La vera sfida di Expo? Capire come nutrire il pianeta

La vera sfida di Expo? Capire come nutrire il pianeta

Il tema dell’Esposizione Universale di Milano che inizierà il 1° maggio 2015 è “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Sull’home page del sito web il concetto è esplicitato: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita significa sicurezza alimentare, accesso alle risorse alimentari, sostenibilità…” Finora hanno aderito a Expo Milano 2015: Onu – Organizzazione delle Nazioni Unite, Ue – Unione Europea e Cern – Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare.”

Chi può creare le condizioni necessarie affinché le conoscenze scientifiche si traducano in tecnologie e applicazioni al servizio di tutti se non la politica?

Dunque, la politica (ONU e UE) e la scienza (CERN) unite per promuovere uno sviluppo sostenibile che possa consentirci di assicurare una corretta nutrizione a tutti gli abitanti del pianeta senza distruggere in maniera irreversibile le risorse ambientali. Pare ovvio, ma è bene sottolinearlo: chi altri può fornire la conoscenza necessaria allo sviluppo di tutte le più avanzate tecnologie per ottenere il necessario sostentamento nutrizionale a più di sette miliardi di persone che abitano un pianeta le cui terre fertili si riducono di giorno in giorno, se non la scienza? E chi altri può creare le condizioni necessarie affinché le conoscenze scientifiche si traducano in tecnologie e applicazioni al servizio di tutti, soprattutto dei più svantaggiati, se non la politica?

È evidente che un Expo che ha fatto suo un tema così importante e impegnativo non possa non avere da un lato una forte caratterizzazione scientifica e dall’altro impegnarsi ad auspicare, proponendo politiche che possano far sì che i paesi più tecnologicamente avanzati mettano a disposizione di tutti gli altri i frutti del loro sapere. Questa è l’unica maniera per permettere che si possa portare in ogni angolo del mondo un’agricoltura che risponda ai bisogni delle popolazioni meno ricche e fornire a quelle più sviluppate un’alimentazione più sana. In altre parole: combattere tutte le aberrazioni collegate all’alimentazione, dalla denutrizione endemica dei paesi in via di sviluppo fino all’obesità crescente dei paesi più sviluppati. Con il massiccio incremento della produzione agricola nella seconda metà del XX secolo noto come Rivoluzione Verde, la popolazione mondiale passò da 2,5 miliardi di persone nel 1950 ai 7 miliardi di oggi.

A partire dal 1944 – data di inizio della rivoluzione – si utilizzarono le più avanzate conoscenze scientifiche e tecnologiche per ottenere piante alimentari geneticamente modificate (grazie a ibridazioni e mutazioni indotte da radiazioni) e nuovi modi di coltivarle che consentirono di aumentare di molto la resa per ettaro grazie all’uso massiccio della chimica (fertilizzanti e fitofarmaci), dell’irrigazione e dei macchinari pesanti. Al padre della Rivoluzione Verde, l’agronomo statunitense Norman Borlaug, venne significativamente assegnato nel 1970 il Premio Nobel per la Pace.

Per non consumare in maniera irreversibile le risorse naturali abbiamo bisogno di piante meno “avide” di acqua, cioè che possano crescere anche in terreni aridi

Il mondo non può più reggere l’impatto ambientale della rivoluzione di Bourlag. Per non consumare in maniera irreversibile le risorse naturali abbiamo bisogno di piante meno “avide” di acqua, cioè che possano crescere anche in terreni aridi; piante che abbiano bisogno di meno pesticidi e meno prodotti chimici inquinanti per poter essere coltivate senza che il raccolto venga distrutto da infestanti e parassiti. E infine, abbiamo bisogno di piante che possano dare un corretto apporto nutrizionale a quelle popolazioni che vivono in posti dove la loro dieta è povera e poco variata.

C’è un solo modo per ottenere questo e affrontare il futuro alle porte, quello che vedrà la popolazione mondiale arrivare a 10 miliardi fra pochissimi decenni: ottenere nuove piante alimentari con le caratteristiche desiderate. La tecnologia esiste da decenni, è quella dell’ingegneria genetica applicata alle specie coltivabili ad uso alimentare. I suoi prodotti sono noti come OGM, che sta per Organismi Geneticamente Modificati. In realtà anche quelli a cui siamo più abituati (soia, frumento, mais) sono modificati geneticamente, solo che lo sono in maniera più invasiva e meno efficace.

Le newsletter
de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter