Farmaci per cani: uguali ai nostri, costano il triplo

Farmaci per cani: uguali ai nostri, costano il triplo

Curare il nostro cane costa molto, più di quanto spendiamo per noi. Il prezzo dei farmaci veterinari in Italia è in media il triplo rispetto a quello delle pastiglie destinate all’uomo. Nonostante, in molti casi, il principio attivo sia identico. Prendiamo ad esempio il Fortekor, contro l’ipertensione di cani e gatti. Costo della confezione: 15 euro circa. Il principio attivo della medicina è il benazepril cloridrato. Che, se comprato per l’uso umano, ha un prezzo di 5 euro. A parità di dosaggio. Tradotto: la stessa molecola da usare per gli animali costa tre volte di più. 

Il mercato delle medicine per cani, gatti, pesci e uccelli nel nostro Paese vale quasi 500 milioni di euro. Ed è in continua crescita, visto che ormai quasi la metà degli italiani vive con un animale domestico in casa. Tra cure e farmaci, gli animali ci costano in media cento euro all’anno, ma un terzo dei proprietari italiani paga almeno due o tre volte tanto.

Il mercato italiano è colonizzato dalle divisioni veterinarie delle multinazionali, che mantengono alti i prezzi e raramente propongono anche prodotti generici a un costo più basso. Da tempo la Commissione europea sta lavorando a una regolamentazione del mercato. E di recente il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi ha chiesto all’autorità Antitrust di aprire un’indagine sul settore. L’Enpa, Ente nazionale protezione animali, ha anche lanciato una petizione per chiedere al ministro della Salute Beatrice Lorenzin di rendere obbligatoria la prescrizione medica del principio attivo, anziché la marca del medicinale, anche per i farmaci destinati all’uso animale.

Il problema sta nella normativa che regola l’uso e la prescrizione dei farmaci veterinari. La legge prevede che i veterinari non possano prescrivere farmaci per uso umano nel caso in cui siano disponibili medicinali veterinari con le stesse indicazioni terapeutiche. Il veterinario, “sotto la sua diretta responsabilità”, può prescrivere l’“uso in deroga” dei farmaci umani solo nel caso in cui non esistano medicinali veterinari destinati a curare una determinata patologia «al fine di evitare all’animale evidenti stati di sofferenza». Per tutto il resto, ci sono medicine veterinarie che possono costare anche il 100% in più. Qualche veterinario, in realtà, davanti alla forbice dei prezzi sempre più ampia, consiglia ai pazienti i meno costosi principi attivi destinati all’uso umano. Ma sempre sotto banco, rischiando multe da 1.549 a oltre 9mila euro.

Il sindacato italiano dei veterinari, Sivelp, ha creato un sito, farmacoveterinario.it, in cui è possibile confrontare i prezzi dei farmaci veterinari e quelli dei farmaci umani. Un esempio su tutti, riportato anche dal deputato Marco Anzaldi nella sua lettera all’Antitrust, è quello dei flaconi da 500ml della soluzione glucosata, anche detta “acqua zuccherata”. La soluzione veterinaria costa il 10% in più rispetto a quella per uso umano e la scadenza è inferiore di un anno. «Questo evidenzia ulteriormente, ove ve ne fosse bisogno», spiega Anzaldi, «l’anomalia che nel nostro paese riguarda il prezzo dei farmaci per animali partendo da una delle cose più semplici, quale la soluzione glucosata». Un altro esempio è il farmaco contro il vomito, problema molto comune tra gli animali. In medicina umana il principio attivo, la metoclopramide, è disponibile come Plasil a 1,89 euro per scatola. In veterineraia è disponibile come Vomend. Prezzo: 19 euro.

I prezzi dei farmaci veterinari, spiega Marco Melosi, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi), «sono determinati dalle dinamiche del mercato, in relazione a costi di produzione, autorizzazione all’immissione in commercio e rapporto domanda-offerta, caratterizzato da un mercato di dimensioni sensibilmente inferiori rispetto a quello dei medicinali umani». Il settore è spartito tra pochi nomi, quasi tutti afferenti alle grandi multinazionali della farmaceutica: i più noti sono la divisione veterinaria della Bayer, la MSD Animal Health (Merck), Merial (Sanofi) e Zoetis (Pfizer). Ma si sta sviluppando anche una branca della farmaceutica specializzata solo nella produzione dei farmaci veterinari. Sul sito del ministero della Salute si trova l’elenco degli stabilimenti italiani autorizzati: al 31 dicembre 2014 sono in tutto 77. Trattandosi di un mercato con pochi competitor, i prezzi possono essere tenuti alti.

Ma a differenza dei farmaci autorizzati all’impiego nell’uomo, per i prodotti veterinari non ci sono coperture da parte del Sistema sanitario nazionale. Il costo è tutto a carico del proprietario dell’animale. E i generici veterinari sono una rarità. L’unica opportunità di risparmio, in realtà poco conosciuta, resta la possibilità di detrazione fiscale delle spese veterinarie a fronte della presentazione dello scontrino con codice fiscale (come avviene per i farmaci umani). Dal ministero della Salute, lamentano gli addetti ai lavori, sul fronte veterinario c’è poca attenzione. E la situazione rischia di sfuggire di mano: davanti ai costi insostenibili, aumentano le cure fai da te con i farmaci per uso umano, con tutti i rischi che questo comporta. A partire dai dosaggi. 

Perché la soluzione non è somministrare i farmaci per uso umano ai nostri animali. «La formulazione veterinaria è comunque preferibile», spiega Melosi. «Alcuni principi attivi somministrati in organismi che hanno apparato digerente diverso possono richiedere un diverso veicolo che renda efficace il loro assorbimento da parte dell’organismo animale. Inoltre il farmaco veterinario ha delle specificità riguardo la palatabilità del medicinale e le modalità di somministrazione». Del tutto diversi sono anche i foglietti illustrativi con avvertenze, controindicazioni e interazione con gli altri medicinali. «È da escludersi ogni ricorso fai da te della scelta terapeutica», raccomandano.

La Commissione europea da qualche mese sta lavorando a un nuovo regolamento sui medicinali veterinari, atteso per il 2016, che punta all’allargamento dei farmaci e a una maggiore produzione di generici da parte delle aziende. «L’orientamento», spiega Melosi, «è di utilizzare le leve del mercato del farmaco veterinario, allargandolo e ragionando non più solo in termini di mercato nazionale ma di mercato europeo, fino a considerare la possibilità di approvvigionamento online dei farmaci veterinari. L’obiettivo è di aumentare la disponibilità e le specialità medicinali a uso veterinario, e nello stesso tempo favorire un impiego sempre più razionale e consapevole. Rendere meno ingessato il mercato del farmaco veterinario, favorendone lo sviluppo, contribuirà indirettamente anche al contenimento dei prezzi».