Come fare uno stage senza essere sfruttati

Come fare uno stage senza essere sfruttati

Stage e tirocini sono lo spauracchio di tanti giovani, ma spesso anche l’unico strumento per capire come funziona davvero il mercato del lavoro. E, perché no, possono essere una via d’accesso nelle aziende. La sesta puntata di Domani Lavoro. 10 domande e 10 risposte per trovare un’occupazione (e tenersela), la guida de Linkiesta in collaborazione con il centro studi Adapt, è dedicata al mondo degli stagisti. I ricercatori di Adapt rispondono alle nostre domande, sfatando tutti i miti su quello che – dicono – non è un contratto di lavoro ma un modo per acquisire competenze che poi possono essere utilizzate nel mercato del lavoro. L’importante è non finire a fare fotocopie. Ma siamo sicuri di saper usare bene la fotocopiatrice?

QUI LE PUNTATE PRECEDENTI

Quando si fa uno stage? È previsto nel percorso scolastico e universitario?
Esistono due tipologie di stage/tirocinio classico (detto di formazione o orientamento): curriculare ed extracurriculare. Lo stage curriculare può essere svolto durante il percorso formativo di uno studente, alcuni piani di studio universitari lo considerano obbligatorio. Non è obbligatorio che lo svolgimento di uno stage curriculare porti all’ottenimento di crediti formativi. Per attivare un tirocinio curriculare è necessaria la presenza di un ente promotore come una Università o una istituzione universitaria, un’istituzione scolastica o un centro per l’impiego pubblico o accreditato.

Lo stage extracurriculare è pensato invece per i giovani laureati durante il primo anno dopo il conseguimento del titolo di studio. Non è infatti possibile svolgerlo oltre i 12 mesi dalla data conclusiva del percorso di studio.

Per coloro che hanno superato questo termine, esistono i tirocini di inserimento/reinserimento che sono pensati per i disoccupati e inoccupati. Esiste inoltre una ulteriore tipologia di tirocinio che è quello di orientamento e formazione o di inserimento/reinserimento per persone con disabilità e in condizione di svantaggio.

Qual è lo scopo di uno stage?
Questa è una domanda fondamentale poiché c’è molta confusione in Italia sull’utilizzo dello stage, e soprattutto sono quotidiani i fenomeni di abuso di questo strumento. Uno stage non è un contratto di lavoro, e questo proprio perché ha uno scopo diverso. Chi svolge uno stage lo fa per affacciarsi sul mercato del lavoro e iniziare a conoscerne le dinamiche. Particolarmente utile per questo è lo stage curriculare attraverso il quale un giovane studente può iniziare a vedere nell’esperienza concreta i risvolti pratici di quello che sta studiando. Il fatto che la retribuzione sia minore o assente non è dato dal fatto che un giovane debba essere sottopagato o sfruttato, la ragione sta nella dimensione formativa dello stage, grazie alla quale il ragazzo o la ragazza acquisiscono metodi e competenze che possono essere equiparati a una retribuzione in termini di investimenti per il futuro.

L’abuso dello strumento non deve per questo far passare l’eccezione come un fenomeno normale. Esistono altri contratti di lavoro, come l’apprendistato, che possono essere il vero ingresso nel mercato del lavoro da parte di un giovane, mentre lo stage offre, come detto, solo una prima panoramica.

Quanto deve durare per evitare che si trasformi in un contratto mascherato?
Il fatto che uno stage diventi un contratto mascherato non è semplicemente una questione di durata ma anche di contenuto formativo o meno delle mansioni assegnate. Per quanto riguarda la durata uno stage formativo o di orientamento ha una durata massima di sei mesi. È importante che il contenuto del tirocinio sia effettivamente un’attività che porti a conseguire nuove competenze, non elementari, che possano essere poi spendibili nel mercato del lavoro. Il fatto che le aziende oggi ricorrono spesso ai tirocini anche per mansioni che non hanno valenza propriamente formativa può far sì che ci si ritrovi in un’azienda che vi richiede ruoli non coerenti con quello che pensavate ma è importante che, nel rapporto con il vostro tutor e con l’ente che ha promosso il tirocinio, tutti questi problemi vengano sollevati.

Come si fa a scegliere lo stage giusto senza finire a fare fotocopie? Come si riconoscono le aziende affidabili?
Intanto siamo sicuri di saper usare bene una fotocopiatrice? L’importante non è tanto non svolgere mansioni che richiedono una bassa specializzazione, ma acquisire tutte quelle competenze che vengono richiesta a un determinato profilo professionale. Secondo le linee guida, il tirocinio non può essere utilizzato per tipologie di attività lavorative che non richiedono un periodo formativo. L’azienda dovrebbe offrire proprio la possibilità di formarsi in modo completo rispetto a tutte le mansioni richieste a una determinata qualifica. Se questa qualifica richiede che si sappiano fare correttamente le fotocopie, ben vengano anche, ma non solo, le fotocopie. Altrimenti il tirocinio non si giustifica come periodo formativo e diventa semplice uso di manodopera non qualificata a bassissimo costo. Per scegliere lo stage giusto è quindi importante capire quale tipo di esperienza l’azienda offre e cercare di conoscere in anticipo le mansioni che vi saranno affidate. Nulla toglie che queste potranno poi cambiare in meglio o in peggio, ma una conoscenza preliminare può sicuramente aiutare la scelta.

