Wolfgang Schäuble, il lupo che azzanna la Grecia

Wolfgang Schäuble, il lupo che azzanna la Grecia

Al centro del negoziato tra i creditori internazionali e la Grecia c’è la figura dell’anziano ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble. Lunedì scorso, dopo l’incontro dei responsabili economici dell’eurozona, il 73enne Schäuble ha lasciato da parte la diplomazia – come aveva fatto spesso in passato – e ha detto: «Quello che ho sentito finora non ha rafforzato il mio ottimismo».

Ha anche rifiutato di commentare la possibilità di un’uscita dall’euro della Grecia, con uguale decisione: «Fin quando la Grecia non vuole un programma, non devo pensare alle opzioni». Anche se è disposto a un negoziato con la Grecia, come del resto Angela Merkel, Schäuble pensa che Tsipras debba accettare integralmente il programma attuale, chiedendo al massimo un’estensione. Ogni altra proposta, semplicemente, non va presa in considerazione.

Chiamato spesso con il diminutivo “Wolf” – che in tedesco significa anche ”lupo” – Schäuble è noto per il suo carattere brusco e scostante. Allo stesso tempo, è anche molto apprezzato in patria, una reputazione che si è costruito con la sua pluridecennale carriera politica e, non da ultimo, con la sua stessa storia personale.

In entrambi i campi, Schäuble è passato attraverso prove molto dure: dall’attentato che lo ha costretto su una sedia a rotelle al vecchio scandalo che è andato vicino a stroncarne la carriera. Ma a oltre quarant’anni dal suo ingresso in parlamento Schäuble è ancora lì, unico della sua generazione a tirare ancora le fila della politica tedesca. Quanto il greco Yanis Varoufakis è eccentrico e controcorrente, tanto Schäuble rappresenta il politico di lungo corso. Entrambi si trovano ora impegnati nella stessa battaglia: quella per il destino della Grecia e dell’Europa. 

L’attentato

Wolfgang Schäuble è nato a Friburgo, nel sudovest della Germania, il 18 settembre 1942. Ha studiato economia e giurisprudenza alle università di Friburgo e Amburgo. È di religione protestante, è sposato con un’economista e ha quattro figli. Iscritto alla Cdu da quando aveva 23 anni, fa parte del parlamento tedesco dal 1972, il più longevo ancora in carica.

L’ascesa politica di Schäuble comincia vicino a Helmut Kohl, il padre-padrone della Cdu e della politica tedesca per tutti gli anni Ottanta e Novanta. Nei governi Kohl, Schäuble fu più volte ministro: da titolare del ministero dell’Interno, guidò per la Germania Ovest i negoziati per la riunificazione con l’Est. Era l’astro nascente della Cdu e già si parlava della sua ascesa al ruolo di cancelliere. Kohl tollerava poco l’emergere di figure che potessero fargli ombra e solo Schäuble faceva eccezione, rispettato com’era nella politica tedesca e all’interno del partito.

L’ascesa politica di Schäuble comincia vicino a Helmut Kohl

Verso le dieci di sera del 12 ottobre 1990, tenne un discorso a un evento elettorale nella cittadina di Oppenau, nella Foresta Nera – nel “suo” Land del Baden-Württemberg e a pochi chilometri da dove era cresciuto – e aveva appena lasciato il microfono tra gli applausi. Nella birreria “Bruder” c’erano circa trecento sostenitori della Cdu. Qualcuno chiedeva un autografo, altri una stretta di mano.

Poco prima che raggiungesse la porta, un uomo di 37 anni con precedenti per droga e un passato di problemi psichiatrici superò gli uomini della sicurezza e sparò contro Schäuble alcuni colpi di pistola. Ferì una guardia del corpo. Un proiettile raggiunse il ministro al lato destro del volto, un altro gli si conficcò nella spina dorsale.

L’attentatore venne bloccato subito dopo. Al processo disse che aveva sparato a Schäuble perché ministro dell’Interno «di questo Stato da cui mi sento terrorizzato». Fu diagnosticato di schizofrenia paranoide allucinatoria, giudicato incapace di intendere e di volere e destinato a un ospedale psichiatrico (da cui è uscito nel 2004). I medici lottarono per salvare Schäuble, trasferito in ospedale in elicottero: sopravvisse, ma rimase paralizzato dalla terza vertebra toracica in giù e da allora è costretto su una sedia a rotelle.

L’erede designato

Se la vita di Schäuble cambiò per sempre – la sua biografia migliore, di Hans Peter Schütz, si intitola Zwei Leben, “due vite” – la sua carriera politica riprese molto presto. Di lì a pochi mesi, nell’estate del 1991, avrebbe tenuto al Bundestag il suo discorso più celebre, sulla necessità di spostare la capitale da Bonn a Berlino, che fu decisivo nel convincere anche l’opposizione. Quando la popolarità di Kohl cominciò a calare, molti in Germania pensavano che Schäuble avrebbe preso il suo posto. Nel 1997 Kohl confermò che fosse l’erede, ma chiarì anche che lui non si sarebbe fatto da parte tanto presto. Come ha scritto lo Spiegel, i due uomini erano «incatenati insieme, nella buona e nella cattiva sorte».

La cattiva sorte sarebbe arrivata di lì a poco. Dopo la sconfitta elettorale del 1998 che mise fine all’era Kohl, costringendolo a farsi da parte, fu Schäuble a diventare presidente del partito. Tutti si aspettavano che il suo momento fosse arrivato.

