Pizza ConnectionLa fine del Parma tra debiti e capitani di sventura

La fine del Parma tra debiti e capitani di sventura

«Ho un piano di risanamento che sarà difficile smontare anche da parte della Procura. E quel piano sarà la salvezza del Parma Calcio». Parole e musica di Giampietro Manenti (ex) patron del Parma Calcio. Il Parma non lo ha salvato e non si è salvato nemmeno dalle indagini della Guardia di Finanza.

La società acquistata per un euro

D’altronde che qualcosa nella vicenda Parma non stesse andando per il verso giusto lo si intuisce andando a vedere i passaggi di proprietà degli ultimi mesi con l’acquisto della società da parte di Manenti per un euro. Riassumeva bene su Linkiesta Alessandro Oliva: dopo il crac Parmalat compre la società Tommaso Ghirardi e la affida a Pietro Leonardi, manager cresciuto nella scuola dell’Udinese tutta talent scout e plusvalenze. Il gioco sembra reggere, ma la differenza con Udine è tanta. Perché se per una stagione non riesci a monetizzare dal mercato, va bene. Se non ci riesci per due, tre stagioni e non hai una struttura in grado di assorbire il colpo, finisce male, malissimo. Finisce che approfitti della revoca della Licenza Uefa per andartene sbattendo la porta – mentre hai lasciato più di 100 milioni di debiti nel solo Parma Calcio e 5 mesi di stipendi non pagati -, finisce che vendi la società a un capitano d’industria albanese (Rezart Taci, nda) con un patrimonio personale da 1,5 miliardi di euro ma che dopo nemmeno due mesi abbandona la nave che affonda. Finisce che a comprare il club per un euro è Giampietro Manenti, imprenditore bresciano che da una settimana ripete la stessa frase, come un disco rotto: «I soldi stanno arrivando». E non arrivano. Nel frattempo, i mesi di stipendi non onorati diventano sette.

Intanto il patron Manenti promette il suo piano di risanamento, e finisce sotto la lente d’ingrandimento della procura di Roma. Poco da stupirsi per un imprenditore la cui società (la Medical Manenti, attiva nel campo della gestione di poliambulatori e cliniche odontoiatriche) è per il 90% in mano alla Mapi Grup, srl slovena con sede a Nova Gorica, al cui campanello rispondono degli anziani dai toni gentili, ma che di quella srl non sanno nulla. Fatto sta che la Mapi Grup ha un capitale sociale di 7.500 euro, un giro d’affari pari a zero, una perdita di 728 euro e 71mila euro di debiti. Si capisce perché Pro Vercelli e Brescia negli anni passati abbiano lasciato il Manenti fuori dalla porta. A Parma invece le porte le ha aperte il penultimo presidente Taci che ha tenuto la squadra per due mesi.

Riciclatori e hacker nella rete di Manenti

Per rilevare il Parma Manenti era in cerca di denaro e per trovarlo, stando alle indagini della procura di Roma non badava troppo ai personaggi con cui veniva in contatto. In realtà l’inchiesta incrocia il nome di Manenti quasi per caso: sviluppando un primo filone investigativo relativo alla gestione di un fondo di 24 milioni di euro stanziato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per una liquidazione coatta amministrativa si è arrivati al patron del Parma.

In sintesi, spiegano gli uomini della Guardia di Finanza di Roma «il commercialista romano Stefano Nannerini ha potuto amministratre, tramite apposito conto corrente, l’ingente somma assegnata dal Mef per la gestione delle attività liquidatorie». La gestione di quel conto corrente, che ha dato il via anche a una serie di perquisizioni presso la ragioneria generale dello Stato e all’arresto di alcuni dipendenti della stessa ragioneria, avveniva secondo gli investigatori «per ragioni del tutto estranee alle finalità pubbliche».

In realtà l’inchiesta incrocia il nome di Manenti quasi per caso: sviluppando un primo filone investigativo relativo alla gestione di un fondo di 24 milioni di euro stanziato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per una liquidazione coatta amministrativa si è arrivati al patron del Parma

Infatti circa 13 milioni sarebbero stati dirottati oltre che su conti correnti personali anche verso società costituite dallo stesso Nannerini e per finanziare o avviare attività economiche nel settore delle energie rinnovabili in provincia di Catanzaro, ove hanno realizzato un parco fotovoltaico ed un impianto di produzione di energia elettrica a biomassa. Allo stesso modo, ricostruiscono gli investigatori, Ulteriori 6 milioni circa di euro sono stati invece accreditati su conti correnti di società

collegate a Persico Maurizio Antonio, funzionario in servizio preso la Ragioneria Generale dello Stato, ed al fratello Persico Gianfranco Pasquale, consulente finanziario.

