TaccolaBuio sulle catene dell’elettronica, anche Media World licenzia

Buio sulle catene dell’elettronica, anche Media World licenzia

Non ci sono isole felici nella crisi strutturale delle catene di elettronica di consumo. Anche Media World, una delle insegne che fin qui aveva resistito al calo dei consumi, alla concorrenza spietata di Amazon e all’assottigliamento dei margini, ha annunciato l’avvio di una stagione di tagli. Entro l’estate, probabilmente già da giugno, chiuderanno sette punti vendita, per 200 posti “full-time equivalenti”. In seguito ci sarà una razionalizzazione della rete che porterà ad altri 500 esuberi. Il totale è di 700 esuberi che, spiegano i sindacati, dato l’alto numero di part-time corrispondono a circa mille persone. Un parte di questi, però, sarà riassorbita grazie all’apertura di tre nuovi punti vendita, nell’ambito di un piano industriale incentrato sulla multimedialità.  

Sette chiusure e tre aperture

Il totale è di 700 esuberi. Dato l’alto numero di part-time corrispondono a circa mille persone

Delle sette chiusure già formalizzate ai sindacati, la prima sarà quella nel centro commerciale La Romanina di Roma, entro metà giugno. A fine giugno sarà la volta di un punto vendita a Milano e di quello Genova a insegna Saturn. A fine luglio, invece, toccherà agli store di Settimo Milanese e Brescia (via Mantova) e a due punti vendita a Napoli: quello di via Arenaccia e quello nel centro commerciale Vulcano Buono di Nola, uno dei maggiori shopping center d’Italia. L’ultimo sarà il punto vendita di Beinasco (Torino), dove dopo la chiusura ci sarà però un’apertura con ricollocazione totale. 

Il piano di riorganizzazione, spiegano dalla Fisascat/Cisl, prevede tre nuove aperture nell’arco di 12/18 mesi: Milano, Roma e nella zona di Brescia o Verona. Di tre nuove aperture nell’esercizio in corso parla anche il bilancio chiuso nel settembre 2014. Sono possibili, aggiungono i sindacati, aperture anche al Sud ma non in Campania. 

I negozi che chiudono, spiega la funzionaria della Fisascat Elena Maria Vanelli, sono quelli che non hanno sostenibilità economica, per via della localizzazione o a causa di affitti alti. È il caso di Milano e Roma, dove ci saranno prima chiusure e poi aperture. 

Razionalizzare la rete

«In virtù del calo di clienti, di scontrini e quindi di vendite anche laddove non c’è chiusura, il gruppo ha palesato la necessità di  ridurre l’organico di ulteriori 500 Fte (full-time equivalenti, ndr) – si legge in una nota della Fisascat -. L’impatto complessivo potrebbe quindi comprendere circa 700 Fte su un totale di 6.458 dipendenti, pari a 5.754 Fte. Al contempo ci sono necessità di potenziamento in altri negozi che l’azienda sta coprendo attraverso le trasferte. Sul tema Mediamarket ha dato disponibilità di confronto a livello territoriale». 

La razionalizzazione della rete fa parte di un piano industriale che è fortemente incentrato sulla multicanalità 

Il confronto con i sindacati comincerà il 7 maggio. «Dall’azienda – racconta Vanelli – si sono dichiarati subito disponibili a usare degli strumenti per mitigare gli impatti occupazionali. Per le chiusure potrebbero essere o la cassa integrazione o i contratti di solidarietà, mentre per la razionalizzazione della rete i contratti di solidarietà. Dobbiamo però prima aspettare l’incontro con l’azienda, per ora abbiamo ricevuto solo delle comunicazioni». 

