Perché il premio Strega non accetta gli eBook?

Perché il premio Strega non accetta gli eBook?

L’editoria italiana è in piena fase di stravolgimento, e questo vento di cambiamenti porta con sé proposte fin’ora mai azzardate. Tra le polemiche e il chiacchiericcio sul caso Elena Ferrante, anche quest’anno il Premio Strega gioca il suo turno nell’occhio del ciclone: lo scrittore Luca Fadda ha infatti inviato una richiesta formale affinché anche i libri digitali possano essere accolti come candidati al Premio.

Attraverso l’hashtag #StregaDigitale, lo scrittore chiede a tutti di parlare della sua proposta e far girare la voce. Leggiamo sul blog dello scrittore:
 

Si parla da tempo di rilanciare il mercato digitale in Italia, ma non viene mai fatto abbastanza. Non è successo con la campagna #unlibroèunlibro, e i motivi li conosciamo bene. Proviamo a sensibilizzare adesso, partendo da un evento di grande risalto, i lettori nei confronti della lettura digitale. Mettiamo un attimo da parte l’odore delle pagine di carta, le comodità della carta e tutte queste cose per cui (anche a me) piace ancora tenere un libro tra le mani. Domandiamoci se è obiettivamente possibile che un premio importante come lo Strega dichiari di voler aiutare i piccoli editori e gli chieda poi di mandare 500 copie di carta. Nell’epoca del digitale, quell’epoca in cui l’e-book è già il futuro ma non ancora il presente. Vediamo se è possibile provare, visti i tempi magari per l’anno prossimo, a riscrivere le regole. O quanto meno a dare un consiglio, un indirizzo, indicare la via per la digitalizzazione del Premio Strega.

Diverse, quindi, le motivazioni che spingono Luca Fadda a proporre un simile stravolgimento, e tutte — diciamolo — fondate: ridurre i costi per gli scrittori, ridurre lo spreco di carta, ampliare la rosa dei candidati spingendola oltre al solito gruppetto, aumentare la visibilità di chi è davvero bravo ma è passato in sordina — perché anche i piccoli editori possono pubblicare un bravo scrittore, e non è detto che la fama arrivi con uno schiocco di dita. 

Ma sopra a tutto il resto, c’è la voglia e il bisogno di rilanciare l’editoria italiana: con lo #StregaDigitale i sostenitori di Luca Fadda sperano di dare un nuovo, vero slancio al movimento di rinascita letteraria italiana. Il malessere profuso tra scrittori, piccoli editori, librai, operai e sgobboni del settore editoriale è rimasto stagnante troppo a lungo, e vani e inutili si sono rivelati i tentativi promossi dall’AIE con la campagna #UnLibroèUnLibro. Poca la trasparenza, scarsa l’efficacia, troppi gli interessi di chi (chi?) muove le fila e non desidera, in fondo, un cambiamento.

Qui potete leggere l’email che lo scrittore ha inviato alla Segreteria del Premio Strega.

Accettare candidature di eBook al Premio Strega, dunque, significherebbe fare un reale passo avanti per legittimare il formato dei libri che sta trascinando tanta parte dell’economia mondiale: legittimare il libro digitale, trattarlo davvero al pari del libro cartaceo e porre fine all’apartheid dei formati potrebbe portare tutte le attività ad esso correlate a decollare sul serio anche in Italia. Perché viviamo, a tutti gli effetti, nell’epoca del digitale, del telelavoro e delle professioni dell’editoria informatica, ma le istituzioni sembrano non essersene accorte: «quell’epoca in cui l’eBook è già il futuro ma non ancora il presente», dice Fadda.

Ovviamente, poter aprire lo Strega ai libri digitali significherebbe aumentare esponenzialmente la quantità di candidature da vagliare, ma non vogliamo pensare che sarà la mole di lavoro a fermare la Commissione del Premio dall’accettare questa proposta. Il fatto che la tassazione imponibile su un eBook sia differente da quella su un libro cartaceo non significa che l’autore o la storia possano acquisire valori diversi in base al supporto sul quale vengono letti.

Fateci sapere cosa ne pensate: supportate #StregaDigitale o non trovate sia un’idea efficace?

Fotografia in apertura di James F Clay pubblicata su Flickr sotto licenza Creative Commons by-nc 2.0

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