La Guardia di Finanza arriva così ad aprire un secondo filone d’indagine che li porta sulle tracce di una organizzazione criminale che si dedica sia in Italia sia all’estero alla commissione di reati di frode informatica, utilizzo di carte di pagamento clonate, reimpiego di capitali di provenienza illecita riciclaggio e autoricicliaggio. La procura di Roma contesta anche l’aggravante del metodo mafioso.

È proprio in questo ambito che spunta il nome di Giampietro Manenti, patron del Parma. Il 12 febbraio l’imprenditore lombardo diventa presidente del Parma, e poco dopo pensa bene di mettersi in contatto con Angelo Augelli uno dei componenti del gruppo dedito alle frodi informatiche. Frodi da decine di milioni di euro.

Dunque il piano di Manenti consiste nell’ottenere preliminarmente 4milioni e mezzo di euro, ottenuto tramite carte di pagamento clonate e conti correnti hackerati e successivamente, ricostruiscono le carte della procura, «il denaro sarebbe affluito nelle casse della società quale corrispettivo di acquisto di biglietti e di merchandising del Parma Calcio, o comunque a titolo apparente di sponsorizzazione».

«Il Tribunale di Parma – si legge nella decisione -, in data odierna, ha dichiarato il fallimento di Parma FC S.p.A., disponendo contestualmente l’esercizio provvisorio dell’impresa»

Così si aprono le danze, che a causa di alcuni problemi tecnici non andranno a buon fine, ma fanno attivare la Guardia di Finanza. “Avrei un cliente pronto a sponsorizzare con carta di credito, da farsi anche in banca (totale 4 milioni e 500 mila)” scrive Augelli in un sms. Lo stesso giorno in cui Manenti si compra il Parma per 1 euro partono le operazioni: «alle 13:36 – si legge agli atti – Augelli richiede via mail a Manenti le coordinate bancarie per effettuare il versamento con carta di credito per le sponsorizzazione e dove poter materialmente effettuare lo “scarico” dei primi 350mila euro».

La scritta fuori dallo stadio Tardini prima della partita Parma-Atalanta che non si è disputata lo scorso 6 marzo (GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Come funziona? In una fase preliminare avveniva l’acquisizione della “moneta elettronica” da parte del gruppo di hacker che accedeva abusivamente a piattaforme informatiche degli istituti bancari e sottraevano somme di denaro tramite trasferimento su carte di credito clonate per poi girarle su conti intestati a fondazioni-enti di beneficienza a titolo di donazione anonima. A questo punto tramite l’utilizzo di terminali Pos avveniva lo “scarico” delle somme.

Il fallimento

Manenti avverte così Augelli di avere due fondazioni buone per far transitare i soldi, ma per alcuni problemi tecnici l’operazione Parma Calcio non va a buon fine. Così come non è andata a buon fine la vicenda della società: il 19 marzo è arrivato il fallimento della società. «Il Tribunale di Parma – si legge nella decisione -, in data odierna, ha dichiarato il fallimento di Parma FC S.p.A., disponendo contestualmente l’esercizio provvisorio dell’impresa. Con la medesima sentenza il Tribunale ha designato Pietro Rogato quale Giudice Delegato e ha nominato Angelo Anedda – Presidente dell’ordine dei Dottori Commercialisti di Parma – e Alberto Guiotto – Dottore Commercialista in Parma e Presidente della Commissione crisi d’impresa del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili quali curatori fallimentari. L’incarico – si legge ancora nella sentenza – affidato ai due professionisti è quello di gestire l’azienda, coordinandosi con il tribunale e il comitato dei creditori, accertare le passività fallimentari e le eventuali responsabilità degli organi sociali, liquidare le attività, anche attraverso la vendita dei beni aziendali, il recupero di crediti e azioni di risarcimento danni, per destinarlo ai creditori. Compito dei curatori sarà anche quello di verificare se sussistano effettivamente le condizioni per la prosecuzione e conclusione del campionato di serie A da parte della storica società calcistica».

Col Torino si giocherà, fa sapere il rappresentante del Collegio sindacale del Parma, intanto, oltre che in direzione Manenti, i fari sono ora puntati sull’operato della Figc che non avrebbe preso in considerazione le 3 relazione da parte della Covisoc sulla situazione della società emiliana.

Leggi spesso Linkiesta?

X

Registrati alle nostre newsletter per rimanere sempre aggiornato sulle nostre notizie.

Iscriviti alla Newsletter