Davanti al Congresso, Netanyahu parla ai suoi elettori

Davanti al Congresso, Netanyahu parla ai suoi elettori

Martedì 3 marzo il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato davanti al Congresso degli Stati Uniti riunito in seduta congiunta. Nel suo discorso ha attaccato duramente l’Iran, definito «una grave minaccia alla pace per il mondo intero», e i negoziati in corso a Ginevra sulla questione nucleare iraniana, attaccando indirettamente la strategia dell’amministrazione Obama.

Netanyahu ha parlato a due settimane dalle elezioni politiche in Israele

Netanyahu ha parlato a due settimane dalle elezioni politiche nel paese, che si terranno il 17 marzo. Gli ultimi sondaggi mostrano un testa a testa tra il suo Likud e l’Unione sionista, l’alleanza di centrosinistra formata dal partito Laburista di Isaac Herzog e da HaTnuah, il partito dell’ex ministro della Giustizia Tzipi Livni. Davanti al Congresso, Netanyahu ha avuto un’occasione unica per parlare del tema che ricorre da sempre nelle campagne elettorali israeliane: la sicurezza del paese e i rapporti con i vicini.

Il discorso di Netanyahu

Sapendo di essere di fronte a una platea mondiale, Netanyahu non ha usato mezze misure. «Il regime iraniano non è solo un problema ebraico, così come il regime nazista non era solo un problema ebraico», ha detto. L’Iran «ha mostrato più volte che non ci si può fidare» di lui.

Ad un certo punto si è anche rivolto al premio Nobel Elie Wiesel, sopravvissuto dell’Olocausto, che sedeva tra il pubblico a fianco della moglie di Netanyahu. Poco più avanti ha rincarato la dose dicendo: «I giorni in cui il popolo ebraico rimaneva passivo davanti ai suoi nemici genocidi sono finiti».

L’accordo in discussione da molti mesi a Ginevra è «un cattivo accordo», che non solo permetterà all’Iran di avere armi nucleari, ma «lo garantirà – e saranno molte». Il discorso, tenuto in un ottimo inglese, è stato interrotto più volte da applausi e standing ovation, ma una cinquantina di democratici ha disertato l’evento.

A molti, il discorso di Netanyahu ne ha ricordato un altro simile, tenuto nel 2012 all’Assemblea generale dell’Onu, in cui mostrò un bizzarro grafico con una bomba stilizzata per illustrare quanto l’Iran fosse vicino all’atomica – mancava meno di un anno, disse allora.

La tempistica, però, è stata infelice, perché proprio in questi giorni è emerso un documento riservato del Mossad, risalente a poche settimane dopo il discorso all’Onu, in cui i servizi segreti israeliani concludevano che l’Iran non stesse attivamente cercando di produrre la bomba atomica. Il Guardian, che ha rivelato il documento insieme ad Al Jazeera, ha commentato che «il rapporto sottolinea la distanza tra le dichiarazioni pubbliche e la retorica dei più importanti politici israeliani e le valutazioni dei militari e dei servizi segreti di Israele».

Benjamin Netanyahu parla davanti all’Assemblea generale dell’Onu, New York, 27 settembre 2012 (Mario Tama/Getty Images)

La reazione di Obama

Prima ancora che cominciasse, il discorso ha causato una polemica negli Stati Uniti: Netanyahu è stato invitato dallo speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano John Boehner, senza consultare la Casa Bianca. Quando poi ha parlato, la reazione di Obama non si è fatta attendere.

In una conferenza stampa a poche ore di distanza, il presidente Usa ha detto che non ha potuto vedere il discorso in diretta, ma quando ha letto la trascrizione ha trovato che non ci fosse «niente di nuovo».

Obama non ha incontrato il primo ministro israeliano

Obama, che non ha incontrato il primo ministro israeliano data la vicinanza delle elezioni israeliane, ha detto che sul punto centrale – impedire che l’Iran entri in possesso della bomba atomica – Netanyahu «non ha offerto nessuna alternativa fattibile». Obama ha difeso la scelta delle sanzioni internazionali come strumento per costringere l’Iran a sedersi al tavolo dei negoziati e ha sottolineato che, nell’ultimo anno, quella strada ha prodotto risultati e il programma nucleare del paese si è di fatto fermato.

