Auschwitz, chiuso il blocco italiano: non ci sono soldi

Auschwitz, chiuso il blocco italiano: non ci sono soldi

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

La Repubblica, 24 gennaio

Provincialismo: cercare all’estero dirigenti per i musei

Giorni fa ha scritto un signore che, a palazzo Barberini, ha trovato una cassiera che ignorava la mostra su Daniele da Volterra in corso a pochi passi dal suo sportello. Sono il coordinatore dei servizi di accoglienza del Maxxi, non lontano da Palazzo Barberini. Con me lavorano circa 80 assistenti alla visita che — come dice la qualifica — hanno il compito di rendere la visita degli ospiti il più istruttiva possibile. Questo perché la tutela del patrimonio esposto avviene ormai prevalentemente tramite la tecnologia, mentre il personale al pubblico svolge altri compiti. I miei colleghi — dei quali fanno parte anche gli operatori di cassa, le guide didattiche, gli addetti ai bookshop e a quel servizio informazioni cui il suo lettore si sarebbe dovuto rivolgere — parlano in media 4 lingue e hanno un’età inferiore ai trent’anni. L’attesa di fantomatici manager internazionali non mi pare indispensabile. Proposte che, a mio parere, si iscrivono nel solito provincialismo italiano.

Francesco Pellegrino, Museo nazionale delle arti del XXI Secolo Roma

Corriere della Sera,24 gennaio

E del conflitto d’interessi nella riforma non si parla

Ancora una volta sembra nella riforma della legge elettorale non venga stabilita nessuna incompatibilità per essere eletti in Parlamento. E ancora una volta non vi è traccia del conflitto di interessi. Perché si continuano a proteggere uomini politici che dispongono di grandi potentati economici in molti settori e che sono andati in Parlamento soltanto per salvaguardare i loro grandi interessi privati?

Giovannino Gliozzi, Reggio Calabria

ItaliaOggi, 24 gennaio

Draghi poteva stanziare il triplo. Secondo Bini Smaghi

Si può sollevare qualche dubbio sul bazooka di Mario Draghi? Il quantitative easing varato dalla Bce rischia di essere cinque volte meno efficace della misura attuata negli anni scorsi dalla Federal Reserve negli Stati Uniti. Le dimensioni limitate degli acquisti (circa 1.100 miliardi di euro) avranno un effetto sui prezzi stimabile tra lo 0,2% e lo 0,8% nell’arco di due anni. È ragionevole inoltre assumere che un medesimo impatto si avrà in termini di Pil dell’Eurozona. Per avvicinarsi al target del 2% di inflazione nel medio termine, l’ammontare degli acquisti Bce dovrebbe invece essere dell’ordine dei 2.000-3.000 miliardi. La cosa curiosa è che queste cifre le ha snocciolate la grande banca francese Société Genérale, alla cui presidenza è appena arrivata Lorenzo Bini Smaghi, già nel board proprio della Bce.

Andrea Giacobino

La Stampa, 24 gennaio

La Soprintendenza di Torino ha il complesso del binario

Ho l’impressione che la Soprintendenza di Torino abbia qualche problema ideologico con i veicoli su rotaia: prima vuol far togliere il tram dalla Gran Madre, ora un piccolo vagone simbolo, da piazza Castello. Il prossimo passo quale sarà? Togliere i treni da Porta Nuova perché ne rovinano l’architettura?». 

L.G.

La Repubblica, 25 gennaio

Giornata della Memoria: la scuola dovrebbe fare di più

La Giornata della Memoria? C’è pure chi rifiuta il ricordo, perché vuole che il nazismo non muoia. Infatti non è morto. È nell’odio contro il «diverso». Scatena violenza a tutte le latitudini, anche religiosa. Le Croci di fuoco e le Croci uncinate sono la croce dell’umanità. La scuola dovrebbe fare di più per dare una coscienza storica! Far sapere ai giovani che un giorno la follia umana ha privato la persona del diritto a essere persona e a disporre del suo destino; che la negazione di Dio faceva 18 milioni di morti, tra cui 6 milioni di ebrei, solo perché ebrei; che Auschwitz, Buchenwald, Dachau ma anche la Risiera di San Sabba innalzarono un monumento alla Vergogna.

