Pensioni, perché il governo deve ringraziare la Consulta

Pensioni, perché il governo deve ringraziare la Consulta

Va bene, è stato da poco inaugurato Expo e, a quanto pare, dobbiamo essere tutti più ottimisti. E allora, al posto di gridare subito “al buco di bilancio”, cerchiamo di cogliere quel che di positivo può esserci nella sentenza con cui la Consulta ha bocciato la norma contenuta nella cosiddetta Legge Fornero che bloccava l’adeguamento delle pensioni al costo della vita.

Con la voluntary nel corso del 2015 si realizzerebbe un trasferimento di risorse da pochi italiani “ricchi” a tanti italiani “poveri”. A coprire il buco della perequazione

La sentenza, infatti, può rappresentare un aiuto, involontario ma decisivo, per il governo Renzi e i suoi obiettivi di crescita. In primo luogo, non genera un buco nei conti pubblici nel 2015, perché può essere totalmente finanziato con il risultato della voluntary disclosure, cioè con gli introiti che derivano dall’emersione dei capitali non dichiarati all’estero e per i quali Il ministro Padoan ha messo a bilancio la cifra simbolica di 1 euro. In secondo luogo, perché darebbe una spinta alla crescita del Pil pari a circa lo 0,4%, generando, addirittura, qualcosa in più (2,2 mld vs 1,5 mld) del tesoretto promesso da Renzi. In terzo luogo, la copertura della perequazione per gli anni successivi potrebbe rappresentare il giusto incentivo per correggere alcune iniquità della manovra degli 80 euro.

Andiamo con ordine, però: i pensionati dovrebbero ricevere circa 5 miliardi di euro per il recupero degli scatti di inflazione del biennio 2012-2013 – la perequazione – che la riforma Fornero aveva bloccato. La cifra è praticamente identica alle stime più attendibili sugli introiti previsti dalla voluntary disclosure. Questo significa che nel corso del 2015 si realizzerebbe un trasferimento di risorse da pochi italiani “ricchi”  – quelli che aderiscono al concordato per far rientrare i capitali dall’estero – a tanti italiani “poveri”, o comunque non ricchi – i pensionati con più di 1.500 euro mensili di assegno, a cui appunto era stata bloccata la perequazione.

Per un ricco italiano con i capitali in Svizzera è plausibile ipotizzare che i versamenti all’erario saranno finanziati attingendo al tesoretto che si fa rientrare e non abbassando il tenore di vita. Per un pensionato da 1.500 euro mensili invece è plausibile ritenere che tutto quanto arriverà dall’adeguamento all’inflazione passata sarà tradotto in maggiori consumi. In termini tecnici, possiamo ipotizzare che la propensione marginale al consumo sia pari a zero per gli aderenti alla voluntary e pari ad uno per i pensionati. Di conseguenza, il combinato disposto della perequazione e del rientro dei capitali potrebbe avere gli stessi effetti macroeconomici di un’operazione espansiva totalmente finanziata in deficit, migliorando almeno nel 2015 i saldi di finanza pubblica presenti nel Documento di Economia e Finanza (per gli amici, Def) e magari generare – non dissipare, come dicono in molti – quel tesoretto di 1,5 mld di cui il governo Renzi ha parlato.

Il problema infatti è solo posticipato e si porrà in tutta la sua urgenza nel 2016 e negli anni successivi. La perequazione è permanente, il rientro dei capitali è una tantum

L’apparente miracolo si compie grazie al moltiplicatore della domanda di keynesiana memoria. Poiché il Governo lo ha usato in occasione della manovra degli 80 euro per stimarne gli effetti, si può usare per fare altrettanto con il regalo che la Consulta ha fatto ai pensionati italiani. Come parametri userò gli stessi di un anno fa, che implicano un moltiplicatore di 1,39. Il che significa che, se lo Stato spende 100 (in deficit), l’effetto sul Pil a regime dovrebbe essere pari a 139. Nel nostro caso, ne deriva quindi un impatto sul Pil pari a 6,9 mld di euro (+0,4%), che genera maggiori introiti per lo Stato (tra Iva, Irpef…) di 2,2 mld, quindi 700 milioni di euro in più del tesoretto (1,5 mld) di cui Renzi ha parlato in occasione della presentazione del Def.

Tutto bene, quindi? Non del tutto. Il problema infatti è solo posticipato e si porrà in tutta la sua urgenza nel 2016 e negli anni successivi. Mentre infatti la perequazione è permanente, il rientro dei capitali è una tantum. Dove trovare le risorse per finanziarla – circa 3 miliardi all’anno -, quando gli effetti e i miliardi della voluntary disclosure non ci saranno più?

Un suggerimento per il governo Renzi: perché non fare uno sforzo analitico-politico e concedere gli 80 euro in base al reddito familiare? Difficile capire perché una donna che è part-time e che appartiene ad una famiglia con un reddito ben superiore alla soglia massima, debba ricevere gli 80 euro, mentre una famiglia mono-reddito invece non li riceva solo perché il percettore svolge lo stesso lavoro ma full-time (e quindi con anche maggiori spese familiari). Attraverso questa misura, probabilmente, si troverebbero i soldi per finanziare la perequazione. Il governo ha il coraggio di tornare sui suoi passi?

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