Le leggi anti Uber dal Piemonte alla Lombardia

Le leggi anti Uber dal Piemonte alla Lombardia

Dalla Liguria alla Lombardia, passando per il Piemonte. Mentre al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti c’è il passaggio del testimone, i consigli delle tre regioni si fanno le leggi anti Uber da sé. Norme molto simili, e con i passaggi centrali identici per rendere illegale Uber Pop e limitare Uber Black allo smistamento delle prenotazioni. Tanto che anche gli Ncc, gli autisti con la licenza di Noleggio con conducente, sono sul piede di guerra. E accusano le tre regioni di voler favorire i tassisti e mettere alle strette la categoria, già spaccata tra quelli che hanno accettato di lavorare per Uber e quelli che invece vedono con il fumo negli occhi la app di San Francisco.

In Liguria la crociata anti Uber è già diventata legge. Nella regione il tema era caldo, dopo che un giudice di pace aveva accolto il ricorso presentato da un autista di Uber sanzionato come tassista abusivo. Così nel corso dell’approvazione di una variazione al bilancio 2015, lo scorso 25 marzo la maggioranza di centrosinistra e un gruppo di Popolari per la Liguria (ex Ncd) hanno infilato a sorpresa un passaggio ad aziendam. Contro Uber, ovviamente. Nella variazione si legge che la prenotazione e l’assegnazione dei servizi è diretta solo in favore di chi ha regolare licenza e autorizzazione e che la prenotazione dei servizi di noleggio con conducente deve pervenire all’operatore nella rimessa indicata nell’autorizzazione. Si aggiunge poi che il servizio dei taxi «deve garantire l’indifferenziazione della stessa tra i singoli operatori licenziatari di modo che sia sempre individuato il taxi più vicino o comunque con le caratteristiche più idonee alle esigenze dell’utente».

Ed è qui che gli Ncc si lamentano. «Detta così, significa che ai tassisti viene concesso di occuparsi di utenza indifferenziata ma anche specifica», dice Francesco Artusa, presidente di Fai Trasporto persone, l’associazione che in Italia rappresenta gli Ncc. «Non solo posso prenotare il taxi più vicino, ma posso richiedere magari che sia donna e con un Mercedes e che mi venga a prendere in una certa data a una certa ora». Modalità di lavoro tipica degli Ncc, che coprono la fascia dei clienti più facoltosi. E non dei taxi, che caricano invece “a caso” qualsiasi cliente in tempo reale. Potendo i tassisti, e non gli Ncc, stazionare per strada.

«Gli ispiratori delle leggi sono gli stessi tassisti e sindacalisti seduti nei consigli di amministrazione delle società private dei taxi»

La formulazione «o comunque con le caratteristiche più idonee alle esigenze dell’utente» si ritrova in realtà identica anche nelle proposte di legge piemontesi e lombarde, entrambe presentate da esponenti di Fratelli d’Italia e ancora in discussione. A Torino il promotore è il consigliere Maurizio Marrone, a Milano il primo firmatario è l’ex vicesindaco oggi consigliere regionale Riccardo De Corato, che ha ottenuto anche l’appoggio dei Cinque stelle. Al Pirellone si sono svolte le audizioni dei rappresentanti sindacali di tassisti e Ncc, ed è stata ascoltata anche la general manager di Uber Italia Benedetta Arese Lucini. Il voto finale è previsto per il 27 aprile. «Gli ispiratori delle leggi sono gli stessi tassisti e sindacalisti seduti nei consigli di amministrazione delle società private dei taxi», accusa Artusa. «È tutta una manovra per raccattare qualche voto».

Il problema di fondo di queste leggi fotocopia, in realtà, è che le regioni non sono competenti in materia di concorrenza. «Sono incostituzionali», si dice da più parti. Non a caso, il problema è già stato sollevato in Liguria. E in Lombardia la proposta di legge ha già avuto il parere negativo della avvocatura della Regione.

Le proposte di legge prevedono l’obbligo di geolocalizzazione degli autisti Ncc e la possibilità di avviare accertamenti su segnalazione di utenti e altri operatori

Poi ci sono i cavilli per cercare di mettere i bastoni tra le ruote a Uber, che finiscono per colpire tutta la categoria degli Ncc. A partire dall’obbligo di geolocalizzazione degli autisti, ma solo Ncc, in modo da avere sempre traccia delle prenotazioni e dei percorsi e assicurarsi che la corsa parta ogni volta dall’autorimessa, come richiede la legge di categoria del 1992. Fino alla possibilità di avviare accertamenti anche su segnalazione di utenti e di altri operatori. «Manca solo che mettano ai tassisti la stelletta di sceriffo», dice Artusa.

I tassisti, che chiedono da tempo un regolamento del genere, plaudono alle iniziative regionali. Restano però diversi nodi da risolvere. «Le regioni non possono emettere sanzioni», dice Artusa. «Fare una norma senza sanzioni non farebbe altro che aumentare le tensioni in un settore dove di certo non mancano. Già le nostre auto sono state colpite da uova e pomodori solo perché non scioperavano con i tassisti. Ora cosa dovremo aspettarci?».