Concerto Expo, far ridere denigrando le donne non è spettacolo né cultura

Concerto Expo, far ridere denigrando le donne non è spettacolo né cultura

Le donne, in questo Paese, sono condannate a fare da eterne valette. Vallette sceme. Nonostante il copione le vorrebbe conduttrici. Anche quando «il mondo ha gli occhi puntati su Milano» (la combinazione di parole più ripetuta di venerdì 30 maggio), anche quando la donna ha carattere, personalità e popolarità come Antonella Clerici. Anche nei giorni in cui il Papa prende posizione chiedendo parità di condizione tra uomo e donna. È andata così nella serata di pre-apertura di Expo 2015, il concerto in Piazza Duomo a Milano presentato da Paolo Bonolis e Antonella Clerici.

Le donne, in questa Italia, sono costrette a sentirsi dire dal collega di palcoscenico che le guarda dritte al petto: «Ammazza, tutta agghindata così sembri un padiglione. Andresti visitata». E sono obbligate, dopo aver sentito la battuta, a ridere in attesa che scatti l’applauso.

Le donne, quando salgono sul palco con un uomo, devono far la parte delle ingenue e ignoranti. Il loro copione prevede che dicano al collega: «Posso dirti parole d’amore? (o qualcosa di molto simile…)» E, dopo aver citato il passo di un pezzo lirico, devono sentirsi dire dall’inventore della “Sellerona”: «No. Non lo puoi fare Antonella, è la parte di un uomo… su, dai, andiamo».

Ma far ridere denigrando una donna non è spettacolo né cultura. E Antonella, con personalità, carattere e popolarità, non dovrebbe permetterlo. Lo deve a se stessa.

La piega che la serata avrebbe preso s’era capita già da collegamento in diretta con il TG1. La conduttrice saluta Antonella Clerici prima e Paolo Bonolis poi. Ma Bonolis prende la parola e si lancia in una raffica di nomi aggettivi e verbi per presentare il concerto inaugurale di Expo 2015. Poi prende fiato, fa un cenno ad Antonella. Lei saluta, ripete due parole di routine, e poi è di nuovo raffica di Bonolis. «Constato sempre più spesso che le “primedonne” sono molto più spesso uomini che donne», mi aveva detto un docente universitario tempo fa dopo una presentazione. Che avesse ragione?

La Clerici ha recuperato spazio e dignità verso metà serata. Ma forse solo grazie al fatto che le battute, a un certo punto, sono cessate.