La Buona scuola, com’era e com’è

La Buona scuola, com’era e com’è

Il disegno di legge sulla “Buona Scuola” ha ricevuto il primo sì il 20 maggio alla Camera dei deputati con 316 voti a favore. Ora il testo passa al Senato. Dal settembre 2014, quando Matteo Renzi coniò l’espressione “Buona scuola” con la pubblicazione del primo documento sul sito passodopopasso e l’avvio della consultazione online, molte cose sono cambiate. Si era parlato prima di un decreto legge, poi si è arrivati al disegno di legge, con la promessa però di un decreto per l’assunzione dei precari. Alla fine tutto è stato raccolto a marzo in un disegno di legge (qui) che è stato riscritto, stralciato, cambiato in Commissione Cultura e alla fine approvato a Montecitorio con 28 defezioni da parte della sinistra Pd e molte modifiche rispetto al passato. 

Super presidi. Da subito Renzi ha puntato tutto sulla figura dei presidi scolastici. In base al testo venuto fuori a marzo dal consiglio dei ministri, il dirigente avrebbe avuto il potere di scegliere la propria squadra, intervenire sulla programmazione e premiare gli insegnanti migliori. Dopo lo sciopero del 5 maggio, nel testo approvato alla Camera questi poteri sono stati ridotti. Il preside potrà scegliere i nuovi docenti per il suo istituto, ma dovrà passare dal Consiglio d’istituto (composto da docenti, studenti e genitori). Anche il Piano dell’offerta formativa (Pof) dovrà essere valutato con il Consiglio d’istituto. E sempre con gli organi collegiali il preside deve costruire standard di valutazione in base ai quali premiare i docenti milgiori. La scelta dei nuovi docenti dovrà avvenire in albi territoriali, più piccoli del perimetro della provincia. Chi non viene scelto dagli albi viene assegnato alla scuola dall’ufficio scolastico territoriale. Ma il dirigente può anche proporsi alla scuola dove vorrebbe lavorare inviando un curriculum e svolgendo un colloquio. 

Tutte le decisioni prese dal preside dovranno essere pubblicate e motivate sul sito della scuola. I presidi a loro volta saranno valutati dagli ispettori ministeriali per il loro operato, e questa valutazione sarà decisiva per la distribuzione di premi economici aggiuntivi sulla retribuzione. Per i premi dei presidi, previsti 35 milioni di euro.

Assunzione precari. Nella “Buona scuola” annunciata a settembre avrebbero dovuto esserci 148mila precari assunti dalle Graduatorie a esaurimento (Gae), di cui era prevista la chiusura, con la fine della “supplentite”. Il testo approvato alla Camera parla della assunzione di 101.701 nuovi assunti dalle Gae, che contendendo 125mila iscritti non verranno quindi chiuse. Si potrà attingere alla seconda fascia nei casi in cui nelle Gae non si trovino docenti nelle materie in cui esistono carenze, ma solo per supplenze annuali. Gli idonei al concorso del 2012 potranno essere assunti solo nel 2016. I docenti abilitati potranno invece partecipare al concorso per 60mila posti previsto per il 2016. Importanti le novità sugli insegnanti di sostegno: si potrà scegliere sin da subito una carriera di supporto agli alunni difficili. Fino a oggi, invece, si passava dal sostegno spesso solo per guadagnare punteggio e arrivare poi a insegnare la propria materia, con una forte carenza di competenze degli insegnanti che si rapportavano con alunni problematici o disabili. D’ora in poi fare l‘insegnante di sostegno sarà una scelta e non un ripiego.

Merito e scatti di anzianità. La prima ipotesi era quella di eliminare del tutto gli scatti di anzianità, e introdurre gli scatti per merito per il 66%. Poi si arrivò a una mediazione tra 30% e 70% tra anzianità e merito. Dopo la consultazione pubblica, si è deciso di tenere gli scatti di anzianità e dare scatti di merito per il 5%. Nel testo approvato alla Camera, gli scatti di merito sono scomparsi; restano invece intonsi quelli di anzianità. Sono previsti premi economici per il 5% dei docenti migliori, decisi dal preside dopo aver sentito il Consiglio d’istituto. Lo stanziamento è rimasto di 200 milioni di euro. Resta anche la card di 500 euro destinata ai docenti per spettacoli teatrali, cinema, acquisto di libri, corsi. 

Come si assumono i docenti. Nel testo originario si parlava di docenti specializzati per inglese e informatica da inserire anche alle scuole elementari, e di altre figure per la formazione dei nuovi docenti. In più era prevista l’abolizione del vicepreside. Nel testo approvato alla Camera vengono confermati i docenti specializzati. La formazione diventa obbligatoria: previsto per questo uno stanziamento di 40 milioni di euro. I docenti di ruolo invece dovranno restare nell’istituto assegnato almeno tre anni. Vengono introdotte per la prima volta le scuole in carcere con docenti di ruolo in possesso dei requisiti per la partecipazione ai concorsi per la scuola primaria. 

Al governo vengono affidate numerose deleghe, tra cui la decisione sulle modalità di assunzione e formazione dei dirigenti scolastici, il diritto allo studio e il riordino delle materie. Per diventare docente il laureato deve fare il concorso, e per i successivi tre anni svolge poi un apprendistato retribuito durante il quale affianca un altro docente. Alla fine dei tre anni viene valutato e sarà il preside a decidere se assumerlo o no. 

Cinque per mille. Nel testo licenziato a marzo dal consiglio dei ministri, era prevista la possibilità di destinare il 5 per mille a una scuola. Nel testo approvato alla Camera questa possibilità è scomparsa, soprattutto per via delle proteste del mondo non profit. 

Paritarie. Da subito nella Buona Scuola erano previsti sgravi per le scuole paritarie. Nel testo passato alla Camera c’è ancora la possibilità della detraibilità delle spese sostenute dalle famiglie con figli iscritti a una scuola paritaria, dalla materna fino alle superiori. Previsti fino a 400 euro per studente. 

School bonus. Nel testo approvato viene confermato lo school bonus: chi farà donazioni a favore delle scuole godrà del credito d’imposta al 65% al momento della dichiarazione dei redditi. I privati entrano dunque nella scuola pubblica, cosa che ai sindacati non piace. 

Apprendistato. L‘età dell’apprendistato viene spostata da 15 a 16 anni per farlo coincidere con l’età della scuola dell’obbligo, con l’obiettivo di combattere le alte percentuali di dispersione scolastica.