Com’è “Vittima degli Eventi”, il fan film su Dylan Dog

Com’è “Vittima degli Eventi”, il fan film su Dylan Dog

È una speranza di molti appassionati di fumetti: vedere i loro personaggi preferiti uscire della pagine e prendere vita, diventare film. I disegni si trasformano in attori in carne ed ossa. I ballon, in voci. Le vignette, in scene. In alcuni casi, negli ultimi anni sempre più spesso, il miracolo si avvera e i personaggi dei fumetti diventano blockbuster, con attori che interpretano alla perfezione i corrispettivi di carta. E il film, che prima era solo nella testa dei lettori, finisce sullo schermo.

Vittima degli Eventi è il primo bel film (ma non il primo in assoluto) dedicato a uno dei più famosi e letti fumetti italiani: l’indagatore dell’incubo Dylan Dog, appunto. È un film senza scopo di lucro fatto dai fan, in particolare dai due YouTuber: Claudio Di Biagio e Luca Vecchi (il primo è creatore e interprete della webserie Freaks!, il secondo è fondatore e autore di The Pills). È appena stato pubblicato sul canale YouTube di The Jackal e se fossi in voi, anche se non avete mai letto Dylan Dog, anche se non siete fan a vostra volta, gli darei un’occhiata. Per vedere cosa si può fare in Italia quando di ha un sacco di passione, un sacco di voglia di fare, un sacco di talento. Nel bene e nel male.

Vittima degli Eventi non è un film, in realtà. Dura poco più di 40 minuti — come una puntata di Game of Thrones — e per come la vedo io è la prima puntata di una bellissima serie televisiva dedicata all’indagatore dell’incubo. Quella che arriva una dimensione parallela. Quella che se mamma Rai fosse furba abbastanza chiamerebbe Claudio Di Biagio e Luca Vecchi a produrre.

Il film, invece, è stato prodotto con parecchio sudore della fronte, due campagne di crowdfunding, e una benedizione da parte di Bonelli (la casa editrice di Dylan Dog) che ha chiuso un occhio sulla faccenda del diritto d’autore. Che Vittima degli Eventi sia un film prodotto dal basso, però, è vero solo in parte. I 30mila euro raccolti in tutto da Di Biagio e Vecchi sono bruscolini rispetto al costo effettivo del film che hanno girato. E, in un’intervista a Wired, loro stessi hanno spiegato che, in sostanza, le persone hanno lavorato gratis: «è stato fantastico ma non è un modello sostenibile, non aver potuto pagare le persone è gravissimo ma l’abbiamo fatto perché era l’unica maniera per poter fare emergere noi e tutti quelli che hanno lavorato con noi». In Italia, dicono, non c’è un sistema, né dal basso né dall’alto, per sostenere questo tipo di produzioni. Ed è un peccato, perché Vittima degli Eventi è proprio bello.

È bello da vedere. Di Biagio e Vecchi sono riusciti a prendere Dylan Dog dal suo studio di Craven Road 7 a Londra e a spostarlo a Roma (dove altro potevano girare con 30mila euro a disposizione?) senza perdere un briciolo di fascino. L’indagatore dell’incubo si muove tra i vicoli e i ponti della capitale esattamente come fa, nel fumetto, in mezzo alla nebbia di Londra. E la Roma magica e mistica che racconta — e mostra — il film è credibile come il corrispettivo fumoso e misterioso britannico.

Gli attori, poi, hanno tutti le facce giuste. A differenza di molti altri fanmovie (come, ad esempio, il per tutti gli altri aspetti perfetto Metal Gear Solid Philanthropy), il casting in Vittima degli Eventi fa la differenza. Valerio Di Benedetto è, per dire, un Dylan Dog molto più credibile di Brandon Routh, l’attore a cui è stato affidato Dylan Dog: Dead of Night, un (brutto) film di Hollywood da 20 milioni di dollari di budget basato sull’indagatore dell’incubo. Riesce a portare sullo schermo Dylan Dog, almeno per quello che Dylan Dog è diventato negli ultimi anni, persino meglio di Rupert Everett nel primo film ispirato al fumetto, Dellamorte Dellamore. E per ammissione stessa del creatore di Dylan Dog, il personaggio dovrebbe avere la faccia di Rupert Everett. Poi, giusto per citare un altro esempio, c’è Milena Vukotic (grande attrice italiana che ha fatto di tutto, da Un medico in famiglia a Fantozzi, passando per Il fascino discreto della borghesia) che ha accettato di recitare gratis nel ruolo di madame Trelkovski e ha dedicato a Vittima degli Eventi un tale impegno che ha portato lo sceneggiatore a dare al suo personaggio molto più spazio di quanto inizialmente previsto.

Dietro a questo film, insomma, c’è così tanta voglia di fare e così tanto amore per Dylan Dog che non ci si crede. I vestiti, lo studio in cui Dylan accoglie i suoi clienti, l’assistente Groucho, il clarinetto, il maggiolone targato DYD 666… il mondo del fumetto Bonelli è ricreato alla perfezione, una cosa decisamente non facile per un film realizzato con così pochi soldi. C’è da essere grati a Di Biagio e Vecchi per essere riusciti a portare le vignette di Dylan Dog nel mondo vero con così tanta fedeltà.

Ma proprio perché voglio bene a Vittima degli Eventi, due cose gliele voglio dire. L’origine da YouTuber, abituati a formati molto brevi, dei due autori si vede eccome: il film è costruito come una serie di scenette affiancate, senza la fluidità che ci si potrebbe aspettare da un film. Una cosa che si fa ancora più sentire vista la durata ridotta di Vittima degli Eventi.

E poi c’è un altro problema: c’è così tanto Dylan Dog dentro Vittima degli Eventi che forse c’è troppo Dylan Dog. La ricostruzione fedele delle ambientazioni è sbalorditiva. Ma il tentativo di mettere in quaranta minuti di film tutti gli elementi tipici del personaggio è di troppo. C’è una scena in cui Dylan e la sua cliente parlano in un maggiolone bianco targato DYD 666, esattamente come nel fumetto. La scena sbuca un po’ da nulla — non abbiamo visto la macchina prima né la rivedremo dopo — e poteva tranquillamente essere ambientata in un altra ambientazione. A un certo punto c’è una gag tra Dylan e Groucho costruita appositamente per inserire il clarinetto che Dylan Dog suona (come Sherlock Holmes per il violino) quando deve concentrasi per risolvere un caso. Sembra stare lì solo per dire: sì, ci abbiamo messo anche questo.

Ma i meriti di Vittima degli Eventi sono comunque tantissimi. Mostra cosa si può fare con un personaggio italiano amatissimo come Dylan Dog, mostra a che livello di qualità riusciamo ad arrivare (anche, purtroppo, con pochissimi soldi dietro), mostra quanto in là si può arrivare mettendoci la passione. E riesce a far felici tutti quelli che, da anni, aspettavano un bel film sul loro indagatore dell’incubo preferito.

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