Pizza ConnectionLe mani della ‘ndrangheta sul catering di San Siro

Le mani della ‘ndrangheta sul catering di San Siro

59 arresti nei confronti di altrettanti indagati sono arrivati nel corso della mattinata del 16 dicembre su mandato della direzione distrettuale antimafia di Milano coordinata da Ilda Boccassini. Le accuse contenute nell’ordinanza di custodia cautelare, avallata dal giudice per le indagini preliminari Gennaro Mastrangelo, vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso al traffico di armi, passando per il traffico illecito di sostanza stupefacenti, l’estorsione e la corruzione di pubblico ufficiale.

L’operazione ha impegnato circa 400 militari su tutto il territorio nazionale e ha colpito  in particolare le propaggini milanesi della cosca della ‘ndrangheta Libri-De Stefano-Tegano, operante anche nell’aria metropolitana della città di Milano.

Una indagine in cui emerge ancora una volta la “protezione” data agli imprenditori da parte delle cosche, i tentativi di condizionamento nel settore degli appalti, in questo caso nella fornitura del catering allo stadio Meazza di Milano, e il traffico di droga gestito dalle cosche anche all’interno dell’arco metropolitano della città. Tra gli arrestati figura anche un appartenente alle forze dell’ordine in servizio presso l’ispettorato del lavoro.

GLI IMPRENDITORI PROTETTI DAI CLAN

Uno degli episodi che danno l’idea di cosa significhi la “protezione” dei clan è quella che coinvolgel’imprenditore Cristiano Sala e Marco Santulli. I due sono finiti nelle mani del clan di Giuseppe Pensabene, già noto alle cronache per aver animato una vera e propria banca clandestina, il primo, mentre il secondo proprio degli esponenti legati ai Libri-De Stefano-Tegano, che in Calabria occupano nell’organizzazione una posizione di vertice.

Per risolvere alcune situazioni debitorie nei confronti di Santulli e del socio di quest’ultimo, Sala, dopo aver ricevuto minacce, non si presenta alle Forze dell’Ordine, ma a Giuseppe Pensabene, cercando quindi protezione all’interno della criminalità organizzata.

«Per fronteggiare la ‘’novità’’» scrivono gli inquirenti «rappresentata dalla protezione offerta a Sala dal Pensabene – il socio di Santulli – si rivolge a sua volta a Giulio Martino, e viene così organizzato un incontro tra debitoricreditori ed i rispettivi gruppi mafiosi sotto il cui ombrello protettivo i debitori creditori si sono posti».Come finisce lo raccontano i servizi di osservazione messi in campo dai carabinieri. Il 16 dicembre 201 in un bar a Seveso, e a cui partecipano da un lato il “debitore” Cristiano SALA (ed il suo socio Marco Johnson) l’organizzazione che fa capo a Pensabene, call’altro il “creditore” Marco Santulli insieme ai fratelli Martino. L’incontro si conclude con il riconoscimento da parte di Pensabene della fondatezza delle ragioni creditorie del Santulli, ma qui conterà il peso criminale dei Martino. Così Sala salderà 100.000 euro a rate con cambiali, nonostante, sottolineano i pm, non sia «giuridicamente tenuto in alcun modo a versare il denaro». Per paura paga, ma il rapporto con i Martino poi cambia: scrivono i pm «Sala è diventata una persona estremamente importante per il sodalizio mafioso in quanto, con le sue conoscenze nel mondo della imprenditoria, ha consentito di avviare tutta una serie di attività commerciali nelle quali, tra l’altro, i Martino hanno potuto investire le somme provento dal narcotraffico.

IL CATERING AL MEAZZA

Dalle pieghe dell’inchiesta emerge anche l’attività del carabiniere arrestato in tandem con le attività di Sala all’interno dello stadio di Milano Giuseppe Meazza. Secondo le indagini Sala gioca sporco per aggiudicarsi i servizi di catering all’interno dello stadio durante le partite del Milan. Dal padre ha ereditato il gruppo “Il Maestro di Casa s.r.l.”,  capogruppo di una serie di società che «gestiva a San Siro la ristorazione per conto dell’Inter» specificano i pm nel corso della conferenza stampa, un gruppo che nel 2007 è capace di fatturare 35 milioni di euro e di fallire pochi anni dopo.

