Tfr in busta paga, ecco perché non conviene

Tfr in busta paga, ecco perché non conviene

Per incassare il Trattamento di fine rapporto, Tfr, in busta paga bisognerà aspettare ancora un po’. Dal 1 marzo i dipendenti del settore privato con almeno 6 mesi di anzianità possono chiederlo al datore di lavoro sotto forma di Quir, Quota integrativa della retribuzione. Ma per vedere gli euro in più nel cedolino ci sono ancora diversi passaggi amministrativi da completare. Intanto, meglio farsi qualche conto in tasca.

Lo ha fatto la Fiba, Federazione italiana bancari e assicurativi, della Cisl, che ha messo a punto una simulazione degli effetti delle tre possibili scelte in campo: Tfr in busta paga, mantenimento in azienda, versamento al fondo pensione. La simulazione è basata su un periodo di tre anni. Per prima cosa, avvertono, quello che bisogna sapere è che la tassazione sul Tfr in busta paga sarà quella ordinaria, e non quella più favorevole applicata ai fondi pensione o al Tfr in azienda.

Il reddito considerato dalla Fiba è di 25mila euro. L’aliquota fiscale di riferimento, valida anche per il Tfr in busta paga, è quindi il 27 per cento. 

Da cosa dipende il risultato economico delle tre scelte? «Dal fatto che il Tfr in busta paga non dà rendimento, mentre il mantenimento in azienda o in un fondo pensioni fa sì che il Tfr si rivaluti anno per anno, cumulando rendimento su rendimento», dicono dalla Fiba. La conseguenza è che più sono gli anni che mancano al pensionamento, maggiori sono i rendimenti. Quindi, soprattutto se si è giovani, scegliere di mettere il Tfr in busta paga è penalizzante. In più, c’è l’impatto fiscale. 

Quello che viene fuori è che comunque, qualsiasi età si consideri, scegliere di mettere il Tfr in busta paga non conviene. A meno che non si abbia bisogno immediato di contanti.

Se consideriamo un lavoratore di 25 anni con un reddito di 25mila euro annui, il Tfr in busta paga è di 3.778 euro. In azienda 9.453; nel fondo pensioni 14.586. Per un lavoratore di 55 anni, più vicino alla pensione, in busta paga si resta a 3.778 euro, inferiore rispetto ai 4.822 euro se il Tfr viene lasciato in azienda e ai 5.823 nel fondo pensioni. 

I calcoli li avevano fatti anche i consulenti del lavoro. Fino a 15mila all’anno di reddito il Tfr in busta paga è conveniente. Per cifre superiori, come è emerso anche nel calcolo della Fiba, si pagano più tasse. Fino ai 28mila euro, si paga un centinaio di euro di tasse in più. E si sale mano a mano che aumenta il reddito. Oltre alla mancata rivalutazione della cifra mensile che non viene più versata per il Tfr. Va anche aggiunto che cumulandosi al reddito, il Tfr in busta paga potrebbe far perdere la possibilità di prestazioni sociali e detrazioni. Non a caso, secondo Confesercenti, solo due lavoratori su dieci sceglieranno il Tfr in busta paga. 

Intanto, anche per chi volesse farlo, al momento non sarebbe possibile. Si sarebbe dovuto partire dal 1 marzo, ma chi aveva aderito è rimasto a bocca asciutta perché mancano le istruzioni operative da parte del governo. E tutto quindi slitterà ad aprile. In queste settimane le imprese stanno raccogliendo le richieste dei dipendenti interessati ad avere il Tfr in busta paga. Poi bisognerà aspettare comunicazioni dall’Inps e dal ministero del Lavoro. A partire da se e quando la Quir verrà incassata.