Il partito musulmano che agita la politica francese

Il partito musulmano che agita la politica francese

PARIGI. Sarebbe facile paragonare l’Unione dei Musulmani Democratici di Francia (UDMF) – 900 aderenti, 8.000 simpatizzanti e una vocazione ad agitare le acque politiche francesi – ai turbolenti incubi di Houellebecq, che nel suo ultimo libro “Sottomissione” preconizza l’arrivo al potere nel 2022 di una partito musulmano in Francia che avrebbe scalzato i vecchi e ormai desueti partiti in un quadro da fin de siècle e tramonto dell’Occidente.

Il partito fondato nel 2012 da Najib Azergui – che per ora ha un solo eletto nel comune di Bobigny (Seine-St-Denis) e che alle prossime elezioni cantonali aveva otto candidati (ma ha ritirato le candidature dopo accese polemiche) – non vuole imporre la sharia in Francia né occuparne le università e i ministeri per farne lo strumento di un regime teocratico. Più realisticamente, l’UDMF vuole intercettare quell’elettorato di confessione musulmana che non si sente rappresentato dal bipartitismo alla francese e lo fa con argomenti che sono più propri ai partiti antagonisti o di sinistra che ai classici partiti d’ispirazione religiosa, pur definendosi il corrispettivo musulmano di partiti come l’Unione Cristiano-Democratica della Merkel. L’UDMF si scaglia contro l’austerità, vuole rilanciare la crescita giocandosi la carta “finanza islamica” (divieto di usura e di speculazione, condivisione dei profitti e delle perdite e così via), ha una netta predilezione per l’ambiente (promozione del “telelavoro”, per ridurre le emissioni di CO2) e vuole allargare il diritto di voto agli stranieri.

Altre proposte, però, come l’eliminazione del divieto del velo a scuola, il business halal e l’insegnamento dell’arabo nelle scuole, fanno molto discutere e inquietano la politica francese, soprattutto nell’estrema destra, che accusa l’UDMF di “settarismo” e di tradire i valori, laici, della repubblica francese. Che cosa vuole in definitiva l’UDMF? A Parigi abbiamo incontrato il suo fondatore, Najib Azergui.

Com’è nata l’idea di creare un partito musulmano?

L’idea di creare un partito d’ispirazione musulmana è giunta da una constatazione amara. Ovvero dal fatto che l’Islam è diventato un argomento di campagna elettorale da ormai più di dieci anni. Negli ultimi anni ci sono state prese di posizioni politiche decise, che si sono poi trasformate in leggi, come il divieto d’indossare simboli religiosi in maniera ostentata a scuola, il divieto di pregare per strada (dopo la denuncia di Marine Le Pen di un’occupazione illegale della strada), addirittura una legge per vietare il burqa, quando non era certamente una priorità per i cittadini francesi visto che concerne una minoranza esigua di donne in Francia. Insomma, l’Islam è servito ad attirare voti, soprattutto per l’estrema destra. Era dunque necessaria una presa di posizione, critica, nei confronti di quella che è a nostro avviso una deriva del laicismo e dello spirito repubblicano.

Quale sarebbe la deriva repubblicana?

Oggi, in Francia, assistiamo ad una classe politica che stigmatizza una parte della propria comunità nazionale allo scopo di evitare di parlare dei problemi di fondo che assillano i francesi. Ovvero la precarietà, la disoccupazione, la mancanza degli alloggi. Invece di risolvere questi problemi si parla dell’Islam, che diventa il classico capro espiatorio. Se abbiamo fondato questo partito è per ricordare che in questo paese c’è libertà di culto e che la Francia è composta da tante minoranze religiose che vanno rispettate, tutelate. Soprattutto, il vivere insieme necessita di una responsabilità collettiva. Oggi assistiamo ad una progressiva marginalizzazione dei cittadini francesi di confessione musulmana e questo è a mio avviso un tradimento dello spirito repubblicano. Ci sono tante associazioni religiose che operano in tal senso, ma nessuna fino ad ora aveva deciso di confrontarsi sul terreno politico. Noi l’abbiamo fatto.

Cosa è successo al partito dopo gli attentati di Parigi ?

Gli attentati a Charlie Hebdo e al supermercato kosher sono stati terribili per tutti noi. Attentati odiosi contro la libertà d’espressione e contro gli ideali della Francia. Purtroppo da quel giorno per noi la vita è diventata molto più difficile. Per noi partito, ma in generale per tutti i musulmani di Francia. Gli atti islamofobici sono raddoppiati, diverse moschee sono state attaccate, incendiate, una persona è stata pugnalata ed è morta soltanto per il fatto di essere musulmana. Purtroppo i media hanno completamente oscurato questa realtà, focalizzandosi soltanto sulla stigmatizzazione dei musulmani. Il clima di paura, di ostilità, era già forte, con gli attentati è diventato insostenibile. Poi, con l’avvicinarsi delle elezioni cantonali, sul nostro partito s’è abbattuta una campagna mediatica ostile. Diversi responsabili politici hanno cominciato ad agitare i soliti spauracchi come il pericolo d’islamizzazione della Francia, il settarismo, la sharia, con il risultato di avvelenare la già pesante atmosfera del dopo attentati.

Che ne è degli otto candidati alle elezioni cantonali?

L’UDMF aveva presentato candidati alle elezioni cantonali a Bobigny (Seine-Saint-Denis), Bagneux (Hauts-de-Seine), Mureaux (Yvelines), Marsiglia, Lione, Avion e Strasburgo. Ma le pressioni che abbiamo subito sono state enormi, con il risultato che diversi membri hanno preferito ritirarsi dal nostro circuito e diversi donatori e mecenati che sponsorizzavano il nostro partito hanno fatto marcia indietro. Risultato, abbiamo preferito ritirare i nostri candidati e concentrarci sul nostro candidato a Marsiglia, dove sembra si sia attivata invece una dinamica positiva.

Houellebecq nel suo libro “Sottomissione” parla di un partito musulmano che prende il potere nel 2022. Molti vedono nell’UDMF quel partito. È realistico?

Il libro di Houellebecq ha grandi responsabilità nell’aver avvelenato il già teso clima che esiste in Francia. Nel suo libro, che – ricordiamolo – è di fiction, si veicola infatti un’immagine dei musulmani di tipo caricaturale, ovvero come persone il cui unico scopo nella vita è quello d’imporre la sharia o di impedire alle donne di lavorare. Si tratta di una caricatura che si fonda su cliché molto pericolosi, perché fanno leva sulla paura e sull’ignoranza della gente. La cosa grave è che questo libro di fiction è stato presentato in Francia praticamente come un libro politico, ha avuto grande visibilità e da romanzo, fiction, s’è trasformato quasi in un saggio sulla società francese. Così, quando abbiamo palesato la nostra intenzione di scendere in campo, sul terreno politico, per confrontarci su una serie di problemi che assillano molti cittadini francesi, siamo stati costretti a rispondere su argomenti inerenti al libro, come se fossimo noi il partito inventato da Houellebecq ed il suo non fosse un romanzo d’invenzione ma un saggio sociologico o politico. La gente non s’è presa nemmeno la briga di leggere il nostro programma convinta che ricalcasse quello del partito inventato da Houellebecq. Insomma, qui la finzione ha preso il sopravvento sulla realtà stravolgendola completamente.