Il fenomeno Milf: come si crea un desiderio che non esisteva

Il fenomeno Milf: come si crea un desiderio che non esisteva

Alla fine del Seicento l’editore e scrittore britannico John Dunton – personaggio eccentrico e affascinante, autore di una sterminata bibliografia con titoli curiosi come il Saggio sulla carità sul letto di morte – documentò per alcuni mesi uno dei tanti suoi progetti personali.

Nel Night-Walker, or Evening Rambles in Search after Lewd Woman (1696) Dunton racconta come passò diverse notti accompagnato da un prete per cercare di ricondurre alla virtù le prostitute delle strade di Londra. Una volta ne trovò una in un teatro, andò nella sua stanza con lei e a quel punto le tenne un sermone sulla castità (Dunton era figlio e nipote di sacerdoti). La donna, poco convinta, protestò dicendo che le altre persone che portava a casa sua erano molto più piacevoli: volevano impersonare Antonio mentre lei era Cleopatra. Cioè essere, nel privato del loro incontro, i personaggi della celebre tragedia di Shakespeare.

L’aneddoto di Dunton ricorda un’eterna caratteristica della sessualità umana: il suo immaginario non è mai immune da influenze che vengono dalla società, dalla cultura, persino dalla politica. Anche se può sembrare sgradevole, uno degli atti più privati dell’uomo si svolge spesso sotto l’influsso, più o meno inconsapevole, di meccanismi economici e sociali a cui prestiamo poca attenzione.

C’è una vignetta che aggiorna, in qualche modo, l’aneddoto di Dunton: un uomo e una donna stanno facendo l’amore. Sotto, due righe di dialogo. Lei: «Perché ti sei fermato?» Lui: «L’ho visto su Internet, si chiama buffering». Il paragone può sembrare ingeneroso, tra la Londra del Seicento in cui entrava in camera da letto il teatro di Shakespeare e la grande diffusione odierna dei siti di video pornografici in streaming. Ma a parte le lentezze della connessione Internet, altri aspetti meno banali potrebbero influenzare l’immaginario sessuale odierno.

Uno dei più celebri siti di video pornografici in streaming gratuito, PornHub, ha deciso qualche tempo fa – con una grande scelta di marketing – di aprire un blog interamente basato sui dati che ricava dall’enorme mole di dati sugli utenti che lo visitano (anche se la statistica che si sente ripetere spesso, ovvero che i siti porno contino per un terzo dei dati scambiati ogni istante su Internet, è probabilmente molto esagerata, i volumi di traffico sono comunque enormi).

Il 15 aprile è apparso sul blog un post dedicato alle statistiche per l’Italia. Sfortunatamente, già le prime righe avvisano che i numeri vadano presi con un grano di sale. Dicono infatti che il turismo conta il 60 per cento del Pil italiano, quando stime molto più attendibili indicano la cifra oltre quattro volte più bassa. Plausibilità economica a parte, si può sperare che sugli argomenti più vicini a loro gli estensori dei post siano più accurati.

C’è una caratteristica che balza agli occhi tra le statistiche, ad ogni modo: una certa preferenza per l’immaginario erotico della donna matura. 

C’è una caratteristica che balza agli occhi tra le statistiche, ad ogni modo: una certa preferenza per l’immaginario erotico della donna matura. La classifica delle chiavi di ricerca degli utenti del nostro Paese riporta “mature” e “Milf” rispettivamente al primo e al terzo posto tra le categorie, mentre “Milf” è al secondo posto tra le ricerche più popolari dopo il patriottico “italian”.

In questo campo, tra l’altro, gli utenti nostrani non sembrano troppo diversi dal resto del mondo: il post del blog dedicato alle statistiche del 2014 ci informa che “Milf” è al terzo posto tra i termini più cercati nel 2014 a livello globale (l’anno scorso era al secondo), seguito da step mom e mom.

Si potrebbe insomma concludere che una delle caratteristiche dell’immaginario del maschio eterosessuale occidentale (ma non solo: l’India, al quarto posto, supera di poco la Germania per numero di utenti, dice PornHub) sia l’attrazione verso le donne mature, diciamo trenta-quarantenni. PornHub, con le sue statistiche, non fa nient’altro che certificarlo.

Il motivo di questa particolare attrazione potrebbe essere, direbbero gli psicanalisti, un latente complesso di Edipo irrisolto da parte di una percentuale ragguardevole della popolazione mondiale. È possibile, ma le cose potrebbero essere più complicate.

Ciò che ha introdotto l’acronimo “Milf” nella lingua italiana – e lo ha reso popolare a livello mondiale – è stato il primo film della serie American Pie, uscito nel 1999, anche se l’origine esatta del termine non risale agli sceneggiatori ma si perde da qualche parte negli Stati Uniti, probabilmente in qualche college.

