Francia tra il 1974 e il 1981, e al miliardario cinese Guo Guangchang, presidente del fondo di investimento Fosun Group, da 48 miliardi dollari di asset, le cui altre partecipazioni all’estero includeno il One Chase Manhattan Plaza da 60 piani. Insieme, Guo e Giscard d’Estaing sono stati alla testa della strategia di Club Med di coltivare i turisti cinesi, divenuti recentemente mobili, come clienti e di concentrarsi sui villaggi turistici più costosi della società, i cinque stelle, o cinque tridenti.

Entra Guo, 45 anni. Usando Warren Buffett come modello, ha accumulato una fortuna stimata in 5,5 miliardi dollari dall’indice Bloomberg Billionaires. Il Club Med è diventato il primo affare all’estero di Fosun nel 2010, quando prese una quota di circa il 10 per cento. Sei mesi dopo l’investimento di Fosun, il Club Med ha aperto il suo primo resort in Cina. Il management prevede di aprire cinque resort nel Paese entro il 2015, facendo della Cina il più grande mercato della società di fuori della Francia. 

Il Club Med di Arviz, in Israele (AMIKAM SHORESH/AFP/Getty Images)

Quanto la battaglia sia accesa, lo si capisce da un altro passaggio: 

Nonostante il piano eurocentrico di Bonomi, il management francese di Club Med ha reagito come se Bonomi stesse violando la loro sovranità nazionale. L’amministratore Giscard d’Estaing ha affermato che la società dei resort ha bisogno di un “ancoraggio” francese. In un’intervista al quotidiano Le Figaro pubblicata il 4 luglio, ha sostenuto l’offerta franco-cinese, che, pur al ribasso, garantirebbe una maggioranza francese. «Qualsiasi modifica che non si basa su una conoscenza reale e profonda di Club Med, della sua attività e dei suoi valori sarebbe pericolosa per lui», ha detto Giscard d’Estaing, aggiungendo che Bonomi «vuole solo prendere il controllo». In un’email a Bloomberg Businessweek, ha aggiunto che «sarebbe un errore colossale a privarci di questo vantaggio unico», riferendosi alla partnership con Guo. Bonomi, che dice di volere ancora lavorare con il management (attuale, ndr), non se la sente nemmeno di chiamare l’offerta ostile. “È nonfriendly (non amichevole)”, dice.

Tra la storia del Club Med e quella della carriera di Bonomi, tra successi (il rilancio della Ducati) e passi falsi, se non fallimenti (la presidenza di Banca Popolare di Milano), l’articolo trova modo di parlare della vita privata di Bonomi e in particolare alla sua infanzia. 

C’è stato un tempo in cui la famiglia Bonomi aveva il tipo di potere che ispirava complotti contro di essa. Il bisnonno di Andrea Bonomi, un architetto, costruì le basi nel settore immobiliare, seguito negli anni Cinquanta da sua nonna, Anna Bonomi, che divenne nota a Milano come Lady Finanza, per aver diversificato gli investimenti in chimica, banche, assicurazioni, e ordini postali. Andrea è nato a New York nel 1965, mentre il padre, Carlo, lavorava per le banche lì, allenandosi a prendere in consegna il business. Oggi, Bonomi ha solo il passaporto americano.

Quando la famiglia tornò dall’America, i sequestri in Italia avevano reso pericoloso il Paese per un erede di alto profilo. Bonomi aveva otto anni quando partì per un collegio vicino a Cannes. Quando ne aveva 14 anni si trasferì a Londra, frequentando una scuola francese e vivendo con tre domestici – e nessun membro della famiglia – in una casa su Eaton Square. «Era sicuro», dice Bonomi. 

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