Viva la FifaInfront ai cinesi: come cambia il calcio mondiale

Infront ai cinesi: come cambia il calcio mondiale

C’era un cinese che un giorno decise di comprarsi il calcio. Non è l’inizio di una barzelletta. Piuttosto, è l’inizio di un nuovo impero. L’impero mediatico-calcistico di Wang Jianlin. Dentro il calderone ci sono tutti: Blatter, suo nipote, una potente società che gestisce i diritti tv. Persino due Mondiali di calcio, più un terzo futuro che, possiamo scommetterci, finirà organizzato da un Paese asiatico o oceanico.

Come ogni storia che si rispetti – storia vera, lo abbiamo detto, non una barzelletta – si comincia dal principio. Cioè da quando il magnate cinese delle costruzioni Wang Jianlin si trova in difficoltà. Il che è strano da dire, visto che in Cina lo considerano il più ricco di tutti. Ma la colpa non è sua. La colpa è del mercato immobiliare cinese, in aperta flessione. Un problema non da poco, se l’azienda che gestisci – la Dalian Wanda – si occupa proprio di investimenti in quel ramo. E allora, come dicono nei piani alti della finanza, bisogna “diversificare”. Mettere i soldi in altro. Magari nelle cinema. Ecco che Jianlin compra l’Amc Entertainment Group per 2,6 miliardi di dollari, divenendo così il più grande proprietario di sale cinematografiche al mondo. Ma se vuoi diventare tu stesso un brand, c’è una cosa che ti può rendere famoso in tutto il mondo. Ed è quella cosa per cui in Cina in tanti impazziscono, tanto da aver chiamato gente come Marcello Lippi o Fabio Cannavaro e fargli fare gli allenatori a peso d’oro. Sì, il calcio.

E allora, ecco che il nome di Jianlin comincia a girare in Italia. Qui le cose non vanno granchè. Una volta eravamo il campionato più bello del mondo, poi è arrivata la crisi e noi, anziché diversificare, ci siamo persi per strada: abbiamo preferito far sedere il nostri calcio sul divano, davanti alla tv e a suoi ricchi contratti, piuttosto che lavorare sul marketing, sugli stadi. Jianlin mette gli occhi sulla Roma, perché lì  qualcosa si muove grazie al nuovo arrivato, lo statunitense James Pallotta. Va bene altri investimenti, ma c’è lo stadio e a Jianlin si rizzano le orecchie. Fiuta l’affare, si può tornare a mettere qualche soldo nel mattone. Jianlin però non vuole aprire il portafoglio a caso e vorrebbe una fetta del capitale giallorosso. Diciamo un 20%. Nella capitale in molti si domandano perché un uomo così ricco dovrebbe spendere così poco. Una domanda che abbiamo smesso di farci quando Jianlin, a gennaio, compra il 20% di quote dell’Atletico Madrid per 45 milioni di euro. Soldi santi e benedetti, per un club che ha ancora pendenze con la Fiscalidad spagnola per oltre 100 milioni di euro (e lo chiamano modello), ma che sta investendo in uno stadio di proprietà. E che rappresenta una città dove sul mattone si può ancora puntare, un po’ come già fatto dal dirimpettaio dei Colchoneros Florentino Perez e il suo bel gruzzoletto tirato su dalla Ciudad Deportiva.

Ma il viaggio di Jianlin in Italia non è andato a vuoto. Certo, lì investire non è facile, se non fai parte di un certo giro. Ma dalle nostre parti di giro ce n’è un altro e sta proprio nel calcio. Ed è un gruppo di club di Serie A che affidano i propri servizi di marketing e pacchetti ospitalità ad una società chiamata Infront. Dentro ci sono il Milan, il Genoa, la Lazio. Da poco anche l’Inter, che ha lasciato Rcs. Infront Italy è gestita da Marco Bogarelli, già consigliere di Milan Channel. La tv c’entra, eccome. Perché dal 2010, Infront è anche advisor dei diritti televisivi della massima serie. Parliamo quindi di una società che, di fatto, è legata a buona parte dei fatturati delle squadre di Serie A, attuali e futuri. Perché nel nostro campionato il 60% del totale dei bilanci dipende dalle televisioni. E perché i ricavi commerciali sono quel comparto in cui il calcio italiano proverà a mettere i propri sforzi per diversificare.

Diversificare: la parola magica che muove Jianlin. Che a inizio febbraio 2015 apre il libretto degli assegni e firma: 1,05 miliardi di euro per rilevare tutta Infront dal fondo Bridgepoint. Un acquisto tempestivo, per due motivi. Il primo, come visto, è tutto italiano. Legandosi a Infront, il calcio italiano può sviluppare meglio strategie di marketing in Asia, ovvero in un mercato che ha grande fame di pallone. Le squadre di Premier League lo hanno capito anni fa, noi solo ora, ma meglio tardi che mai. Un dare e avere, certo. Jianlin può investire nel nuovo stadio del Milan, magari già in quello del Portello, se il progetto vincerà il bando di Fondazione Fiera il prossimo 10 marzo. Su questi punti, Bogarelli non si è nascosto e di recente, a Radio 24 ha spiegato che l’arrivo di Jianlin «sarebbe un’opportunità per un club come quello rossonero». Poi ha specificato: «Un conto è il discorso sullo stadio. Sulle quote non so nulla. Ma come Infront penso che siamo in grado di offrire opportunità nuove alle squadre».

Ma la tempestività di Jianlin sta anche nell’arrivare in un momento in cui la polemica sulla tv infuria. Protagonista non casuale è stato Galliani, che si è infuriato per la riproduzione delle immagini di Juve-Milan, nel caso del presunto fuorigioco di Tevez. Secondo Galliani, la regia dovrebbe essere affidata totalmente a regie indipendenti. L’effetto creato dall’ad rossonero è stato quello voluto: dopo lo scambio caldissimo di tweet e comunicati stampa tra Torino e Milano, la Lega Calcio avrebbe virato sull’affidare la regia proprio a una produzione indipendente. Magari formata dalla stessa Infront: «Non vedo perché no, visto che siamo advisor della Lega, lavoriamo e rischiamo insieme. I registi sono sul mercato, è un lavoro tipicamente freelance», ha rilanciato Bogarelli.

Jianlin però non guarda solo all’Italia. Nel guardare il nome del ceo di Infront, si ha un sussulto: Blatter. Non Sepp, ma Philippe, nipote del numero uno della Fifa. Sepp è ancora in corsa per la presidenza, l’ennesima, del governo del calcio mondiale. Ma per restare in sella, anzi in poltrona, il buon Sepp ha bisogno di tutti gli appoggi possibili. Appoggi che stanno rischiando di mancargli, soprattutto dopo quei pasticciacci brutti di Russia 2018 e Qatar 2022. Le accuse di corruzione, oltre a quelle sul possibile spostamento della prima coppa araba della storia causa caldo asfissiante, hanno indispettito tutti quei broadcaster che si sono già assicurati i relativi diritti tv, gestiti da Infront. E allora, ecco l’arrivo salvifico di Jianlin, che con i suoi soldi fa da stabilizzatore, da calmante per il mercato. Quel mercato che in parte Jianlin stesso rappresenta in Asia, dove parte dei diritti tv delle competizioni Fifa dal 2015 al 2022 sono in mano sua: in fondo c’è da fare concorrenza alla Img, che comanda il settore con un fatturato da 1,5 miliardi all’anno. Un aiuto che Blatter, siamo certi, non dimenticherà. Magari facendo assegnare un Mondiale alla Cina (prima o poi accadrà). O all’Australia: lì Jianlin ha appena investito nel porto di Sidney.