Luigino Piccirilli, Afragola (Na)

Quando il racket falsa il libero mercato

Gestisco un’attività commerciale e non pago il pizzo. Quello, per così dire, ufficiale non mi è mai stato chiesto. All’altro, quello mascherato, fatto di questue quotidiane non ho mai ceduto. Non sono un eroe e non mi sento tale. Ma sono un commerciante oggettivamente svantaggiato. Un’azienda “protetta” dai criminali, sta sul mercato contando su una serie di “servizi” che vanno dalle forniture a prezzi amicali, alla liquidità pronto cassa, dal recupero crediti all’abbattimento del rischio furti e rapine. In una parola il pizzo falsa le regole del libero mercato. Colpisce che su questo fronte la sensibilità dei liberisti a oltranza sia molto meno spiccata.

Lettera firmata, Messina

Ecco perché noi italiani con cantiamo più “Bella ciao”

Francesco Merlo, nel suo appassionato articolo di ieri lamenta il paradosso che la nostra “Bella Ciao”, l’inno che più di tutti, in un miscela di speranza e passione, rivendica il diritto alla libertà di un popolo, sia oggi cantato dagli oppressi di mezzo mondo mentre da noi sia quasi completamente scomparso. Ma forse la spiegazione sta nel fatto che, oggi, in altre parti del globo la figura del nemico vessatore ha contorni più definiti, concreti, tangibili: le ottuse dittature politiche di destra o sinistra, la ferocia disumana del terrorismo, l’oscurantismo religioso. Nel Bel Paese, invece, l’oppressione è forse meno tangibile perché polverizzata in una miriade di angosce contraddistinte dall’immobilismo strafottente della politica, dalla corruzione dilagante, dall’opportunismo più becero, dalla malavita organizzata, da una burocrazia avvilente. Una sorta di subdolo, freddo magma che ci avviluppa. Dovremmo intonare stancamente un Bella Ciao da mattina a sera e tornare sfiniti alle nostre case con le corde vocali arroventate?

Giuseppe De Silva, giuseppe. desilva@alice. it

Giustizia classista e i colletti bianchi la fanno franca

Nella giornata di apertura dell’anno giudiziario il pg di Palermo, Roberto Scarpinato ha sottolineato che la popolazione carceraria ha ancora la fisionomia del 1860. Ovvero che in carcere oltre agli esponenti della criminalità organizzata, non tutti e non per sempre, finiscono quasi sempre esponenti dei gradini più bassi della piramide sociale. Possiamo dunque concludere che la giustizia è ancora inevitabilmente classista? I colletti bianchi, forti delle loro relazioni, delle possibilità economiche che gli garantiscono formidabili collegi di difesa e un complesso di leggi ben al di sotto dell’emergenza che dovrebbero fronteggiare, assicurano ancora oggi una odiosa quota di impunità per i potenti.

Luigi Francioli, Padova

Corriere della Sera, 25 gennaio

Pd: un partito non può essere circolo di dopolavoro

L’Italia è lontanissima dall’essere una democrazia matura, bipolare, come Gran Bretagna, Stati Uniti e altri Paesi occidentali: un partito di sinistra, riformista e progressista, un partito di destra, conservatore e tradizionalista. Per fare un esempio, il Labour Party britannico è composto da varie anime, orientate a sinistra, però alcune liberali, altre legate al mondo sindacale, altre ancora più estremiste; ma è compatto. Da noi, no. Il Partito Democratico è lacerato nelle sue varie anime. Niente di male, è la democrazia, ma alla fine è necessaria una sintesi. Ora non dico che la politica di Renzi debba andare bene a tutti. Chiunque nel Partito ha il diritto di seguirla, di criticarla, di opporvisi. C’è chi sta male solo al sentire parlare di patto del Nazareno: è legittimo. Ma se sei in un partito e sei un parlamentare e, primarie o meno, il partito ti ha aiutato a diventarlo, non hai alternativa: o accetti la sua linea o te ne vai. Un partito politico non è un circolo dopolavoristico. Una scelta diversa, cioè votare contro e restare nel partito, è da opportunista, che non credo i sostenitori del Pd possano apprezzare.

Alberto Voltaggio, albertovoltaggio@alice.it

Il primo giorno di malattia sia a carico del dipendente

A proposito della lettera firmata da Luca Dimummo (Corriere, 20 gennaio), vorrei segnalare che spesso le malattie durano un solo giorno; è pertanto impossibile per il datore di lavoro mandare il medico fiscale, considerato che è necessario il codice malattia rilasciato dal medico di base. Codesto codice viene comunicato al datore di lavoro la sera del giorno di malattia o, addirittura, il giorno successivo. La frequenza di queste indisposizioni (guarda caso per la maggior parte di venerdì o lunedì) sono un costo non indifferente per i datori di lavoro, soprattutto se di dimensioni limitate, come ad esempio, gli studi professionali. E’ quindi auspicabile una modifica dell’attuale legge, che preveda il primo giorno a carico del dipendente ed i successivi tre a carico metà del datore di lavoro e metà del dipendente. Sono certa che l’incidenza delle malattie crollerebbe.