Tuttavia Sala vuole soffiare l’appalto anche alla società che di catering durante le partite gestisce quello del Milan, e per farlo gioca sporco con un asso nella manica non da poco: un carabiniere in servizio presso l’ispettorato del Lavoro, che redigerà una falsa informativa sulla IT s.r.l, società titolare dell’appalto di catering durante le partite dei rossoneri.

Carlo Milesi, carabiniere, si reca allora presso i locali dello stadio Meazza nel corso di una partita di cartello, Milan-Roma del 16 dicembre 2013. Milesi redigerà la relazione accusando la società titolare dell’appalto di avere lavoratori in nero. La notizia avrà anche una eco mediatica importante, perché Sala farà avere l’informativa a un giornalista di Repubblica che, ignaro di quella che per gli inquirenti è una macchinazione, pubblicherà la notizia.

Scrivono i pm dopo la pubblicazione dell’articolo: “lo stesso Milesi in più occasioni si reca ad incontri con la dirigenza del Milan per convincere la società a estromettere dall’appalto, o quanto meno per non rinnovarlo per la stagione successiva, la IT srl paventando in caso contrario possibili ricadute della indagine penale anche sulla società calcistica”. 

Nel corso della ispezione allo stadio del 16.12.2013 Milesi è riconosciuto da un subappaltatore della IT, tale Vietri Edoardo, che aveva informato il Monti(amministratore della IT) che l’ispezione era stata condotta da un Carabiniere conoscente di Sala. Temendo si potesse intuire che dietro l’ispezione si celava l’interesse di un concorrente, per “tacitare’’ il Vietri l’appuntato Milesi di intesa con Sala decide di effettuare una ispezione anche presso la ditta del Vietri e di denunciare quest’ultimo per (asseriti) reati individuati nel corso della ispezione. 

Milesi, a fronte di questa sua “attività”, viene ricompensato da Sala con la somma di 1.000 euro in contanti, che gli vengono consegnati la sera del 15.2.2014 su incarico di Sala da Marco Johnson.

Quello stesso Marco Johnson, ex appartenente alle forze dell’Ordine, già emerso nel corso dell’indagine della dda di Milano che aveva portato in carcere le nuove leve del clan Mangano a Milano nel settembre 2013. Allora era stato pizzicato dagli investigatori, che annotavano i suoi contatti con Enrico di Grusa, siciliano, marito della figlia maggiore di Vittorio Mangano, Loredana. Viene arrestato nel giugno del 1998 dopo quattro mesi di clandestinità a Milano con le accuse di mafia e droga, così come il fratello che verrà poi accusato, e condannato, per aver coperto la latitanza milanese del giovane boss Gianni Nicchi.

Emergeva allora come Johnson, oggi imprenditore, si adopera per ottenere un nuovo passaporto per Di Grusa e rivela notizie ancora notizie coperte da segreto.

L’IDEA DELL’APPALTO IN CARCERE, IL BINGO DATO ALLE FIAMME E L’ORIGINE DELLE INDAGINI

Tra gli arresti anche il reggino Michele Surace, titolare dell’unica sala bingo di Reggio Calabria. Per gli investigatori sarebbe vicino alla cosca Tegano, e si rivolge ai fratelli Marino per avere la protezione di una sala Bingo a Cernusco sul Naviglio. La sala viene aperta, ma gli affari vanno male: unica soluzione è quella di dare alle fiamme il locale almeno per portare a casa i denari delle assicurazioni, e così sarà fatto.

Un altro dei business accarezzati dal gruppo criminale era l’appalto per la fornitura delle mense nelle carceri di Bollate e Opera. I concorrenti finivano con una pistola puntata alla tempia, come successo all’imprenditore minacciato a Sedriano davanti alla scuola del figlio perché non aveva restituito i 35mila euro (più il 10 per cento mensile) che Giulio Martino gli aveva prestato nel 2011 per aprire un concessionario. Da lui, Massimiliano Cecchin partono le indagini. La sua Bmw finì crivellata con 5 colpi di pistola sempre a Sedriano. A quel punto Cecchin decide che è arrivato il momento di denunciare

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