«L’alternativa che offre il primo ministro è nessun accordo, nel qual caso l’Iran ricomincerà immediatamente a portare avanti il suo programma nucleare». La strada della sua amministrazione, insomma, è chiaramente quella di continuare con i negoziati e provare ad arrivare a un accordo, che se avrà successo «sarà di gran lunga il modo migliore» per impedire che l’Iran ottenga la bomba.

La leader della minoranza democratica alla Camera Nancy Pelosi – presente in aula durante il discorso – è stata molto meno diplomatica, dicendo che le parole di Netanyahu l’hanno portata «quasi alle lacrime», «rattristata dall’insulto all’intelligenza degli Stati Uniti… e dalla condiscendenza verso quello che sappiamo sulla minaccia rappresentata dall’Iran».

Le reazioni in Israele

Parlare davanti al Congresso degli Stati Uniti è stato probabilmente un vantaggio per la campagna elettorale di Netanyahu, spesso accusato dall’opposizione israeliana di aver isolato il paese a livello internazionale.

Nelle ultime settimane il Likud sta andando peggio delle aspettative: la media dei sondaggi riportata da Haaretz lo dà leggermente sotto l’alleanza di centro-sinistra Unione sionista, che potrebbe quindi riuscire nell’impresa di risultare la più votata e ricevere l’incarico di governo dopo quasi sei anni di Netanyahu e del suo Likud.

Ma con il discorso al Congresso Netanyahu è riuscito a riportare al centro della campagna un tema in cui può sfoderare tutte le sue armi retoriche, la sicurezza nazionale e le minacce esterne. Il centro-sinistra si è già dimostrato in difficoltà: il leader dell’Unione sionista Isaac Herzog ha risposto al discorso di Netanyahu in diretta dal confine con Gaza, ma a detta di tutti i commentatori è sembrato più debole e meno incisivo del primo ministro uscente.

I conservatori israeliani hanno avuto quindi gioco facile a esprimere il loro sostegno a Netanyahu. Il Jerusalem Post, quotidiano israeliano in lingua inglese, ha pubblicato un editoriale del commentatore Dan Diker, ex segretario generale del Congresso ebraico mondiale. Diker è d’accordo sui punti chiave dello scenario di Netanyahu: l’Iran è una minaccia per la stabilità della regione, sostenendo Hamas e Hezbollah, e i negoziati non fanno che confortare il progetto di Teheran di aumentare la sua influenza nella regione.

«Questo contesto degli attuali negoziati iraniani con le potenze occidentali tiene sveglio la notte il primo ministro Benjamin Netanyahu. Gli americani non possono empatizzare o cogliere intellettualmente la profondità delle preoccupazioni di Israele per la sicurezza nazionale», scrive Diker. I negoziati vanno nella direzione sbagliata, aggiunge, perché «lascerebbero l’Iran con la sua infrastruttura nucleare intatta».

Diker definisce il primo ministro «qualificato in modo unico» e «un esperto sulla minaccia terroristica iraniana», definizioni che sembrano stridere con le recenti rivelazioni dei documenti del Mossad.

«Un bombardamento di parole, parole, parole», ha scritto Haaretz

Il quotidiano di sinistra Haaretz, da sempre molto critico nei confronti di Netanyahu, loha invece attaccato frontalmente in un editoriale non firmato in cui dice che «tutti i candidati di queste elezioni» ignorano colpevolmente «la vera minaccia esistenziale a Israele», ovvero «l’occupazione continuata dei territori [palestinesi]».

In un altro commento, firmato dall’editorialista Yossi Verter, Haaretz ha sottolineato che il destinatario principale del discorso era l’elettorato israeliano: «Menachem Begin ha vinto le elezioni del 1981 bombardando il reattore nucleare dell’Iraq. Benjamin Netanyahu spera di vincere le elezioni del 2015 facendo quello che gli riesce meglio – un bombardamento di parole, parole, parole».

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