Margherita Corti, mar.corti@yahoo.it

Corriere della Sera, 26 gennaio

E se innaffiassimo di rosso gli scalmanati?

Dopo i fatti di Cremona, non capisco perché la polizia e le altre forze dell’ordine non vengano munite di veicoli dotati di idranti che possano tenere lontani i nostri militari dagli scalmanati con idee di fantastica distruzione.Se poi i getti di acqua fossero colorati con vernice indelebile, preferibilmente rossa,sarebbe poi più semplice riconoscere i criminali, regolarmente nascosti sotto caschi e tute nere, come da manuale del perfetto distruttore.

Marco Righetti, Garda (Vr)

Le popolari andavano cambiate prima di entrare in Borsa

I vertici delle maggiori banche popolari hanno scritto ai loro dipendenti che si opporranno in ogni modo al decreto del governo che intende modificare la ragione sociale della banca da cooperativa a società per azioni. Secondo il mio punto di vista, bisogna risalire a monte, quando queste banche sono state ammesse alla Borsa Valori. In quel momento sarebbe dovuta scattare la richiesta di trasformazione. Queste istituzioni danno molto potere ai dipendenti soci (che di fatto le controllano) e nessuno agli azionisti non dipendenti.

Emma Menegon, Vicenza

Lavoratori malati: meglio l’autocertificazione

Quanta ipocrisia sulle malattie e certificazioni relative. Questione annosa sindacal/nazionale: basterebbe introdurre l’autocertificazione per i 3 giorni di assenza (non si autocertifica tutto ormai?) come del resto avviene in tutta Europa. Invece no, si coinvolge il medico così si deresponsabilizzano tutti e vi è un sicuro capro espiatorio: al diavolo il rapporto medico paziente e la sua centralità che è doverosa quando si instaura un contatto. Le malattie certificate dal medico per pochi giorni? Un aspetto del ritardo italiano.

Primino Botta, medico, Vernate (Mi)

La condanna di Green Hill è tutt’altro che una vittoria

Si può considerare una vittoria della giustizia dell’uomo la condanna dei vertici della Green Hill? Se facciamo i conti sulla condanna a un anno e sei mesi del veterinario dell struttura risulta che per ogni 11 cani, dei 6.000 beagle uccisi, questo è stato condannato con la sentenza di primo grado, a un solo giorno di detenzione. A parte il fatto che la Federazione dell’ordine dei veterinari non avrebbe ancora espulso il veterinario in questione né si sarebbe proposta come parte civile nel processo, non mi sembra che ci si possa sentire soddisfatti per la sentenza né considerarla esemplare. In Italia così come nel resto del mondo i diritti di ogni animale sono anciora fermi all’età della pietra.

Alfio Lisi, alfio-lisi@libero.it

La Repubblica, 27 gennaio

Una vergogna l’Italia che non c’è ad Auschwitz

Sono un’insegnante di Lettere e lo scorso aprile ho accompagnato i miei studenti dell’ultimo anno di Grafico Pubblicitario dell’Istituto “G. Falcone” di Gallarate (Va) al Viaggio della Memoria, organizzato da Cgil e Cisl Lombardia. L’orrore all’entrata nel campo di Auschwitz anche a distanza di tanti anni dai fatti, si è materializzato davanti a noi; quello che più colpiva era il silenzio di tutti quei ragazzi (e ce n’erano tanti) perché in quel luogo non escono neppure le parole. Anche noi (mi riferisco alla lettera di una studentessa da voi pubblicata giorni fa) siamo rimasti basiti quando la guida ci ha mostrato il block destinato all’Italia per il ricordo degli ebrei italiani vittime della ferocia nazista. È chiuso da ben quattro anni per “mancanza di fondi”. Lei capisce: mancanza di fondi. Abbiamo deposto, molti di noi con le lacrime agli occhi, una corona di fiori sulla targa scritta in italiano che ricorda le nostre vittime. Credo che i governi italiani degli ultimi anni dovrebbero vergognarsi.

Alberta Rampi, albertarampi@hotmail.it

La Stampa, 27 gennaio

Tagliare servizi e diritti è morale?  

