Tutti assolti: il fatto non sussiste

Tutti assolti: il fatto non sussiste

Era lo scorso weekend. Inzuppavo seraficamente le mie campagnole da 70kcal cadauna nel caffé. Sfogliavo un quotidiano gustando la carta sottile e liscia che scorreva tra i miei polpastrelli ancora intorpiditi. Pregustavo la sigaretta che avrei fumato subito dopo e la rigenerante defecatio matutina che ne sarebbe conseguita. Mi capita assai di rado ma, in quell’istante, mi sentivo in pace con il cosmo.

Poi, tra una Bundesbank e un commento alla performance dei Mondiali di calcio, ho letto di Domenica Ferrulli. Non ho letto proprio di lei, ho letto di suo padre. Anzi no, nemmeno. Ho letto dell’assoluzione dei 4 agenti imputati per l’omicidio preterintenzionale di suo padre, Michele Ferrulli, 51 anni, morto nel 2011 a Milano. Di arresto cardiaco, durante il fermo della Polizia.

Tutti assolti. Il fatto non sussiste.
Del resto quello, il Ferrulli, prendeva le pillole per la pressione ma aveva uno stile di vita insano. Se l’è cercato l’accidenti che gli è venuto. “Beveva ed era tabagista”. Mica è colpa degli agenti, scusa. Vedevi che se si alimentava di broccoli stufati e pollo lesso, se si faceva 20 km di corsetta al giorno e se davanti al derby si beveva un centrifugato di mango, kiwi e ribes invece della Moretti, ecco vedevi che mica moriva, il Ferrulli. Prono sull’asfalto, ammanettato dietro la schiena, con il peso di 2 uomini addosso e i calci nel costato. Anzi, sopravviveva e sopravviveva che era una meraviglia. Respirava benissimo anche con 150 kg che gli premevano lo sterno contro il suolo. Intonava Maria Callas, persino.

Tutti assolti. Il fatto non sussiste. 
E poi era aggressivo, il Ferrulli. Infatti appena ha visto gli agenti NON ha spaccato la bottiglia di birra che aveva in mano e NON ha iniziato a brandire i cocci di vetro contro le forze dell’ordine. Tutti assolti. Il fatto non sussiste.

Inoltre era certamente in una condizione di scarsa lucidità. Una visibile alterazione sensoriale, c’aveva il Ferrulli, per via dell’esplosivo cocktail di luppolo e chetamina nebulizzata nell’aria, che l’aveva reso più offensivo di uno struzzo. Forse aveva anche le molotov in tasca.
Tutti assolti. Il fatto non sussiste.

Certo, poi c’è anche la violenza verbale eh, quella mica la riprendono gli smarfons. Mica si sente, ciò che questi teppisti dicono agli agenti, per provocarli, si sente solo alla fine quando urlano frasi deliranti come “Aiuto”, “Basta” oppure “Sto morendo”. Facile così. Pentirsi dopo, le famose lacrime di coccodrillo. Potevi pensarci prima di fare lo sbruffone. 
Tutti assolti. Il fatto non sussiste.

Poi devi considerare lo stress degli agenti, la tensione incontrollabile, quando fermi un 51enne sovrappeso per strada, che ascolta musica con due amici fuori da un furgone, in una notte appiccicosa dell’estate milanese.
Tutti assolti. Il fatto non sussiste.

Mica è un mestiere come gli altri, essere un uomo dello Stato. Mica è come essere il panettiere. E a volte, si capisce, uno si ritrova così. Che non ha alternativa, se non uccidere di botte qualcuno.
Tutti assolti. Il fatto non sussiste.

Ho letto di Domenica Ferrulli in una colonnina piccola, a destra dell’articolo. C’era una sua foto. C’era la didascalia. «Ha lasciato l’aula in lacrime, disperata». «In Italia c’è licenza d’uccidere», aveva dichiarato.

Che poi ha la mia età, Domenica. E non importa quanto siamo diverse. Non importa che forse avremmo poco di cui parlare insieme, io e Domenica, nella vita d’ogni giorno. Non importa, perché ogni volta che mi imbatto in queste vergognose vicende, io mi sento come tutte le persone che sono rimaste qui a lottare per avere verità e giustizia. Ferita, come se io fossi loro e loro fossero me. Domenica Ferrulli, Lucia Uva, Patrizia Moretti, Stefania Cucchi. E tutte le altre.

Perché, vedete, siamo tutti amici/fratelli/genitori/mariti/mogli/figli di qualcuno che potrebbe essere fermato. Per questo ne parlo. Per questo ne parlerò sempre. Perché questi casi di cronaca bisogna conoscerli. Per rispetto. Per umanità. Per coscienza civile. Perché dobbiamo saperlo: in Italia succede e basta, di essere fermato, di essere immobilizzato, di essere picchiato e di essere ammazzato per arresto cardiaco.

Succede e basta, in Italia, e non fa molta differenza che tu sia Michele di 51 anni, oppure Federico di 18. Capita di morire così, per mano di chi dovrebbe garantire la tua sicurezza.

L’unica certezza, in questi casi, è che per i carnefici non ci sarà mai una pena adeguata.

Tutti assolti. Il fatto non sussiste.

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