La biografia migliore di Schäuble si intitola Zwei Leben, “due vite”

Ma di lì a poco arrivò uno dei momenti più difficili della sua carriera: a novembre del 1999 scoppiò uno scandalo di finanziamenti illeciti e conti all’estero che avrebbe investito in pieno lui e il suo potente predecessore. In un’intervista televisiva, Schäuble ammise di aver incontrato il commerciante d’armi al centro dello scandalo, Karlheinz Schreiber, e di aver ricevuto da lui centomila marchi in contanti per la Cdu nel 1994. Si dovette scusare per aver mentito sui suoi rapporti con Schreiber in parlamento.

Continuò a sostenere di non aver fatto nulla di illegale, ma le voci che chiedevano le sue dimissioni si moltiplicavano e venne contestato a un evento del partito. Mentre Schäuble lottava per mantenere il suo ruolo, pochi si arrischiavano a criticare direttamente Kohl. Fece eccezione la nuova segretaria generale, una figura relativamente poco conosciuta che veniva dalla Germania orientale e fino alla caduta del Muro non aveva avuto alcun ruolo nella politica attiva. Senza consultare il presidente Schäuble, la segretaria pubblicò sulla Faz un duro articolo di condanna alla vecchia leadership della Cdu. La scommessa ebbe successo: nel febbraio del 2000 l’ambiziosa politica orientale prese il posto di Schäuble alla presidenza. Il suo nome era Angela Merkel.

Il ministro e la cancelliera

I rapporti tra Schäuble e Kohl, in quel periodo turbolento, si guastarono irrimediabilmente: Schäuble smise di rivolgergli la parola e l’ex cancelliere, da parte sua, non si è neppure disturbato a inventarsi una scusa quando non si è presentato ai festeggiamenti per i 70 anni del suo ex erede designato, nel 2012.

Con pazienza e autodisciplina – alcune delle doti che tutti gli riconoscono – Schäuble riuscì comunque a organizzare il ritorno sulle scene. Lo scandalo di fine anni Novanta gli ha impedito, probabilmente per sempre, di diventare cancelliere, ma per restare sulla breccia ha dovuto scendere a patti con la realtà e accettare che dopo l’era Kohl si è inaugurato un nuovo regno nella politica tedesca, quello di Angela Merkel.

Inizialmente, le relazioni tra i due non sono state buone, soprattutto dopo che la cancelliera cedette alle insistenze della Fdp e ritirò la candidatura di Schäuble alla presidenza della Repubblica federale nel 2004, dopo avergliela promessa. Ma sia Schäuble che Merkel dimostrarono di saper superare le loro vecchie divergenze e di avere, in qualche modo, l’uno bisogno dell’altra.

L’anno successivo, infatti, Angela Merkel – fresca vincitrice delle elezioni federali tedesche, prima donna a riuscirci – chiese a Schäuble di tornare alla guida del ministero dell’Interno, che aveva lasciato quasi quindici anni prima. La mossa stupì molti, così come l’accettazione dell’incarico da parte di Schäuble. Il suo atteggiamento intransigente all’Interno fece arrabbiare più volte gli alleati della Cdu, i liberali della Fdp.

Nel 2010, la Faz scrisse che Schäuble era uno dei più filo-europeisti nel governo tedesco

Poi Merkel vinse ancora le elezioni, nel 2009, e sorprese di nuovo molti scegliendo per le Finanze proprio Schäuble, promuovendolo ad un posto ancora più importante. Nel nuovo governo, Schäuble era l’unico ad aver già avuto incarichi ministeriali prima della caduta del Muro. Era ancora la figura di riferimento dell’ala destra della Cdu e uno dei politici più esperti nel formare accordi tra maggioranza e opposizione, una delle qualità che Merkel deve aver ritenuto indispensabili negli anni della Grosse Koalition.

«Nessuno sa che cosa pensa Schäuble»

Appena trasferitosi nel nuovo palazzo, il neoministro delle Finanze si è trovato davanti l’ultima grande sfida. Nel marzo del 2010, appena prima che deflagrasse la crisi del debito greco, la Faz scrisse che Schäuble si riteneva uno dei più filo-europeisti nel governo tedesco e che vedeva il futuro della Germania all’interno di uno stato federale europeo, il sogno del suo mentore Kohl.

Sosteneva le «nobili idee» di un governo economico comunitario, proposta dalla Francia, e di un Fondo monetario dell’Ue. «Le conseguenze potrebbero essere costose», aggiungeva l’austero quotidiano tedesco, che gli rimproverava – ironia della sorte – di aver «creato finora più debito di ogni ministro delle Finanze prima di lui».

Nelle sue dichiarazioni pubbliche, infatti, Schäuble ha difeso lo stato sociale tedesco e l’alto livello di tassazione, schierandosi con i socialdemocratici piuttosto che con i liberali. Sul fronte europeo, ha sostenuto da subito il piano di salvataggio alla Grecia, che difficilmente, senza l’assenso tedesco, sarebbe andato da qualche parte.

Negli ultimi mesi si è schierato spesso con Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, a costo di distanziarsi da Jens Weidmann della Bundesbank. Secondo molti, se Draghi ha potuto procedere con il programma di acquisto dei titoli di stato è perché Schäuble non si è messo in mezzo.

«Nessuno, neppure Merkel, sa che cosa Wolfgang Schäuble pensa e sente davvero. Nonostante questo, o forse a causa di questo, continua ad affascinare la gente», ha scritto il professor Langguth sullo Spiegel. Lo stesso si potrebbe dire della cancelliera. La sua storia personale, dal rapporto con Kohl all’attentato che lo ha segnato per sempre, ne hanno fatto un uomo duro, per molti aspetti imperscrutabile, ma anche uno dei politici più esperti della Germania odierna. Il negoziato greco deve sembrargli solo l’ennesima battaglia – forse nemmeno la più difficile.

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