Oggi l’Oxford dictionary of English registra “Milf” e definisce il termine «A sexually attractive older woman, typically one who has children» (il Merriam Webster invece non include la parola, così come, per l’italiano, l’ultima edizione del dizionario Zanichelli 2015). È un acronimo per mother I’d like to fuck, e uno dei segni più notevoli dell’anglicizzazione della nostra lingua è il fatto che sia comunemente in uso tra le giovani generazioni – ragazzi che quando è uscito American Pie avevano tre o quattro anni.

Questioni terminologiche a parte, l’aumento del “fenomeno Milf” nell’industria pornografica è già stato notato da qualche anno. La prima cosa da notare è che le cosiddette “Milf”, che nella tenue finzione narrativa hanno, diciamo, una quarantina d’anni, sono in realtà attrici molto più giovani, a volte con non più di venticinque anni.

Fino a qualche anno fa, la carriera tipica di un’attrice pornografica era estremamente breve, spesso non più di un paio d’anni. Questo era reso possibile dalla grande velocità di produzione di film

La carriera di un’attrice pornografica comincia normalmente tra i 18 e i 21 anni. Una parte molto grande dei video che si vedono sui più comuni siti di streaming – fino al 90 per cento, secondo alcune stime – sono girati negli Stati Uniti, e più precisamente nella San Fernando Valley, una zona a nordovest di Los Angeles che ha sviluppato un’industria cinematografica per adulti sullo stile hollywoodiano.

Fino a qualche anno fa, la carriera tipica di un’attrice pornografica era estremamente breve, spesso non più di un paio d’anni. Questo era reso possibile dalla grande velocità di produzione di film, che permettevano di girare letteralmente centinaia di titoli in pochi mesi, e dal fatto che le cifre che giravano intorno all’industria permettevano una permanenza molto breve nel settore. Le attrici pornografiche più famose potevano arrivare a guadagnare diverse migliaia di dollari a scena.

Poi è arrivato Internet e, con esso, la crisi dell’industria pornografica. A partire dal 2008 circa, quando le connessioni veloci hanno permesso la diffusione dei siti di streaming video – YouTube, dopotutto, è nata solo nel 2005 – la vendita di Dvd è crollata verticalmente, i proventi dell’industria pure, ed è nato rapidamente un nuovo monopolio da parte di una poco conosciuta società statunitense, MindGeek, che è proprietaria di gran parte dei siti simil-YouTube più frequentati del mondo (ad esempio PornHub, YouPorn e RedTube).

Si può pensare quindi che dietro la diffusione del “fenomeno Milf” ci siano meccanismi che hanno a che fare più con l’economia che con gli abissi della psiche

Le case di produzione hanno un rapporto problematico con MindGeek, per certi versi costrette ad avere a che fare – come ottimo canale promozionale – con la causa concreta delle loro difficoltà. Le attrici, da parte loro, vedono ridursi molto i guadagni, aumentare la concorrenza e diminuire le possibilità di carriera. Una di loro, Aurora Snow, ha scritto nel 2013 che il compenso per una scena di sesso con un uomo è oggi tra gli 800 e i mille dollari (gli attori maschi guadagnano circa la metà). Visto il crollo della produzione, molti accettano compensi anche più bassi e lavorano solo qualche mese l’anno.

Si può pensare quindi che dietro la diffusione del “fenomeno Milf” ci siano meccanismi che hanno a che fare più con l’economia che con gli abissi della psiche. Rimanere nell’industria più a lungo dei pochi anni usuali fino alla crisi è diventata anche una necessità economica – e vista la quantità di attrici con esperienza, non è difficile pensare che le produzioni migliori abbiano deciso di investire sugli scenari in cui compare il famoso acronimo, o un’attrice esperta “istruisce” una inesperta e simili. In un certo senso, è lo stesso meccanismo dei provini dei talent mandati in onda: raccogliamo un sacco di persone che vorrebbero partecipare a qualcosa, filmiamo il nostro lavoro di selezione – che tanto dovremmo fare comunque – e vendiamo il prodotto.

Può essere, insomma, che il “fenomeno Milf” sia frutto di un cambiamento sociale più complesso, che ha a che fare con il nuovo ruolo della donna, l’innalzarsi dell’età a cui si hanno figli, le rappresentazioni di donne non particolarmente giovani ma sessualmente attraenti (e attive) come in Desperate Housewives. Può essere, allo stesso modo, che l’attrazione verso donne più mature abbia fondamenta psicologiche non di oggi né di ieri, almeno in alcuni. Ma quando si parla di pornografia, la costruzione dell’immaginario sessuale potrebbe avvicinarsi molto alla basilare legge della domanda e dell’offerta.

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