TaccolaLa finanza opprime i deboli, parola di finanziere

La finanza opprime i deboli, parola di finanziere

La politica è sempre più assente e la finanza ha colmato tutti i vuoti, accaparrandosi i migliori cervelli, ma anche alimentando un sistema che a ogni passo aumenta il divario tra ricchi e poveri, incentivando le rendite e distruggendo la classe media. I grandi regolatori hanno evitato il peggio, ma non il male, che è destinato a crescere. Anche in Italia, e nel prossimo futuro, con leggi come quella prestito vitalizio ipotecario che rischiano di trasferire in massa le case dalle famiglie alle banche, dopo che in uno “scambio masochistico” le classi meno abbienti hanno rinunciato a diritti e salari in cambio di privatizzazioni che hanno alimentato rendite alimentate dalla leva finanziaria. Se a dire questi concetti fosse uno dei molti contestatori della finanza, che oggi si riconoscono nei partiti di protesta radicale europei, non ci sarebbe molto da stupirsi. Ma l’analisi viene da Guido Maria Brera, cofondatore e Ceo della società di gestione del risparmio più importante d’Italia, Kairos. Le ha esposte martedì 3 marzo nel terzo degli incontri #LKopentalk, che si tengono presso la redazione de Linkiesta

L’ambizione del libro è «raccontare la scatola nera della finanza» attraverso i suoi protagonisti, a partire dal “deus ex machina” Derek Morgan

Brera, classe 1969, romano, proveniente da una famiglia della media borghesia, unisce alla vita da finanziere una passione per il racconto e le immagini a effetto. Nel 2014 ha pubblicato il romanzo I Diavoli (Rizzoli), di cui Linkiesta sta pubblicando ogni sabato un estratto. L’ambizione del libro è «raccontare la scatola nera della finanza» attraverso i suoi protagonisti, a partire dal “deus ex machina” Derek Morgan, trader di una grande banca americana. Per lanciarlo è stato diverse volte in tv, ma anche nei centri sociali e nelle università. Al libro seguirà una serie tv, in lingua inglese; le trattative con Sky sono a una fase finale. 

I “diavoli” del romanzo non sono però dei personaggi negativi. Sono, piuttosto, la «nuova cupola, di potere, che dal 2000 ha cercato di preservare il mondo da una crisi drammatica e da guerre, ma che con le sue mosse ha consentito un accumulo di ricchezza in pochissime mani, un aumento della povertà, la riduzione della classe media». A ispirare l’immagine è il “diavoletto di Maxwell”, ossia una forza teorica, immaginata dal fisico  James Clerk Maxwell, che avrebbe dovuto intervenire sulle particelle per sovvertire il secondo principio della termodinamica, evitando la dispersione di calore. Diavoli sono banchieri centrali come Mario Draghi, Ben Bernanke e Janet Yellen, «che hanno evitato la crisi totale – riconosce Brera -. Ma le crisi sono anche salutari. C’è la spinta a far crescere sempre il Pil, ,ma oggi la domanda non c’è, la devi sempre dopare».

I “diavoli” non sono personaggi negativi ma la «nuova cupola, di potere, che ha evitato il peggio ma ha consentito un accumulo di ricchezza in pochissime mani

Dopo che nei primi anni Duemila c’è stata l’illusione di un welfare state delle banche, che assicuravano prestiti a tassi bassi a tutti, si è passati alla crisi del 2007-2008 e, dopo il fallimento di Lehman Brothers, al salvataggio dei colossi finanziari e all’invenzione del Quantitative Easing. Stampare moneta, però, è sinonimo di sperequazione, perché per evitare di ritrovarsi con troppa inflazione si può fare solo se sussistono due condizioni: la compressione dei salari da una parte; una deflazione importata attraverso l’importazione di prodotti economici da Paesi dove il costo del lavoro è basso, resa possibile dalla «scellerata» regolazione del Wto di inizi anni Duemila. 