Cosa si fa durante uno stage? È giusto fare le stesse cose di quelli assunti? Possono inserirmi nei turni?
La regolazione sui tirocini è a macchia di leopardo essendo definita a livello regionale. La possibilità di sottoporre il tirocinante a orario di lavoro dipende quindi da cosa prevedono le regioni sul punto. Ciò che viene predisposto dalle linee guida è solo che i tirocinanti non possono comunque sostituire i lavoratori con contratti a termine nei periodi di picco delle attività né sostituire il personale del soggetto ospitante nei periodi di malattia, maternità o ferie. Le attività variano da stage a stage sia a seconda dell’azienda in cui si viene inseriti sia a seconda dell’area della azienda presso la quale presterete servizio. Il fatto che le mansioni possano essere le stesse di dipendenti regolarmente assunti è positivo perché consente un impatto vero e non parziale con il mondo del lavoro. Per il resto il tirocinante ha l’obbligo di attenersi a quanto previsto nel progetto formativo e deve quindi svolgere le attività concordate con il tutor. La cosa più importante è proprio che nella propria attività si sia affiancati da un tutor.

Quindi devo avere un tutor dedicato che mi segue?
Sì: la tutorship è prevista dalle linee guida del 2013 ed è condizione necessaria per l’attivazione del tirocinio. Non è solo un onere burocratico ma deve essere la garanzia della natura formativa dell’esperienza. Avere un “maestro di lavoro” è il miglior modo per acquisire correttamente e rapidamente una professionalità. Il tutor deve essere individuato dal soggetto ospitante e deve essere in possesso di competenze professionali adeguate e coerenti con il progetto formativo individuale. Al tutor è richiesto di instaurare un rapporto non unidirezionale, bensì di collaborare alla stesura del progetto formativo, monitorare l’andamento del tirocinio e confrontarsi su di esso con il tirocinante.

È prevista ed è giusto chiedere una retribuzione?
Per quanto riguarda i tirocini, non essendo contratti di lavoro, non si parla di retribuzione ma di indennità. A partire dalla legge Fornero del 2012 i tirocini extracurriculari prevedono una indennità minima fissata dalle singole regioni. In questa mappa potete trovare tutte le retribuzioni delle singole regioni:

Indennità di partecipazione: Blu scuro: 500 – 600 euro; Grigio: 400 – 450 euro; Viola: 300 – 350 euro

Sebbene l’ammontare dell’indennità sia appunto differenziato su base regionale, è importante sapere che il mancato pagamento è contrario alla normativa sui tirocini. Nonostante ciò potrebbe accadere che vi propongano uno stage non retribuito e starà a voi ricordare all’azienda che quanto vi stanno dicendo è contro la legge.

Non esiste invece l’obbligo di retribuzione per i tirocini curriculari in quanto solitamente portano all’acquisizione di crediti formativi o risultano comunque come un investimento dello studente per il suo futuro lavorativo.

Quali sono i segreti per sfruttare al meglio uno stage? È giusto chiedere una lettera di referenza e/o una certificazione delle competenze acquisite una volta andati via?
Il segreto numero uno è: cercare di imparare e lavorare il più possibile. Per farlo, tanto dipende anche dalla capacità di essere propositivi e proattivi: questo vuol dire non limitarsi a “eseguire” quanto viene richiesto, ma cercare di proporsi nello svolgimento di più compiti e attività. Lo stage è un’occasione fondamentale per mettersi alla prova e imparare, questo vale per entrambe le parti: serve al giovane per crescere e nello stesso tempo serve all’ente ospitante per valutarlo. La serietà inoltre ripaga sempre: oltre a essere professionali e puntuali, è importante prendere sul serio il tirocinio, nel rispetto delle ore da svolgere, ad esempio, o nella cura e precisione con cui si lavora. Ricordiamoci però che il tirocinio è una prima esperienza formativa per il ragazzo: chiedere consigli e chiarimenti e osservare il contesto lavorativo nonché il modo di lavorare dei colleghi più esperti sono altri segreti da tenere sempre a mente. Una volta terminata l’esperienza è possibile, nonché opportuno, richiedere all’ente ospitante una certificazione attestane quanto svolto. Verba volant, scripta manent: certificazione e lettera di referenza testimonieranno, nel caso in cui dovessero richiedervelo (ad esempio, in caso di partecipazione a concorsi) quanto avete indicato sul vostro curriculum vitae.

Quali sono i segreti per farmi assumere alla fine dello stage?
Dimostrare durante il percorso di essere una persona seria e affidabile, volenterosa di imparare, competenze trasversali: mentre le competenze tecniche si acquisiscono nel tempo, l’attitudine allo svolgimento di un lavoro è determinante, e non è qualcosa che si può imparare. È per questo importate intraprendere percorsi fin da subito in linea con le proprie abilità e interessi. Questi sono gli elementi vincenti, ma è pur vero che tanto dipende anche dalla disponibilità economica dell’impresa in quel determinato momento.

E se, finito lo stage, mi chiedono un prolungamento dello stage?
Nel caso si tratti di un tirocinio per studenti iscritti a corsi di studio, l’ente ospitante può richiedere una proroga e deve farlo almeno tre giorni prima della fine dello stage, inviando la richiesta di all’Ateneo di riferimento. Lo stage per gli studenti iscritti a corsi di studio, non può comunque superare i 12 mesi complessivi. I tirocini post-laurea non possono invece superare la durata di 6 mesi. Non vengono autorizzate proroghe che superino questi limiti. Questo in linea generale: ogni Regione infatti ha la propria legge di riferimento, in quando è di sua competenza stabilire come meglio regolare la materia in base alle esigenze del territorio.