Pochi e anziani, l’austera vita dei poliziotti italiani

Pochi e anziani, l’austera vita dei poliziotti italiani

I sindacati delle forze dell’ordine ieri hanno annunciato lo sciopero generale entro fine mese, se sarà confermato il blocco delle retribuzioni dei dipendenti pubblici anche per il 2015 (qui la lettera inviata a palazzo Chigi da Gianni Tonelli, segretario del Sindacato autonomo di polizia: «caro Matteo, io ti proteggo ma tu mi hai tradito»). Non era mai accaduto nella storia repubblicana. Il premier Renzi si dichiara pronto a incontrarli, ma avverte: «niente ricatti». 

Ripubblichiamo la nostra inchiesta sullo stato della polizia italiana.

Sono sempre di meno, sempre più anziani e con stipendi sempre più bassi. E se la logica è quella di risparmiare, con loro invecchiano anche auto, divise e tutti i mezzi a disposizione per garantire la sicurezza dei cittadini. Dal 2009 a oggi, ogni anno al Dipartimento di pubblica sicurezza sono stati tagliati in media 300 milioni di euro. Benvenuti nella dura vita dei poliziotti italiani, riassunta nel rapporto “Le condizioni di vita e di lavoro degli operatori di polizia tra spending review e domanda di sicurezza” del Silp, Sindacato italiano lavoratori polizia della Cgil

Pochi poliziotti. Ogni anno 350 poliziotti in media vanno in pensione o vengono riformati. E se a questo aggiungiamo il blocco del turn over, dal 2006 al 2013 si è passati dai 103mila agenti in servizio a 95mila unità. Il rischio, si legge nel rapporto, è «una effettiva presenza delle forze di polizia solo nei grandi centri urbani a maggiore visibilità e un progressivo abbandono delle periferie dove invece spesso esistono maggiori esigenze di controllo del territorio». 

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Poliziotti anziani. Così, mentre il numero degli agenti diminuisce, aumenta invece l’età media, che si attesta ormai sui 45 anni. I dirigenti superiori hanno in media 62 anni, i dirigenti generali 59, i primi dirigenti 53, 45 anni i direttivi, 50 gli ispettori. Si “scende”, si fa per dire, ai 48 anni dei sovrintendenti e ai 41 di assistenti e agenti. E anche gli allievi agenti non sono proprio di primo pelo, visto che hanno in media 26 anni. Le donne, invece, rappresentano appena il 14,8 per cento. Percentuale destinata a scendere, dicono dal sindacato, visto che l’unica via ingresso in polizia ormai è tramite l’assunzione obbligatoria dei volontari dell’esercito. Con i concorsi ordinari, invece, la media di accesso delle poliziotte «era almeno del 25%».

Scarsi stipendi e tagli. Poi c’è il capitolo stipendi. I tagli hanno toccato anche le forze dell’ordine. Quindi dal 2012 niente promozioni e scatti di anzianità, con «una perdita media mensile di circa 300 euro lordi per singolo operatore», si legge nel rapporto. Cosa che ha provocato «una vera e propria valanga di richieste verso quegli uffici che per il tipo di servizio possono pagare delle ore di straordinario maggiore (reparti Mobili e reparti Prevenzione del crimine)». Tra il 2008 e il 2013, secondo un documento elaborato dal ministero dell’Interno e indirizzato al Silp che Linkiesta ha potuto visionare, ci sono stati da parte delle leggi finanziarie tagli alla spesa del Dipartimento di Pubblica Sicurezza per circa 1 miliardo e mezzo di euro. Ulteriori 221 milioni 240 mila euro di tagli sono previsti nel triennio 2013-2015 dalla cosiddetta spending review che ha previsto una riduzione degli stanziamenti iniziali di bilancio per beni e servizi. Il tutto andrà ad incidere su una dotazione complessiva annua di circa 7 miliardi e mezzo di euro.

Senza divisa. E il risultato è che soprattutto i commissariati più piccoli, o anche quelli che hanno una vasta competenza territoriale, alla fine non riescono a soddisfare tutte le richieste di sicurezza da parte della comunità. Senza contare che «il parco auto è obsoleto», denunciano dal sindacato. La manutenzione è affidata al buon cuore dell’ufficio motorizzazione. I pacchetti aggiuntivi di accordo con le officine non sono validi per tutte le autovetture. Così finisce che «gli operatori usano spesso auto insicure». Non solo. Anche i caschi, per esempio, non vengono sostituiti da anni e non sono in dotazione personale: cioè, ci sono più caschi per più poliziotti. E le divise della Specialità, così come vengono chiamate le divise per esempio della polizia stradale, non ci sono per tutti. Così, soprattutto i nuovi arrivati, sono costretti «per uscire in servizio a farsi prestare le divise dai colleghi più anziani». 

Le sedi. Senza dimenticare le condizioni delle sedi dei commissariati. Succede, ad esempio, che il Commissariato San Ferdinando di Napoli ha l’ufficio di polizia al terzo piano di un vecchio stabile, mimetizzato tra sedi di altri uffici, case di cura e normali abitazioni. Le rate degli affitti vengono spesso pagate in ritardo dalla Prefettura e anche la pulizia lascia a desiderare. I computer sono vecchi, spesso donati alla polizia da grossi enti statali che ne acquistano di nuovi. È successo con l’Enel di Palermo, ad esempio. Mentre altri enti esterni spesso si fanno carico dei lavori ristrutturazione, come ha fatto Confindustria per un’ala della Squadra Mobile di Palermo. «Se da un lato può essere vista come un apprezzamento per il nostro lavoro», scrivono, «dall’altro crea, in prospettiva, evidenti situazioni di imbarazzo. Quale serennità di giudizio si puà avere se capita d’indagare, magari per reati contro la pa, su un ente o organizzazione che ha fatto donazioni?».

Unire Polizia e Carabinieri? «Silp e Cgil ritengono che la soluzione agli attuali problemi dimensionali, economici e gestionali della Polizia e più in generale delle forze di sicurezza sia l’unificazione di Polizia e Carabinieri», si legge nel rapporto. «Oggi possiamo affermare che l’attuale suddivisione delle Forze di Polizia, voluta dalla legge 121/1981 (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Corpo Forestale dello Stato), non è più in grado di intercettare e risolvere i temi e i bisogni della sicurezza, individuale e collettiva dei cittadini». Anzi: «Le Forze di Polizia a competenza generalista, Polizia di Stato e Carabinieri si trovano molte volte ad essere “concorrenziali” sul territorio specialmente nel campo investigativo, poiché sui tempi e sul raggiungimento del risultato si costruiscono, da sempre, carriere e immagine».

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