Il Qe si può fare solo con la compressione salariale e la deflazione importata

Non è un caso che in vista della partenza del Quantitative Easing anche da parte della Bce, l’Europa abbia chiesto riforme del lavoro agli Stati, compreso il Jobs Act in Italia. Con il Qe i ricchi diventano più ricchi, perché si crea un «blob di liquidità spaventoso», di decine di triliardi di dollari, «che con la leva aumentano a dismisura e che cercano rendimenti». Così se una società ha 200 milioni di euro a disposizione, ne ottiene 800 milioni da una banca, magari a un tasso del 4%. Basta che li investa in una delle tante rendite che esistono in Italia (autostrade, aeroporti, luce, gas), con un rendimento tra il 6 e l’8 per cento e guadagna senza alcuno sforzo 30 milioni netti all’anno. Chi in banca ha spiccioli non ottiene niente e si ritrova in una situazione in cui la deflazione, anziché avvantaggiare i salari, li danneggia, perché le riforme del lavoro degli anni Novanta hanno reso possibile la deflazione salariale. Per questo la rabbia di chi protesta contro le misure austerity, «ha preso una deriva populista, ma ha basi concrete». Anche se «la risposta di chi vuole uscire dall’euro è sbagliata: chi lo chiede non ha idea di quello che potrebbe accadere, sarebbe il peggior scenario possibile».  

Quello che il movimento di Occupy Wall Street avrebbe chiamato il popolo del 99% ha un’ulteriore minaccia in Italia, che Brera stigmatizza con forza: la legge sul prestito vitalizio ipotecario, attualmente in discussione in Parlamento. «Ho paura di quello che sta succedendo sulla prima abitazione – denuncia.- La legge sul prestito vitalizio ipotecario è una delle più infami che siano state fatte. E l’ha fatta il Pd, assieme all’Abi, l’associazione delle banche italiane». Quello che succede è che «se hai più di 60 anni, ti puoi finanziare in pegno: la banca ti finanzia un quinto della casa e quando muori i tuoi parenti pagheranno con gli interessi. Se i tuoi parenti non ce la fanno, la casa andrà all’asta. Quello che succederà è arriveranno i fondi immobiliari e rastrelleranno tutto, come hanno già fatto a Londra e Parigi. Levano la prima casa, sfasciano le famiglie e ricostruiscono le città come pare a loro».

La legge sul prestito vitalizio ipotecario è la minaccia alle case italiane da parte degli investitori internazionali

Quella della prima casa è uno dei «paletti che non vogliamo valicare», quelli che separano la finanza “buona” da quella “cattiva”. Un altro è quello che riguarda le sofferenze bancarie. «Oggi è quello il vero business: i grandi fondi esteri sono interessati alle sofferenze italiane, è un’operazione di sciacallaggio. È compito della politica dire che ci sono alcune cose che non si possono toccare, come la prima casa o parte di aziende». Per questo la soluzione ideale sarebbe «una bad bank non profit, come quella fatta in Spagna, anche se oggi non sembra possibile perché risulterebbe come un aiuto di Stato».

Per Brera Mario Draghi «è stato colui che ha tenuto in piedi l’Europa. Dovremmo prendercela con i politici che non hanno spinto sull’unione politica». A partire da quelli francesi, «che non hanno avuto nulla degli statisti, e non ha caso la Francia è la nazione messa peggio in Europa, peggio dell’Italia». Il presidente della Bce «ha dovuto fare il Qe, perché è come il nucleare, se ce l’ha il tuo vicino lo devi avere anche tu». I suoi effetti saranno però limitati: come nelle esplosioni delle “supernove”, a ogni le iniezioni di liquidità delle banche centrali gli effetti sulla crescita sono marginalmente inferiori. «L’unico effetto sarà sul cambio». Un’altra possibile conseguenza sarà una ristrutturazione del debito, come ha già fatto nella pratica – seppur non formalmente – la Banca d’Inghilterra con il 30% del proprio debito pubblico. «Nel Regno Unito ha funzionato abbastanza bene, ma hanno devastato la classe media», aggiunge Brera.

«Draghi è stato colui che ha tenuto in piedi l’Europa. Dovremmo prendercela con i politici che non hanno spinto sull’unione politica»

L’Italia, tuttavia, «è il Paese che farà meglio in Europa in termini di crescita de Pil» a causa del Qe, perché l’intervento della Bce si accompagna al calo del prezzo del petrolio e alla svalutazione non solo dell’euro ma anche del franco svizzero. 

Il fondatore di Kairos alla domanda del direttore de Linkiesta Francesco Cancellato ha escluso un impegno in politica. Di lui si parlava come di un possibile candidato a sindaco di Milano, magari con le liste di Corrado Passera. «Io voglio usare il sito per fare education, per metterlo a disposizione della politica», risponde. 

L’intervista