TaccolaI film coi vicini di casa, l’ultima spiaggia del porno italiano

I film coi vicini di casa, l’ultima spiaggia del porno italiano

La casa di produzione “Il triangolo rosso” ha avuto una trovata geniale per far comprare i propri film erotici. Più o meno ogni paio di mesi manda un comunicato alle redazioni dei giornali locali di provincia, annunciando che sta per uscire un dvd, in genere della durata di 80 minuti, che vede come protagonisti personaggi “insospettabili” del posto. Per supportare l’informazione vengono date delle informazioni sugli “attori” reclutati sul posto. «Lilli, useremo i nomi d’arte degli attori per motivi di privacy, ha 32 anni, è di Empoli e nella vita fa la commessa, mentre il suo compagno Leandro è un 35enne operaio. L’altra coppia empolese del film è formata da Benedetta, casalinga di 33 anni e da Sebastiano, 35 anni, artigiano. La 33enne Carlotta invece è di Fucecchio così come il suo compaesano Dino, insospettabile commerciante di 37 anni».

Queste erano le descrizioni de “Le Stanze bollenti di Empoli e Fucecchio”, ma con pochissime variazioni vengono descritti i protagonisti de “Le insospettabili signore catanzaresi”, “Le voglie nascoste dei rodigini”, “Le porno sposine di Nuoro e Siniscola. Scandalo in famiglia”, “Le calde coppie del lago” (di Bracciano, ndr), “Le calde storie di Piombino e Rosignano”, “I caldi vizi delle signore tarantine”, “Le calde signore bresciane” –  sequel di “Le calde storie di Brescia e Desenzano – Scandalo nel Bresciano” – e così via.

Il successo delle vendite nelle edicole (al prezzo fisso di 16,90 euro) spesso arriva. Anche perché i giornali riprendono quasi sempre i comunicati senza fare verifiche, tranne qualcuno a cui viene la pulce nell’orecchio. 

Il proliferare di dvd erotici locali, da “Le Stanze bollenti di Empoli e Fucecchio” a “Le insospettabili signore catanzaresi”, sembra un’operazione di marketing territoriale

«Ci fu un caso simile all’inizio degli anni 2000 – racconta a Linkiesta Pietro Comito, giornalista che ne scrisse nel giugno 2014 per il Quotidiano della Calabria -. In quell’occasione c’era un regista, tale Eros Cavalli, che agiva allo stesso modo, mandando comunicati stampa alle redazioni. Quando il giornale all’epoca uscì con la notizia, furono vendute le stesse copie di quando ci fu l’operazione Dinasty, ossia la maxi operazione contro il clan Mancuso. Le persone mettevano i dvd dentro i quotidiani, tanto che si sparse la voce che fosse dato in allegato con il giornale». In quel caso, pare che gli “attori” del film, dalla qualità pessima, avessero fattezze dell’Est, comunque non certo calabresi. Per questo il giornalista, quando nel giugno 2014 arrivò il comunicato sul prossimo arrivo de “Le insospettabili signore catanzaresi” contattò il produttore, tale Giuliano Carli. Le domande erano piene di scetticismo, le risposte apparentemente rassicuranti. «Ma il film effettivamente non arrivò mai nelle edicole», dice Comito. 

Il mistero della Triangolo rosso

Né della casa di produzione “Il triangolo rosso” (che viene definita “genovese”) né di Giuliano Carli (forse un anagramma di Carlo Giuliani?) ci sono tracce online, per cui non è stato possibile chiedere più informazioni (benvenute, se arrivassero) al produttore. Altri giornalisti di quotidiani locali contattati da Linkiesta hanno detto di aver semplicemente ripreso dei comunicati stampa della casa di produzione. Nei comunicati si parla di attori con mascherine, per tutelarne la privacy, e di riprese in ambienti che non siano troppo riconoscibili. 

Anche l’Unione Sarda ha avanzato qualche dubbio: «L’operazione sa tanto di marketing territoriale, fatto con astuzia dalla casa editrice per sopravvivere all’era della pornografia digitale, dove video e foto sono gratuiti -scrisse -. Non a caso scelgono sempre piccoli centri di provincia: Nuoro, Trani, Grosseto e mai città come Roma o Milano». 

Sarebbero diecimila le persone coinvolte nel porno professionale e fai-da-te, tra registi improvvisati, attori, tecnici, produttori

Al quotidiano sardo Carli ha detto: «Il reclutamento avviene ormai tramite internet», spiega Carli. «Scandagliamo i siti preferiti dagli scambisti, all’interno di questi siti sono presenti tante inserzioni. Normalmente sono coppie che cercano altre coppie, noi li contattiamo – continua Carli – e chiediamo se sono interessati. Non è automatico che chi fa lo scambista lo faccia anche davanti ad una telecamera, ci vuole una dose in più di esibizionismo e adrenalina». 

