Rubrica Scienza&SaluteEmicrania: molto più di un semplice mal di testa

Emicrania: molto più di un semplice mal di testa

Sette ore e trentasette minuti. È quanto dura in media un’emicrania per le donne. Circa un’ora in più rispetto agli uomini. Gli attacchi però in genere possono durare dalle 4 alle 72 ore. Non solo, le donne soffrono più spesso di emicrania (in media sette volte al mese contro sei per gli uomini) e il dolore è più intenso di quanto riferito dall’altro sesso. L’emicrania però, a differenza di quanto spesso si pensa, non è esattamente solo un semplice mal di testa occasionale accompagnato da nausea, ondate di dolore lancinante, disturbi visivi e un’alterata sensibilità a suoni, odori e luci. Negli ultimi anni infatti i progressi scientifici compiuti in questo campo hanno dimostrato che in realtà si tratta di un disturbo neurologico, causato da differenze strutturali e funzionali nel cervello; e che le persone che ne soffrono sentono, vedono, toccano, ascoltano e rispondono al mondo in modo diverso per tutto il tempo, non solo durante un attacco, come spiega Helen Phillips in un articolo pubblicato su New Scientist. «Dobbiamo smettere di considerare l’emicrania una malattia vascolare o una condizione di dolore» ha spiegato Peter Goadsby, esperto di emicrania che lavora tra il King College di Londra e l’Università della California, San Francisco, alla stessa rivista: «Si tratta di un disturbo neurologico».

In passato si pensava che l’emicrania fosse un problema collegato ai vasi sanguigni, anche perché spesso i pazienti riferivano di sentire come una pulsazione alle tempie durante un attacco. «Ora invece è considerato un disturbo percettivo sensoriale – spiega a Science Teshamae Monteith, neurologo dell’University of Miami Health System in Florida – perché molti dei sistemi sensoriali luce-suono, olfatto, udito, sono alterati. Durante un attacco, i pazienti hanno disturbi di concentrazione, alterazioni dell’appetito, cambiamenti di umore, e riduzione del sonno. Circa due terzi dei pazienti con attacchi acuti di emicrania hanno allodinia, una condizione che rende le persone così sensibili agli stimoli che anche il vapore durante una doccia può essere doloroso. Questo è dimostrato anche dal fatto che gli emicranici, al basale, hanno una soglia di stimoli sensoriali diversa».

A esserne colpite sono circa il 10% delle persone in tutto il mondo e da diverso tempo i ricercatori stanno cercando di trovarne la causa e trattamenti più efficaci in grado di curare il disturbo. Negli Usa sono oltre 37 milioni le persone che ne soffrono, anche se si stima che ci sia un 50% di emicranici non diagnosticati. Proprio a causa della vasta diffusione e in base alle recenti scoperte, secondo gli esperti è arrivato il momento di ripensare il modo in cui il disturbo viene affrontato, diagnosticato e trattato. Nonostante l’emicrania sia conosciuta e studiata da secoli, molte delle recenti scoperte si devono però alle sofisticate tecniche di imaging del cervello, che hanno permesso di fornire un quadro generale del problema. «Grazie all’imaging cerebrale, oggi siamo in grado di comprendere meglio le strutture, i collegamenti, e le sostanze chimiche coinvolte durante un attacco emicrania» continua Monteith. «Inoltre, gli studi post-mortem sul cervello di persone che hanno sofferto di emicrania può essere utile a capire meglio l’eziologia delle lesioni della sostanza bianca comunemente associati con l’emicrania, attualmente di origine sconosciuta. Interpretare questi studi però non è semplice, perché la stessa malattia che ha portato alla morte di queste persone, come l’ictus o il cancro, potrebbero aver modificato a loro volta la morfologia del cervello».

Perchè insorgono gli attacchi di emicrania ancora non si sa. Le cause del disturbo sono sconosciute ma genetica e fattori ambientali giocano senza dubbio un peso rilevante. In molti casi infatti chi soffre di emicrania ha una storia familiare, ovvero altre persone in famiglia che ne hanno sofferto e ne soffrono. E benché sia complicato studiarne la genetica, i ricercatori finora sono riusciti a identificare un certo numero di geni associati all’emicrania. «Alcuni sono associati con il glutammato – puntualizza Monteith – un neurotrasmettitore con attività eccitatoria. Molti sistemi cerebrali utilizzano il glutammato, per questo il blocco di queste vie potrebbe aprire strade importanti».

Fattori scatenanti  sono anche stress, stanchezza, ansia, variazioni di tempo, altitudine, pressione dell’aria, cambiamenti ormonali (come quelli che si verificano durante il ciclo mestruale o la gravidanza); fattori ambientali, come il rumore, luci o certi odori, il consumo di sostanze vasoattive in alcuni alimenti, come i nitrati, la tiramina (si trova in formaggi stagionati) il vino rosso e glutammato monosodico, il consumo di alcol; l’uso di alcuni agenti farmacologici, quali nitrati, contraccettivi orali, nifedipina e gli ormoni in post-menopausa, e il fumo. Le donne proprio perché vanno incontro a sbalzi ormonali hanno maggiori probabilità di soffrire di emicrania in prossimità del ciclo mestruale e sembra che anche negli uomini gli attacchi si verifichino in risposta ai cambiamenti ormonali. Anche uno status socio-economico basso, nonché l’obesità, e il poco sonno possono aumentare la frequenza degli attacchi.

Al momento la terapia più efficace per trattare gli attacchi acuti di emicrania sono una classe di farmaci chiamati triptani, che agiscono sui recettori della serotonina. Non è ancora del tutto chiaro come funzionino i triptani, in alcuni soggetti sono in grado di interrompere gli attacchi, mentre su altri non hanno effetto. I livelli di serotonina variano durante gli attacchi e il neurotrasmettitore sembra essere coinvolto direttamente. «C’è anche una forte relazione tra la depressione, che è legata a livelli di serotonina anormali, e l’emicrania – afferma  Monteith – le persone con depressione hanno maggiori probabilità di soffrire di emicrania, e viceversa le persone con emicrania hanno maggiori probabilità di essere depressi. Per quanto riguarda i farmaci ora gli studi si stanno indirizzando verso nuovi bersagli farmacologici, in particolare quelli in grado di non restringe i vasi sanguigni come invece fanno i triptani».

Sempre a proposito di nuove terapie, Monteith spiega che al momento sono attivi degli studi clinici in cui si sta testando l’efficacia di un nuovo farmaco basato su una sostanza detta CGRP (calcitonin gene-related peptide), o peptide correlato al gene della calcitonina, uno dei peptidi rilasciati durante gli attacchi acuti di emicrania. Uno studio in particolare ha mostrato una ruolo potenziale di questo farmaco nel fermare gli attacchi, ma non ha superato i requisiti di sicurezza. «Ora però c’è un nuovo anticorpo che ha completato gli studi di fase II ed è la strategia più promettente al momento. Lo studio in cui il farmaco è stato testato era troppo piccolo perché ne potesse determinare l’efficacia, ma è molto incoraggiante perché è il primo test che conferma la sicurezza di un farmaco che ha come bersaglio il CGRP».

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta