Taccola“Renzi ha perso tempo sull’Ilva, ora bisogna correre”

“Renzi ha perso tempo sull’Ilva, ora bisogna correre”

«Il governo ha perso tempo sull’Ilva». Massimo Mucchetti, senatore Pd, presidente della Commissione Industria, commercio e turismo, è diventato un personaggio chiave nella vicenda dell’acciaieria di Taranto. È lui che sta gestendo le audizioni dei protagonisti di quello che sulla carta può essere il rilancio della società: dal super-consulente del premier Renzi, Andrea Guerra, alle sigle sindacali, all’amministratore straordinario (ed ex commissario) Piero Gnudi, fino ai vertici di Cassa Depositi e Prestiti. Non risparmia bacchettate ai senatori che fanno domande a sproposito, né le frecciate al governo, che ha perso tempo a cercare compratori (Arvedi, Arcelor Mittal, gli indiani di Jindal), quando «era chiaro che in queste condizioni nessuno avrebbe mai preso mai l’Ilva». 

Dalle commissioni congiunte Industria e Ambiente usciranno gli emendamenti che modificheranno il decreto di Natale sull’Ilva. In teoria una grande occasione di rilancio per il sito di Taranto e gli altri nel nord Italia, con il ritorno dello Stato nel capitale con la creazione di una newco e di una bad company. Oggi però la pratica parla di aziende dell’indotto sull’orlo del fallimento, che hanno iniziato a ricorrere alla cassa integrazione, che soprattutto vedono lo spettro di finire nel baratro che spetta ai creditori di una società fallita: recuperare il 10-15% e chissà quando. 

A parlarne è stato lo stesso Andrea Guerra (uno dei soci de Linkiesta, ndr), il manager ex Luxottica attualmente consigliere economico di Renzi, nella sua audizione al Senato del 20 gennaio: «le aziende di conto economico chiudono in 20 anni. Quelle di stato patrimoniale in una notte». Tradotto: o arrivano subito i 150 milioni a cui l’Ilva ha avuto diritto dopo 20 anni di contenzioso con lo Stato (o meglio con la società pubblica Fintecna) o non servirà a niente aspettare gli 1,2 miliardi della famiglia Riva sequestrati (per lo più nella banca svizzera Ubs) e quelli che aggiungerà lo Stato, attraverso il nuovo Fondo di garanzia. «Facciamo in fretta: anche il miliardo, se non arrivano i 150 milioni non serve – ha detto Guerra -. O i soldi arrivano o è un disastro». 

Il concetto sarà ribadito nella mattina di giovedì 5 febbraio, in un super-vertice a dieci che vedrà presenti oltre a Guerra il premier Matteo Renzi, i ministri Federica Guidi (Sviluppo economico) e Pier Carlo Padoan (Economia e Finanza), i tre commissari dell’Ilva e i vertici della Cassa Depositi e Prestiti.

Come stanno provando a sciogliere i nodi gli emendamenti al decreto, in vista di un arrivo in Aula al Senato che è prevista tra una decina di giorni? Mucchetti parte proprio dai soldi da recuperare. 

In che direzione stanno andando gli emendamenti al decreto Ilva?

Il disegno di legge di conversione del decreto Ilva e Taranto va approvato entro il 6 marzo, pena la decadenza del decreto. Le Commissioni Industria e Ambiente hanno audito i portatori di interesse e completato la discussione generale. Sono stati presentati circa 300 emendamenti. I relatori Lanies e Tomaselli, che hanno già presentato alcuni loro emendamenti, si sono riservati di presentarne altri che saranno oggetto di eventuali subemendamenti. I problemi che hanno suscitato la maggior attenzione sono la riscossione dei denari dei trust ex Riva, circa 1,2 miliardi, sequestrati dalla magistratura milanese ma oggi custoditi alla banca Ubs di Zurigo, la pronta esecuzione dell’accordo tra Fintecna e Ilva per chiudere il contenzioso ambientale che può far affluire all’amministrazione straordinaria 150 o forse anche 156 milioni, i tempi di completamento dell’Aia, la responsabilità penale dei commissari e dei loro delegati nelle opere previste dall’Aia, il trattamento dei fornitori strategici e non, ma forse il punto più delicato è la costituzione della nuova società che dovrebbe prendere in affitto gli stabilimenti dai commissari.

Che cosa cambia con la certificazione di insolvenza per i creditori? Aumentano i rischi per loro di non vedere più i soldi? In che modo gli emendamenti pongono rimedio a questo problema? 

