TaccolaVaroufakis, dal gioco del pollo alla fine del cappone

ANALISI

A volte una vignetta dice più di molte cartelle di analisi. Il Kal’s Cartoon dell’ultimo numero dell’Economist mostra un Alexis Tsipras al tavolo da gioco, completamente denudato, con tutti i soldi e i vestiti sul piatto, convinto di essere pronto a vincere. Di fronte a lui siede un altro giocatore, con in mano un poker d’assi. Sono i negoziatori dell’Eurogruppo. Due osservatori li guardano: “Quando ci possiamo aspettare un risultato nelle negoziazioni sul debito greco in Europa?” chiede uno. “Presto, credo”, è la risposta dell’altro.

A quanto pare il premier greco ha deciso di non portare ai limiti estremi un gioco che poteva condurre solo al disastro della Grecia. Con una mossa che era nell’aria da qualche giorno, ha deciso di limitare il ruolo del ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, e cambiare il gruppo dei negoziatori che dovranno discutere con i creditori internazionali. La decisione è arrivata domenica sera, dopo che qualche ora prima c’era stato un colloquio con la cancelliera tedesca Angela Merkel. A guidare il nuovo team sarà il viceministro delle Relazioni Internazionali Euclid Tsakalotos

Con una mossa che era nell’aria da qualche giorno, Tsipras ha deciso di limitare il ruolo di Varoufakis e cambiare il gruppo dei negoziatori che dovranno discutere con i creditori internazionali

Il ruolo di Varoufakis sarà limitato a supervisionare le negoziazioni politiche con gli Stati dell’area euro e con il Fondo monetario internazionale. Non è un licenziamento, ma un commissariamento sì, secondo la maggior parte dei commenti che sono arrivati nelle ultime ore. Il più duro è venuto dal Pasok, che ha parlato di “evirazione” del primo ministro greco. 

Di certo la mossa va letta come una volontà di accelerare nella ricerca di un compromesso con gli altri ministri dell’Eurogruppo, dopo che all’ultima riunione, del 24 aprile, erano state lasciate trapelare critiche ai limiti dell’insulto nei confronti rivolte dagli altri membri a Varoufakis, bollato come “dilettante” e “perditempo”. I suoi rapporti personali, soprattutto con l’omologo tedesco Wolfgang Schäuble, si erano deteriorati. Tsakalotos ha studiato a Oxford e potrebbe essere più digeribile dai rappresentanti dei creditori. Ma più che concentrarsi sul carattere delle persone e sull’atteggiamento di Varoufakis in particolare, è il caso di guardare alle mosse di Tsipras, di cui il ministro delle Finanze è stato finora il braccio operativo. La “brinkmanship”, ossia la politica del rischio calcolato, non è stata farina del sacco di Varoufakis, che pure ci ha messo del suo da studioso della teoria dei giochi. Il “gioco del pollo”, la sfida a chi si ferma per ultimo sul ciglio del burrone, è stata voluta dal primo ministro greco, che oggi si rende conto di non avere più munizioni. 

La “brinkmanship”, ossia la politica del rischio calcolato, non è stata farina del sacco di Varoufakis, che pure ci ha messo del suo da studioso della teoria dei giochi, ma di Tsipras

Dall’Eurogruppo la Grecia deve ottenere una tranche di aiuti, da 7,2 miliardi di euro, l’ultima in programma. Atene come noto la può ottenere in cambio di una serie di riforme, su cui però è stata finora vaga. Dalla lettera inviata all’Eurogruppo a febbraio, in cui puntava soprattutto sul recupero dell’evasione fiscale e sulla lotta alla corruzione, ben pochi passi sono stati fatti. La linea rossa tracciata da Syriza, il partito-coalizione guidato da Tsipras, non è mai stata attraversata. Si parla delle (ulteriori) riforme del mercato del lavoro, delle pensioni e delle privatizzazioni.  