La razionalizzazione della rete fa parte di un piano industriale che è fortemente incentrato sulla multicanalità e cross-canalità: come riassunto sul sito della stessa società, questo significa la «capacità di vendere attraverso più canali e creare le condizioni di relazione con il cliente in qualsiasi ambito, indipendentemente dal fatto che quest’ultimo voglia effettuare una transazione commerciale, reperire un’informazione o fare un reclamo». La strada è stata intrapresa già da diversi anni – l’e-commerce è partito nel 1999 – ed è inevitabile in un settore che più di altri subisce il duplice colpo della crisi economica e della concorrenza dell’e-commerce. «Il piano industriale fa leva su tentativi di innovazione tecnologica – commenta Vanelli -. Non è certo un piano di grande rilancio, sono più che altro toppe. Ma d’altra parte oggi chi ne ha uno nel comparto?».  

Il settore ha già visto l’uscita di scena delle catene francesi Darty e Fnac. Da un paio d’anni, nota Vanelli, anche Unieuro e Trony sono dovute ricorrere a contratti di solidarietà e hanno effettuato chiusure. La crisi è d’altra parte globale. Negli Stati Uniti a febbraio RadioShack, catena da più di 2.400 punti vendita, ha avviato le procedure per il “chapter 11”, l’anticamera della bancarotta. 

Margini polverizzati

Nelle vendite delle catene di elettronica salgono solo gli smartphone, che però hanno margini risicatissimi

I motivi della crisi del settore sono noti e messi nero su bianco nel bilancio 2014 di Mediamerket spa (la società che gestisce le insegne con le insegne Media World, Saturn – assorbita dalla prima – e Media World Compra On Line). Innanzitutto, «con poche eccezioni tutte le aree merceologiche del mercato hanno avuto un trend negativo, dal settore audio/video all’home entertainment e all’Information technology. I segmenti che hanno segnato trend positivi, anche molto forti sono la telefonia, grazie alla crescita degli smartphone, e il segmento tablet». 

Il problema è che i telefoni di ultima generazione sono anche quelli con i margini più risicati, per la sproporzione degli attuali rapporti di forza tra i produttori e i distributori e per la guerra di prezzi che stanno portando avanti i siti di e-commerce. «Con l’obiettivo di contenere la riduzione dei fatturati – si legge nel bilancio – tutti i principali retailer hanno adottato una politica promozionale aggressiva, che ha contribuito alla contrazione dei margini commerciali. La crescita del canale e-commerce ha influenzato in modo negativo i margini sull’offerta continuativa e ha determinato un abbassamento dei prezzi allo scaffale per cercare di ridurre il disavanzo di prezzo da parte dei retailers tradizionali. Lo spostamento del mix di vendita ha contribuito in misura non secondaria a questo trend, in quanto le categorie di prodotto in crescita (tablet e smartphone) sono anche quelle in cui i margini sono decisamente inferiori alla media settoriale». 

I conti di Media World

Nel bilancio di Mediamarket chiuso a settembre 2014 c’è stata una perdita di 13 milioni di euro, dettata dal calo delle vendite e dei margini commerciali

Il bilancio chiuso a fine settembre del 2013, nonostante questi chiari di luna, aveva fatto segnare un utile di 18 milioni di euro. Ma nel 2014 il segno dell’ultima riga del conto economico si è invertito. C’è stata una perdita di 13 milioni di euro, dettata dal calo delle vendite e dei margini commerciali. Il valore della produzione si è fermato a 2,297 miliardi di euro, in discesa di 51 milioni, o del 2,2%, rispetto all’anno precedente, nonostante la crescita del canale di vendita online. Il valore netto della produzione, o Ebit, che nel 2013 era stato pari a 34 milioni di euro, è precepitato a -8 milioni. 

Mediamarket è posseduta dalla tedesca Media Saturn Holding GmbH, la prima catena di elettronica di consumo in Europa e la seconda nel mondo. Conta 900 megastore in 15 Paesi europei (117 in Italia) e appartiene a sua volta al gruppo tedesco Metro A.G. I punti vendita a insegna Saturn hanno subito un programma di rebranding, trasformandosi in negozi Media World. Al settembre 2013 ne erano stati re-brandizzati 14 e nel corso di questo esercizio sarà la volta dei 4 Saturn rimanenti. 

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