La corsa contro il tempo della Grecia per pagare pensioni e stipendi

La corsa contro il tempo della Grecia per pagare pensioni e stipendi

«Siamo pronti a tutto, ma escludo al 100 per cento questa Grexit, o uscita della Grecia dall’euro. Non ci sarà il default». Chi parla è il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, nell’intervista che apre la nuova edizione europea – online da ieri – del network di informazione politica statunitense Politico.

Nelle stesse ore in cui Juncker lanciava la sua rassicurazione, una decisione del governo greco ha mandato un altro segnale preoccupante sulla situazione delle casse pubbliche del paese. Lunedì 20 aprile, infatti, il governo di Atene ha approvato un decreto che obbliga tutti gli enti pubblici e le società statali, con l’unica eccezione dei fondi pensione, a trasferire le proprie riserve di liquidità alla Banca centrale greca.

La misura, preannunciata già la scorsa settimana, non necessita dell’approvazione parlamentare ed è giustificata, dice il decreto, da «bisogni estremamente urgenti e imprevisti». Il giornale greco Kathimerini ha scritto laconicamente, dando la notizia, che «la mossa dovrebbe fruttare circa 1,2 miliardi di euro, così che probabilmente il governo potrà pagare per questo mese gli stipendi e le pensioni dei dipendenti pubblici».

La situazione greca appare bloccata in una contraddizione: da una parte nessuno parla apertamente di un default del paese e vuole pensare alle sue conseguenze, assai probabilmente catastrofiche nell’immediato; dall’altra, i negoziati del governo Tsipras con i creditori internazionali proseguono tra mille difficoltà e una serie di prossime scadenze dipinge uno scenario quasi disperato.

Troppe scadenze

Le date e le cifre parlano da sole. Il totale dei prestiti internazionali alla Grecia, il cosiddetto bailout, è di 240 miliardi di euro, concordati tra il 2010 e il 2012. Le scadenze, in queste settimane, sono molte e frequenti: di qui a metà luglio, secondo la timeline del Wall Street Journal, sono in scadenza sei rate dei prestiti del 2010 del Fmi – con importi tra gli 85 e i 745 milioni di euro – e altrettante emissioni di titoli di stato da rifinanziare.

Entro il solo mese di maggio, la Grecia deve trovare circa 2 miliardi di euro per pensioni e stipendi pubblici, più un miliardo per il Fondo Monetario Internazionale. Nel frattempo, il governo greco ha rilasciato dichiarazioni piuttosto confuse e contraddittorie, dicendo prima che tutte le scadenze saranno rispettate e che stipendi e pensioni non sono a rischio, ma poi che questi ultimi avranno la precedenza sul pagamento al Fmi, facendo balenare il sospetto che le scadenze internazionali non saranno rispettate.

Ma in questa situazione finanziaria che peggiora settimana dopo settimana, molto dipende dal pagamento dell’ultima tranche del prestito internazionale, 7,2 miliardi di euro. Quei soldi sono stati bloccati dopo che, nelle primissime ore in carica, il governo guidato dal partito di sinistra Syriza ha annunciato il blocco di molti piani di privatizzazione e degli interventi nello stato sociale decisi dai predecessori.

I negoziati

Come precondizione per erogare l’ultima rata, l’Unione Europea vorrebbe che la Grecia presentasse una lista di riforme entro questa settimana, in tempo per la riunione dei ministri dell’Economia europei prevista per venerdì a Riga, in Lettonia.

Il paese spera anche che l’11 maggio una riunione dell’Eurogruppo giri alla Grecia 1,9 miliardi di euro di profitti sui titoli di Stato di Atene detenuti dal sistema comunitario; il giorno successivo scade la rata più onerosa tra quelle dovute al Fmi nel prossimo futuro, da oltre 700 milioni di euro.

Nel frattempo, da sabato scorso funzionari greci stanno trattando con rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea e del Meccanismo di Stabilità Europeo – il fondo salva-stati dell’Ue – a Parigi, proseguendo i negoziati tenuti a Bruxelles nelle ultime settimane.

Ma i rapporti tra il governo di Syriza e le autorità europee sono stati tutt’altro che semplici fin dall’inizio. Nell’intervista con Politico, Juncker ha detto a proposito del «problema» con la Grecia che i funzionari locali «non stanno collaborando nel modo in cui vorremmo, perché la nostra squadra giù ad Atene, il nostro gruppo tecnico conoscitivo, non ha il permesso di entrare nei ministeri, il che non è solo curioso ma anche inaccettabile».

Le difficoltà greche hanno portato i titoli di stato a nuovi record nei rendimenti, che hanno raggiunto il 28 per cento per quelli a tre anni, il livello più alto dal 2012. Le decisioni per arrivare a una soluzione concreta che dia un minimo di stabilità a medio termine sono rimandate ai primi di maggio, con la riunione dell’Eurogruppo. La speranza, per la Grecia e per l’Europa, è che non sia troppo tardi.

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