Il governo greco da qui a giugno a 15 pagamenti del debito, per un totale di 16,5 miliardi di euro. La prima scadenza è il 12 maggio

Che il tempo stesse per finire non era solo una minaccia del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Il governo greco da qui a giugno a 15 pagamenti del debito, per un totale di 16,5 miliardi di euro. La prima scadenza è il 12 maggio, il giorno dopo il prossimo Eurogruppo in programma, quando Atene deve pagare una rata da 760 milioni di euro al Fondo monetario internazionale. Ci potrebbe essere un “periodo di grazia” di ulteriori 30 giorni, per permettere che arrivino i soldi da un eventuale prestito da parte dei creditori europei. La maggior parte dei pagamenti riguarderà i T-bonds, i titoli di Stato a breve scadenza, sottoscritti soprattutto da greci. Sono 1,2 miliardi di euro a maggio e 2 miliardi a giugno e luglio. Ci sono infine i soldi che la Grecia deve rimborsare alla Bce, 3,5 miliardi a luglio e 3,17 miliardi in agosto. Quelli degli Stati europei, tramite l’Efsf, sono invece a lunga scadenza. Per far capire quanto le casse del governo greco siano vuote, basti pensare che la scorsa settimana sono state requisite le liquidità degli enti locali e di una serie di enti statali. 

Fonte: The Telegraph

La scommessa di Tsipras finora è stata quella che, di fronte a un default, gli Stati europei, sotto la pressione delle opinioni pubbliche, si sarebbero tirati indietro. La sola Italia, va ricordato, è esposta per 43 miliardi di euro verso Atene. Tuttavia, ci sono due ragioni per cui la minaccia è spuntata: da una parte il debito è quasi completamente nelle mani delle Istituzioni (l’ex Troika) e non più, dopo la ristrutturazione del debito del 2012, in quelle delle banche. Il rischio di un contagio che faccia crollare le banche e con esse l’intera economia europea è minore. Dall’altra Atene, in caso di default, andrebbe incontro a conseguenze catastrofiche. 

La scommessa di Tsipras finora è stata quella che, di fronte a un default, gli Stati europei, sotto la pressione delle opinioni pubbliche, si sarebbero tirati indietro

Gli scenari che si sono presentati sono diversi. Non tutti prevedono un’uscita dall’euro, anche in caso di default. Ma anche in questo caso le conseguenze sarebbero durissime. Da una parte il governo sarebbe costretto a fare ricorso agli “Iou”, cioè a dei “pagherò” per pagare gli stipendi. Come ha mostrato in maniera eccellente Mario Seminerio sul blog Phastidio, l’esperienza dell’Argentina mostra come questi strumenti siano efficaci solo per periodi limitati di tempo e in circostanze generali rassicuranti per gli investitori, come in California nel 2009. Un altro caso recente, quello dell’Argentina, mostra invece che lo scenario più probabile sarebbe un collasso fiscale e una rapida corsa agli sportelli. Sarebbe quindi necessario il controllo dei capitali, con limiti ai prelievi e alle transazioni verso l’estero. Chi cita l’esperienza di Cipro in questo senso, durata due anni, tuttavia, dimentica che in quel caso si trattò di un’operazione molto più pilotata e controllabile.  

Gli scenari che si sono presentati sono diversi. Non tutti prevedono un’uscita dall’euro, anche in caso di default. Ma anche in questo caso le conseguenze sarebbero durissime

Si porrebbe, poi, il problema di trovare i soldi dopo il default. Finanziarsi sui mercati sarebbe impossibile o costosissimo, mentre un eventuale mancato pagamento al Fmi precluderebbe ulteriori accessi ai crediti di Washington. La ciambella di salvataggio da parte di russi e cinesi è poco più di un sogno. Le riforme impopolari e gli effetti dell’austerity potranno pesare sui conti di Atene, non dimentichiamo che tutte queste battaglie nascono dal fallimento delle politiche della Troika, che hanno ridotto il Pil del 25% e portato la disoccupazione al 25%, quella giovanile a quasi il 50%, mentre il debito pubblico ha toccato il 175% del Pil. Ma navigare in questo mare in tempesta da soli è un rischio che anche lo scommettitore Tsipras può permettersi di portare avanti. Le ultime parole di Varoufakis all’ultimo vertice dell’Eurogruppo, d’altra parte erano state profetiche: «Se qualcuno pensa di sapere dove stiamo andando, si sbaglia di grosso».

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