Credo sia il momento favorevole, anche dopo il risultato delle elezioni politiche in Grecia, per riflettere sul rapporto tra tagli di servizi ed esigenze dell’umanità. Gli spunti non mancano. A proposito delle polemiche sorte dopo la liberazione di Greta e Vanessa – il dibattito si è acceso per il presunto riscatto pagato dal governo italiano per riportare in patria le due cooperanti sequestrate in Siria -, l’inviato de La Stampa, Domenico Quirico, ha dichiarato sicuro: «L’unica cosa che mi interessa sono le vittime. Le vittime sono innocenti. Trovo del tutto osceno, anzi immorale assimilare la vita umana al denaro». Un ragionamento simile è presente nel magistero di Papa Francesco. Si legge nel libro-intervista «Questa economia uccide» (Piemme, 2015) dei vaticanisti de La Stampa, Andrea Tornielli e Giacomo Galeazzi: «Quando al centro del sistema non c’è più l’uomo ma il denaro, uomini e donne non sono più persone, ma strumenti di una logica “dello scarto” che genera profondi squilibri. I mercati e la speculazione finanziaria non possono più godere di autonomia assoluta». Senza allargare l’orizzonte sulla difficoltà che vivono da alcuni anni le fabbriche, dove la crisi economica ha mietuto ormai milioni di «vittime» (tra giovani inoccupati e adulti licenziati), mi limito a domandare: è equilibrato tagliare reparti di ospedali o linee ferroviarie? Porto un esempio, poiché accaduto in questi giorni. A Bordighera si è svolto sabato un flash mob di protesta contro il taglio delle fermate in stazione di intercity e Thello, il nuovo treno che collega Milano con Marsiglia. Alla faccia del turismo, molte persone hanno già fatto sapere che non potranno più venire a soggiornare nella “città delle palme”. Donatella Albano, senatrice del Pd intervenuta alla manifestazione, ha detto: «Purtroppo capita spesso che le esigenze di mercato non coincidano con quelle dei territori». Insomma, per concludere la breve riflessione, domando: è morale eliminare servizi e diritti senza pensare ai disagi e alla salute delle persone?  

Stefano Masino

ItaliaOggi, 27 gennaio

Il paese dei balocchi di niome Grecia

Il quotidiano Le Monde pubblica un lungo servizio su una famiglia greca (padre e madre sui 30-40 anni e un figlio piccolo) che è ridotta sul lastrico perché, a seguito della crisi, il marito ha perso il posto di lavoro e la moglie si è vista decurtare del 30% lo stipendio. L’articolista chiede ai due, che sono, uno, un impiegatino pubblico e l’altra un’inserviente: “Che stipendio prendevate assieme?”, “Sui tremila euro netti mensili” è la risposta. Siccome il costo della vita greco (l’ho constatato di persona dato che ogni anno vado in Grecia) è almeno del 50% inferiore a quello italiano, questi due impiegatini portavano quindi a casa un potere d’acquisto italiano da 6 mila euro al mese. Capisco quindi che adesso i greci debbano tirare la cinghia: hanno gozzovigliato troppo a lungo a spese degli altri. Vivevano nel paese dei balocchi. Non poteva durare per sempre. Nell’isola di Zante, per esempio, il tasso di ciechi (con relativo assegno) era pari a sei volte la percentuale media nel mondo civilizzato. Tsipras adesso dice: “Chi ha avuto ha avuto. E chi ha dato, ha dato. Cancelliamo il debito”, “Se po’ fà” direbbero a Roma. Ma poi chi vuoi che ti dia gli ulteriori prestiti di cui tu hai bisogno per potere andare avanti?

Pierpaolo Albricci

Il Fatto Quotidiano, 27 gennaio

Giorno della memoria per chi?

Ma a chi crede di parlare il “Giorno della memoria”? Certo non ai cittadini italiani ebrei che hanno il diritto di raccontare o non raccontare quei giorni e, se mai, hanno cose da dire sui nostri giorni. Gli indifferenti e quelli che dicono “sarà, ma io non ho le prove” dubito che saranno toccati da immagini e racconti di un passato che si allontana. Tutti gli altri sanno, sostano educatamente un minuto e poi vanno via. Forse pensano che il presente è già bbastanza pieno di mostri.

Alessandro

Corriere della Sera, 27 gennaio

Ma quanto è costata la farfallina della poliziotta?

Una poliziotta è stata riammessa al lavoro dopo che nel 2007 non era stata giudicata idonea al servizio per la presenza di un tatuaggio sulla caviglia (una farfalla di 5 centimetri). Ora le saranno pagati tutti gli stipendi arretrati. Senza entrare nel merito né della decisione iniziale né della sentenza finale, mi chiedo se abbia senso impiegare otto anni per decidere su una farfallina, e quante centinaia di migliaia di euro in arretrati e spese legali sia costato allo Stato (e quindi a tutti noi) non far lavorare questa ragazza.

Marco Pozzi, Monza (Mb)