Dopo la vittoria, riemergono le divisioni in Syriza

Dopo la vittoria, riemergono le divisioni in Syriza

La Grecia ha guadagnato tempo: fino alla fine di aprile, per lo meno, quando arriveranno i commenti dettagliati alla lista di riforme – lunga sei pagine – che il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha inviato a Bruxelles all’inizio della settimana. La Commissione Europea e, con meno entusiasmo, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale hanno comunque acconsentito a un’estensione del programma di aiuti fino alla fine di giugno.

Nel frattempo, Alexis Tsipras ha dovuto ammettere implicitamente che i tempi della Troika non sono ancora finiti, per la Grecia, e che alcune delle promesse fatte in campagna elettorale dovranno essere rimandate o resteranno del tutto disattese. E all’interno del suo partito, Syriza, una minoranza critica si è già fatta sentire, riflettendo la composizione straordinariamente complessa della sinistra greca.

Domenica 1 marzo il Comitato centrale di Syriza ha eletto il suo nuovo segretario, Tasos Koronakis, e gli undici membri della nuova segreteria politica. La riunione, riferisce la stampa greca, è stata particolarmente tesa: la leadership è stata criticata da un’ampia minoranza del partito per come sono stati condotti i negoziati.

La mozione dei vertici del partito, infatti, presentava le scelte portate avanti dal governo Tsipras nelle prime settimane del suo mandato ed è stata approvata a maggioranza. Ma un’altra mozione, presentata dalla corrente Piattaforma di Sinistra, ha ricevuto un sostegno intorno al 40 per cento, con 68 voti a favore, 92 contrari e una decina di schede bianche. Piattaforma di Sinistra ha anche ottenuto quattro rappresentanti nella segreteria politica, lo stesso numero di quelli della corrente di Tsipras.

La mozione alternativa, secondo quanto ha riportato il quotidiano greco To Vima, si diceva contraria all’accordo raggiunto con l’Unione Europea e con la lista di riforme presentate dal governo greco ai partner internazionali. Invitava la leadership a discutere le scelte cruciali all’interno degli organismi del partito e richiamava le promesse fatte in campagna elettorale.

Cos’è Piattaforma di Sinistra

Piattaforma di Sinistra rappresenta una minoranza critica, da posizioni più di sinistra, all’interno del partito. È più legata alla tradizione comunista e ai partiti storici della sinistra greca e dalle sue fila sono arrivati nei mesi scorsi le condanne più dirette all’Unione Europea e alla moneta unica.

Come ha spiegato uno dei suoi esponenti di punta, Stathis Kouvelakis, in una recente intervista , Piattaforma di Sinistra ha una relazione privilegiata con il sindacato, una forza sociale e politica decisiva in Grecia, e parte dei suoi aderenti viene dalle scissioni del 1989-1991 all’interno del Partito Comunista Greco, il KKE. Non a caso il KKE, rimasto ancorato al marxismo-leninismo, al suo lessico e alle sue parole d’ordine, chiama Syriza «traditori» e li identifica con il suo peggior nemico. L’ala legata al sindacato è una delle due componenti fondamentali della Piattaforma di Sinistra, mentre l’altra è quella di orientamento trotskista.

Durante la campagna elettorale, Piattaforma di Sinistra ha lasciato da parte la sua retorica più combattiva ed è rimasta relativamente silenziosa. Il leader della corrente, Panagiotis Lafazanis, è stato nominato al nuovo “superministero” della Ricostruzione produttiva, dell’ambiente e dell’energia, che ha competenze nel campo della politica industriale, energetica e ambientale.

Solo qualche giorno prima, mercoledì 25 febbraio, Alexis Tsipras aveva riunito il gruppo parlamentare di Syriza – che dopo le ultime elezioni ha conquistato 149 seggi su 300 nel parlamento unicamerale greco – e la discussione sull’accordo con i creditori era proseguita per oltre dieci ore. Alla fine, la vasta maggioranza dei presenti ha appoggiato la linea governativa, ma Lafazanis ha criticato i negoziati e ha detto che non accetterà privatizzazioni nel settore energetico.

In poco più di due anni – dalle due elezioni del 2012 – Alexis Tsipras è riuscito nell’impresa di traghettare Syriza, la “coalizione della sinistra radicale”, da partito anti-sistema e di opposizione a livello nazionale e internazionale, che ancora nel 2013 sosteneva l’uscita dalla Nato, a forza sufficientemente credibile per l’elettorato greco, che per amore o per disperazione gli ha dato la maggioranza quasi assoluta dei seggi.

Tsipras si è dimostrato capace di imparare l’arte suprema della politica, quella del compromesso. Allo stesso tempo, si trova nella difficile situazione di dover fare concessioni ai creditori internazionali, da un lato, e di realizzare almeno parte del suo programma anti-austerità. Il suo partito è l’unione di anime molto distanti e diverse: se la vittoria elettorale può aver messo in secondo piano le divergenze, le infinite divisioni e ricomposizioni della sinistra greca sembrano dire che nel prossimo futuro qualche problema per Tsipras verrà anche dall’interno.