Quando un’impresa non riesce più a pagare i propri debiti diventa insolvente e il Tribunale non può non prenderne atto. A quel punto può scattare la procedura fallimentare, con l’eventuale apertura di un procedimento per bancarotta fraudolenta, ovvero, nei casi di rilievo nazionale con qualche speranza di rinascita, può essere chiesta l’amministrazione straordinaria in base alla legge Marzano così come in seguito modificata. In questo secondo caso, l’impresa congela i debiti pregressi e prosegue nelle sue attività con lo Stato che diventa garante dei debiti accesi dalla procedura. Prosegue direttamente o affittando il ramo d’azienda a terzi. È questa la situazione dell’Ilva. Ora i commissari faranno il censimento degli attivi e dei passivi, stabiliranno quali fornitori vanno considerati strategici o perché indispensabili al funzionamento degli stabilimenti o perché impegnati nel risanamento ambientale. Costoro non subiranno l’interruzione del rapporto.

Per gli altri si possono prevedere tamponi quali la garanzia pubblica per poter scontare le fatture Ilva in banca. Si potrebbe pensare a una sospensione dei versamenti dell’Iva. Ma bisogna trovare le coperture nei bilanci pubblici e, in ogni caso, va rispettata la par condicio creditorum. La posizione dei fornitori non è invidiabile in questa come nelle altre procedure fallimentari. In prospettiva, come è avvenuto in Parmalat, si potrebbe anche offrire ai creditori la possibilità di convertire i loro crediti in azioni Ilva.

È ancora necessario modificare la legge Marzano, inserendo la clausola sull’interesse strategico nazionale, visto che ora l’insolvenza è stata certificata?

La Marzano viene aggiornata in più punti. Bisognava dare al commissario uscente la possibilità di chiedere la Marzano. Andava inoltre indicato e aggiornato il titolo giuridico per ottenere il denaro dalla Svizzera. Insomma, la legge si adegua alle situazioni che cambiano.

Il consigliere economico del premier, Andrea Guerra, gli imprenditori dell’indotto, i sindacati, tutti stanno dicendo che c’è la massima urgenza di ottenere liquidità, sia i 150 milioni di euro da Fintecna sia gli 1,2 miliardi dei Riva sequestrati in Svizzera. Che tempi state prevedendo per l’ottenimento di questi fondi? Gli emendamenti intervengono anche su questi aspetti?

Andrea Guerra ha appena iniziato la sua missione a palazzo Chigi. Ha avuto subito chiara l’urgenza di assicurare adeguati mezzi finanziari per il risanamento ecologico e il rilancio industriale dell’Ilva. Le Commissioni del Senato, che seguono la crisi Ilva dall’origine, avevano anch’esse ben chiaro il punto da gran tempo. Il governo, invece, ha perso tempo prezioso non accogliendo le richieste di modificare il decreto terra dei Fuochi per poter concretamente incassare i denari ex Riva e poi mandando a casa Bondi.

In che modo il governo ha perso tempo?

Ricordo che a giungo venne nominato commissario Gnudi con il mandato a vendere l’Ilva senza fare alcun piano industriale, comprensivo dell’esecuzione dell’Aia, perché a questo avrebbe pensato il compratore. Dopo molti mesi, che hanno bruciato tanto denaro, il governo ha finalmente capito ciò che da sempre era chiaro: in queste condizioni nessuno prenderà mai l’Ilva. Di qui, preso atto delle difficoltà finanziarie, il ricorso alla Marzano e il lavoro con le Commissioni Industria e Ambiente del Senato, finalmente impostato in termini di collaborazione. I tempi glieli ho già detti all’inizio.

Come si recuperano i soldi?

Nel merito, credo si debba offrire ai commissari la possibilità di chiamare i soldi ex Riva a titolo di sottoscrizione di obbligazioni Ilva, emesse dalla procedura assegnando loro una prededucibilità, per così dire, di terzo grado: dopo i crediti privilegiati e quelli maturati da fornitori e banche con l’amministrazione straordinaria. Quanto ai fondi in arrivo da Fintecna va chiarito che con questa somma si sanano definitivamente tutti gli eventuali contenziosi che potessero insorgere sulla gestione ante privatizzazione, e a tal fine sarà bene evitare che ci debba mettere la firma il ministero dell’Ambiente che ha fatto causa all’Ilva per 10 miliardi senza distinguere tra gestione pubblica e gestione privata.

Ci saranno modifiche rispetto alla tempistica dell’attuazione delle prescrizioni Aia rispetto a quelle previste dal decreto (entro il 31 luglio 2015 realizzare almeno l’80 per cento delle prescrizioni in scadenza a quella data)?

È una questione oggetto di discussione in Parlamento. Non posso adesso ipotizzare conclusioni. Posso solo far osservare che gli investimenti esigono denari e fino a quando i denari non ci sono è difficile aprire i cantieri.