Stop privatizzazioni: la sfida di Tsipras ai mercati

Stop privatizzazioni: la sfida di Tsipras ai mercati

Il nuovo governo greco ha tenuto oggi il primo consiglio dei ministri, promettendo un deciso cambio di rotta sia nella politica interna che in quella estera. Oltre a parole molto decise pronunciate da Tsipras, leader di SYRIZA, promettendo di affrontare la grave situazione sociale ed economica del paese, i membri del suo governo hanno già rilasciato numerose dichiarazioni che riguardano le privatizzazioni, il settore pubblico e anche i rapporti con la Russia e l’UE. Nel frattempo, per il terzo giorno consecutivo, la borsa di Atene ha registrato perdite molto pesanti.

Il primo annuncio forte è arrivato quando il nuovo governo greco non si era neppure ancora riunito: Thodoris Dritsas ha promesso martedì sera la cancellazione della privatizzazione dell’Autorità Portuale del Pireo (OLP), dicendo che «il carattere pubblico del porto sarà mantenuto. La vendita si ferma qui». Dritsas, di SYRIZA, è il nuovo responsabile del trasporto marittimo all’interno del “superministero” dell’Economia guidato da Giorgios Stathakis (che ha assunto le competenze anche nel settore delle infrastrutture, del trasporto marittimo e del turismo).

Il porto del Pireo e quello di Tessalonica dovevano essere venduti tramite il grande fondo per le privatizzazioni statali greco, chiamato TAIPED. Il fondo è nato nel 2011 e ha avuto una vita molto burrascosa, cambiando tre responsabili in poco più di un anno e rivedendo continuamente al ribasso i suoi obiettivi. L’annuncio di ieri promette di mettere ancora più in difficoltà il piano multimiliardario che interessa i beni di proprietà pubblica greci, messo in piedi dai governi precedenti nel disperato tentativo di trovare le risorse per fronteggiare il collasso dei conti pubblici.

La Cina e il porto del Pireo

Nel caso del Pireo, lo stato greco aveva in programma di vendere il 67 per cento della proprietà, con il Gruppo Cosco cinese in prima fila per l’acquisto. Nel 2009, Cosco – di proprietà dello stato cinese – ha pagato 500 milioni di euro una concessione di 35 anni per metà dell’area portuale, triplicando il traffico e facendone uno dei principali punti di accesso delle merci cinesi in Europa.

Durante una visita in Grecia a metà del 2014, il premier cinese Li Keqiang aveva chiarito – con il plauso della controparte greca Samaras – che gli investimenti cinesi guardavano ben al di là del Pireo, dicendo che «la Cina vuole più cooperazione con la Grecia negli aeroporti, nelle ferrovie, nelle strade e in altri progetti infrastrutturali».

Un’altra privatizzazione a rischio

La giornata di oggi è cominciata con un annuncio altrettanto pesante: il ministro dell’energia, dell’ambiente e della “ricostruzione produttiva” Panagiotis Lafazanis ha detto che bloccherà i piani per privatizzare PPC, la più grande società energetica del paese e di cui lo Stato possiede il 51 per cento. PPC è anche una delle principali estrattrici mondiali di lignite.

Il piano per la vendita di circa un terzo di PPC – definito dall’allora ministro dell’energia Yannis Maniatis «una delle più grandi riforme discusse negli ultimi anni» – era stato approvato a metà del 2014 tra le proteste dell’opposizione e dei sindacati. La sospensione è una mossa che entra a gamba tesa nella questione dei prossimi negoziati con la Troika: liberalizzare il mercato dell’energia era infatti una delle condizioni poste dall’UE e dal Fondo Monetario Internazionale per dare alla Grecia la tranche del prestito di 240 miliardi di euro prevista per lo scorso autunno.

All’apertura delle contrattazioni alla Borsa di Atene, sia PPC che l’autorità portuale del Pireo hanno perso intorno al 7 per cento, mentre le azioni delle banche greche hanno registrato perdite ancora più pesanti.

Il primo consiglio dei ministri

Aprendo i lavori della prima riunione del suo governo – già al lavoro, nonostante il voto di fiducia in Parlamento sarà tra una settimana – Alexis Tsipras ha messo in chiaro che rinegoziare il debito è uno dei primi obbiettivi: «Siamo un governo di salvezza nazionale. Il nostro obbiettivo è negoziare un alleggerimento del debito».

Gli altri due punti chiave delle sue parole sono state la necessità di lavorare per rispondere alla crisi umanitaria dei greci colpiti dalla crisi e quella di ristabilire la dignità nazionale: «Questo governo non ha altri legami o padroni che il popolo», ha detto Tsipras.

Promettendo di portare un «cambiamento radicale» e di combattere il «clientelismo» e gli «interessi acquisiti», Tsipras vorrebbe approvare come primo provvedimento l’aumento del salario minimo a 751 euro, dagli 580 attuali.

Anche sul fronte della pubblica amministrazione, che in Grecia impiega 600 mila persone, il governo Tsipras promette di dare battaglia rispetto a quanto concordato dal governo precedente con i creditori internazionali. Il responsabile ministeriale per la riforma amministrativa Giorgos Katrougkalos ha detto che il piano di “mobilità” che permette il licenziamento dei dipendenti pubblici sarà «una delle prime cose» su cui si metterà al lavoro.

La politica estera

Il giornale greco Kathimerini ha aggiunto nella serata di martedì un altro tassello del quadro: il nuovo governo potrebbe, già in settimana, mettere il veto su nuove sanzioni alla Russia per quanto sta accadendo in Ucraina e per il sostegno alle forze filo-russe contrarie al governo di Kiev.

Il governo Tsipras ha detto in un comunicato di non essere stato consultato a proposito di un messaggio di Bruxelles, inviato dal presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, che apre la strada a nuove misure contro la Russia. Le sanzioni devono però essere approvate all’unanimità dai 28 stati membri e già domani, nella riunione dei ministri degli esteri europei a Bruxelles, il neoministro greco Nikos Kotzias avrà la possibilità di utilizzare il suo voto contrario – e di mettere ancora più in crisi la già confusa risposta dell’UE sulla crisi ucraina.

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