Non abbiamo potuto visionare i filmati per capire se i film siano effettivamente diversi e se – come riportato in alcuni articoli – si sentano anche degli accenti locali da parte degli attori. Questi, si legge negli articoli, non vengono pagati (in alcuni si parla di alcune centinaia di euro) e girerebbero le scene per puro esibizionismo. I costi di produzione si aggirerebbero, tra i 3-4mila e i 10mila euro e le copie distribuite attorno alle 2.000 per film nelle città di provincia, più altre a livello nazionale».  

Un esercito di militanti amatoriali del porno

Se la storia del Triangolo Rosso non è verificabile, i dati sul porno amatoriale in Italia sono realistici. La Repubblica ha parlato addirittura di diecimila persone coinvolte nel porno professionale e fai-da-te, tra registi improvvisati, attori, tecnici, produttori. I compensi per i più ottimisti sono di duemila euro a film, altre fonti parlano di 40 euro netti l’ora per dieci ore al giorno. Silvio Bandinelli, fondatore del gruppo Showtime, e che oggi produce in Spagna, lo ha spiegato al quotidiano romano: «Fino a qualche tempo fa – racconta – il budget medio di una pellicola hard professionale andava dai 20mila ai 50mila euro. Oggi l’amatoriale si fa a un massimo di duemila euro a film. Le coppie lavorano gratis o costano al più 200 euro. Questo ha allargato la platea dei soggetti coinvolti, anche tra i giovanissimi». In molti casi c’è una commistione tra il lavoro di attrici e quello di prostitute, anche tra le ex star degli anni d’oro. 

I compensi per gli attori di film amatoriali sono di duemila euro a film, altri parlano di 200 euro

La crisi senza ritorno dell’industria cinematografica hard italiana è iniziata nel 2008-2009, quando sono stati aperti i grandi portali del porno gratuito: i “tube sites” come YouPorn, PornHub, RedTube, LiveJasmine, Brazzers e Xtube, che fanno tutti capo al gruppo Mind Geek. I loro numeri sono impressionanti: ancora nel 2013, riporta Wired, 14,7 miliardi di visitatori hanno visto 63,2 miliardi di video, 1,68 milioni all’ora, sul solo PornHub. La community manager del sito ha stimato che PornHub trasmetta in streaming circa 5.000 terabyte al giorno, l’equivalente di 200mila film in blu-ray. 

Dalla fine dei cinema a luci rosse a quella dei dvd

Di contro, i dvd non li compra più nessuno e alle videoteche è toccata la fine che anni prima era toccata ai cinema a luci rosse. «Se fino alla metà degli anni Novanta il segmento dell’esercizio era andato popolandosi di strutture dedicate alla proiezione esclusiva di pellicole erotiche – spiega il rapporto 2013 su “Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia” della Fondazione Ente Spettacolo – nei successivi vent’anni ha registrato al contrario l’inarrestabile decimazione di questi impianti, tutti monosala e situati nella cerchia urbana delle città. In una prima fase la produzione nazionale di film hard non ne ha risentito, trovando una valida alternativa diffusionale nell’ancora fiorente mercato home video, grazie anche alla concomitante espansione di sexy shop dotati, al pari delle edicole (sia pure con precisi limiti alle quote di superficie utilizzabili per i prodotti vietati ai minori di 18 anni e alla loro accessibilità), di imponenti esposizioni di supporti Vhs e Dvd».

C’è sempre più commistione tra il lavoro di attrice pornografica e quello di prostituta

Quell’epoca è poi tramontata. «Anche questo filone è andato via via esaurendosi – continua il rapporto -, scalzato dalla rete internet con un’offerta gratuita di video amatoriali e poi anche dai canali pay tv a luce rossa, mentre i programmi di televendita dei lungometraggi xxx rated, particolarmente vivaci sulle emittenti locali, sono stati soppiantati da quelli promozionali delle chat line e degli incontri telefonici. Di pari passo al restringimento degli sbocchi sul mercato, gli operatori del film a tutto sesso e a sesso estremo hanno visto così prosciugarsi i margini di profitto, complice la superiore competitività dei prodotti realizzati nei Paesi dell’Europa dell’Est, dove inizialmente li aveva portati la strada compensativa della delocalizzazione».

Produzione azzerata

Il risultato è che la produzione italiana è stata quasi completamente spazzata via. La produzione italiana, continua il rapporto della Fondazione ente spettacolo, risulta aver perso (nel 2013, ndr) un ulteriore 25% del proprio volume, scendendo nel 2013 da 200 a 150 titoli, con budget medi inferiori a 10mila euro. Si tratta probabilmente della quota di resilienza, quella indispensabile cioè a non far mancare una certa parte di proposta indigena nella grande offerta dei servizi on demand che provider, compagnie telefoniche, broadcaster televisivi e altri fornitori di contenuti continuano a sostenere con imponenti investimenti promozionali, stante l’ancora determinante ruolo che il cinema hard esercita nel creare “traffico”, nell’intercettare la domanda e nel processo di generazione dei ritorni economici, dal momento che vi si insedia la parte più consistente dei singoli atti di vendita e di quelli cumulativi in abbonamento.

Le newsletter
de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter