Taccola“Se la Ferrari va in Olanda è per pagare meno tasse”

“Se la Ferrari va in Olanda è per pagare meno tasse”

Se sarà creata una holding in Olanda per la Ferrari, non sarà semplicemente perché i Paesi Bassi hanno una burocrazia efficiente. Né per permettere alla Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli, di avvalersi del voto maggiorato. Se spostamento ci sarà – e per Sergio Marchionne, Ceo di Fca, “può essere”, come ha detto ai cronisti al Salone di Ginevra – sarà per il motivo più semplice: pagare meno tasse.  Ne è convinto Tommaso Di Tanno, socio fondatore dello Studio legale e tributario Di Tanno e associati, uno dei tributaristi più noti d’Italia. È vero che “Fiat continuerà a pagare le tasse in Italia”, come ha detto Marchionne, ma è ipotizzabile che in Italia rimangano quelle legate alla produzione, non quelle legate alle attività immateriali, come i marchi e i brevetti. Sarebbe, d’altra parte, in buona compagnia, dato che le maggiori multinazionali mondiali fanno ricorso alle scappatoie che (finora) il fisco olandese prevede, grazie agli accordi stretti con il fisco delle Antille.

Cominciamo dalla questione più semplice: se Ferrari sposta solo la sede legale in Olanda, cambia qualcosa dal punto di vista fiscale?

Non cambia nulla. Il solo trasferimento della sede legale non implica alcuna modifica dal punto di vista della tassazione. Non credo però che si attui un mero trasferimento della sede legale senza attaccarci qualcos’altro. Il sistema olandese è meno rigido e più efficiente di quello italiano, ma non penso che si sposti la sede legale per una questione di maggiore duttilità della burocrazia. È evidente che si pensi a qualcos’altro.

A che cosa starebbe pensando la Ferrari?

Un’ipotesi è che oltre alla sede legale si trasferiscano anche dei beni immateriali, cioè marchi, brevetti, know how. In Italia resterebbero le attività materiali, cioè industriali, e in Olanda andrebbero quelle immateriali. È opinabile quale sia il concorso ai profitti delle due attività, cioè quale parte deli utili sia prodotta dalle attività materiali e quale da quelle immateriali. In tutti i casi, quando si vende un prodotto Ferrari, una quota va a retribuire i marchi.

Ferrari, come è stato riportato dalla stampa, un anno fa, ha scorporato una società a parte solo per i marchi. Il brand della Ferrari vale circa 4 miliardi di euro, nel 2013 ha generato ricavi per 100 milioni di euro e un utile di 50 milioni di euro. È stato detto che questa mossa sia il preludio a un trasferimento all’estero delle attività immateriali.

La cosa da sottolineare è che se i marchi vanno sotto una società olandese, smettono di contribuire alla base imponibile italiana e contribuiscono a quella olandese. Anche se gli utili fossero tassati allo stesso modo di quanto avviene in Italia ci sarebbero tasse pagate in più in Olanda e in meno in Italia.

La Ferrari potrebbe creare una “letterbox company”, cioè una società praticamente senza personale che è possibile in Olanda e che permette di pagare le tasse alle Antille?

Certamente. C’è un accordo tra il fisco olandese e il fisco delle Antille, riguardo ai beni immateriali. La proprietà giuridica del bene rimane alla società olandese, ma la proprietà economica è attribuita alla società antillana.

Nella pratica cosa accade in questi casi?

Supponiamo che ci sia una holding olandese, sotto la quale ci sono due società, Ferrari spa, che produce le auto, e un’altra società, chiamiamola per dire Ferrari Antille. La holding olandese è proprietaria dei marchi. La società italiana, che produce e vende prodotti marchiati Ferrari, paga una royalty , diciamo 100,  a Ferrari Olanda per l’uso del marchio. Quei 100 sono costo per la società italiana e ricavo per la società olandese. Se si percepissero in Italia, su quei 100 bisognerebbe pagare il 27,5% di Ires. In Olanda no. 

A quel punto che succede?

La società olandese può trasferire fino al 95% di questi profitti alla società antillana, che ha la proprietà economica dei marchi. Quindi in Olanda si pagano le tasse su 5. Ponendo che l’Ires sia al 27,5% (è al 25%, ndr), in Olanda si pagherebbe 1,3. Sui restanti 95 tassati alle Antille, si paga una tassa di circa il 3,5%. Quindi si pagherebbe in totale 3,2 alle Antille e 1,3 in Olanda, per un totale di 4,5. Rispetto a pagare 27,4, c’è un risparmio di 23.

Questo viene fatto spesso?

È un giochetto diffusissimo. Sono tutti giochi possibili se la società ha residenza fiscale in Olanda. Attenzione: questa è la sostanza. Ma nella realtà le cose non si vedono in modo così limpido come le ho appena spiegato. Nel realizzare queste operazioni si mettono dei “fiorellini”, degli abbellimenti. Non ci sarà un contratto di cessione del marchio, ma una cessione di ramo d’azienda e il ramo ceduto guarda caso conterrà anche il marchio.

Le Antille non sono sulla blacklist del fisco italiano?

Il punto è dividere la proprietà giuridica dei marchi dalla proprietà economica. Se la società italiana pagasse a una società in un paradiso fiscale, non potrebbe dedurre i costi (i 100 versati dalla società italiana a quella olandese menzionati prima, ndr). Se l’Italia paga l’Olanda, che è nella white list, i costi sono perfettamente deducibili.

È stato detto che la Ferrari si sposterebbe in Olanda per poter usufruire del voto maggiorato, che permette agli azionisti storici di avere un voto più pesante rispetto agli altri azionisti. Ma questa possibilità non è prevista ora anche in Italia, dallo scorso giugno?

Certo. Sono palesemente delle scuse.

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