Atlantic City, la nuova Detroit

Atlantic City, la nuova Detroit

Atlantic City è condannata ad essere l’eterna seconda. Quando nel 1976 decise di puntare sui casinò per rilanciare un’economia in crisi, la chiamarono la nuova Las Vegas. Nel 2014, quando quattro dei suoi undici casinò hanno annunciato la chiusura, e migliaia di abitanti si sono trovati senza lavoro, la città del New Jersey sembra destinata a diventare la nuova Detroit.

(Spencer Platta/Getty Images)

Spencer Platt, fotografo americano vincitore di numerosi premi, tra cui il World Press Photo 2006, ha ritratto per l’agenzia fotografica Getty l’anima di una città sull’orlo del declino. Sempre meno persone vanno ad Atlantic City a scommettere o rischiare denaro. Dal 2006 a oggi, il ricavo dei casinò è crollato dai 5,6 ai 2,86 miliardi di dollari. Colpa della concorrenza dei vicini (casinò sono stati aperti nei vicini Delaware, Pennsylvania, Connecticut, e Maryland), ma anche della mancanza di investimenti in città, spiegava nel 2012 Business InsiderNell’ottobre 2013, l’area di Atlantic City aveva uno dei tassi di disoccupazione più alti di tutti gli Usa, al 13,8 per cento.

Dal 2006, l’inizio del declino della città, sono stati diversi i tentativi di rilanciare l’economia locale. Gli ultimi che hanno creduto di poter far rinascere il business del gioco in città, hanno dovuto ricredersi a loro spese. Nel 2006 la Pinnacle Entertainment ha acqustato per 270 milioni di dollari circa l’area su cui sorgeva l’ex Sands Casino Hotel, con l’intenzione di costruire un nuovo grande casinò. Ma nel 2010, la Pinnacle ha deciso di venderla.

Ha dovuto aspettare l’ottobre 2013 per trovare un acquirente. Alla fine, la Boardwalk Piers, un gruppo di investimento, l’ha acquistata per 30,6 milioni di dollari. La Pinnacle l’aveva pagata 270 milioni. 

Nello stesso anno, il 2006, Morgan Stanley ha comprato 80.000 metri quadrati proprio a nord del Showboat Atlantic City hotel and casino per costruire un nuovo casinò con resort da 2 miliardi di dollari, con nome Revel. Fu creata una società, la Revel Atlantic City, di cui Morgan Stanley possedeva il 90 per cento. Nel 2010 Morgan Stanley faceva marcia indietro e decideva di interrompere i finanziamenti per la prosecuzione della costruzione. La sua quota veniva messa in vendita. Non trovando acquirenti, e rischiando di lasciare l’opera a metà, il governatore del New Jersey Chris Christie offriva alla Revel 261 milioni di dollari in crediti di imposte di Stato. Il 26 marzo 2012, il Revel otteneva dalla New Jersey casino control commission la licenza e il 2 aprile dello stesso anno apriva le porte al pubblico. Impiegava 2800 lavoratori full-time e 1000 part-time. Dieci mesi dopo l’apertura, il Revel ha presentato istanza di fallimento.

(Spencer Platt / Getty Images)

Ci sono stati tentativi urbanistici di rilancio della città. ll 1 febbraio 2012 la Casino Reinvestment Authority ha adottato il piano generale di ripristino del distretto turistico di Atlantic City, per provare a rilanciare un’area che copre la boardwalk, la passeggiata che corre lungo il mare per 5 km costruita nel 1870 e pavimentata con lunghi listoni di legno a spina di pesce, la Michigan Avenue, e corre fino al Convention Center (il piano, e il sito del Casino reinvestment development authority, con tutte le informazioni sul progetto). Ma niente di tutto questo sembra aver impedito la chiusura dei super casinò, e la trasformazione di Atlantic City in una nuova, desolata, Detroit.

Il colpo finale sembra averlo dato, nel 2012, l’uragano Sandy, il più grande uragano atlantico di sempre, che ha colpito la città con venti fino a 130 km/h e ha sommerso molte delle abitazioni.

Se davvero le scommesse avrebbero portato sviluppo e lavoro, se lo chiedeva già velatamente Bruce Springsteen nella canzone dedicata alla città, Atlantic City, appunto. Già nel 1982 Sprengsteen ci aveva visto lungo. Oppure ha semplicemente portato sfortuna.

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