Revenge porn, quando l’abuso sessuale va in scena online

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Revenge porn, quando l’abuso sessuale va in scena online

«Amore?»
«No, mi vergogno, mi vergogno!»
«Di me ti vergogni?»
«Di te no… ma degli altri…»
«Ma tanto lo dobbiamo vedere solo io e te… lo guardiamo insieme e poi lo cancelliamo subito… oppure, se poi lo vuoi tenere…»

Correva l’anno 1998 e con questo dialogo iniziava un video che divenne tristemente noto come Forza Chiara da Perugia e che fece il giro del mondo. Si trattava, anzi, si tratta, visto che probabilmente è ancora rintracciabile da qualche parte online, di un video che ha come protagonisti due ragazzi. Lui, senza nome, ha poco più che 18 anni. Lei, Chiara, ne ha appena 15

La dinamica è quella tipica del revenge porn: lui, che quel giorno si era fatto prestare da amici una telecamera, la spinge a farsi filmare mentre fanno l’amore. Lei non accetta subito. Ha paura che quelle immagini finiscano sotto gli occhi di altri. Un po’ si vergogna, un po’ ha paura. Ma purtroppo per lei, sia la vergogna, sia la paura, sono, se valutate a posteriori, sottodimensionate rispetto a quello che succederà in seguito, quando quel filmato verrà pubblicato online, scaricato e fatto girare da migliaia di utenti, diventando il primo caso esemplare di revenge porn italiano.

Che cos’è il revenge porn? Il sito americano Endrevengeporn.org, che da tre anni promuove una campagna, condivisa con decine di altri siti, per portare il tema all’attenzione dei governi di mezzo mondo lo definisce così: «Una forma di abuso sessuale che riguarda la diffusione di foto o video di nudo e di sesso esplicito senza il consenso del protagonista». 

Le particolarità dell’inglese e la necessità di universalità della definizione non consentono di specificare il genere, ma sappiamo che almeno il 70 per cento delle vittime sono donne. Il problema, tuttavia,  pare non essere relegato semplicemente al solo genere femminile, visto che una parte sono uomini omosessuali, mentre una parte molto ridotta sono uomini eterosessuali. La definizione continua, e lo fa con parole molto precise e pesanti: Revenge porn, sometimes called cyber-rape. Cyber-stupro, dunque, e l’accostamento delle due parole non pare esagerato, soprattutto a giudicare dagli effetti psicologici che il revenge porn causa alle vittime, effetti pesantissimi, perfettamente paragonabili a quelli dello stupro.

Da Forza Chiara sono passati quasi vent’anni e molte cose sono cambiate. Alla fine degli anni Novanta il mondo era molto diverso da quello di oggi, soprattutto per quanto riguarda due elementi fondamentali, che sono poi quelli che contano in questa storia e che hanno contribuito a trasformare il fenomeno in un problema, per non dire in una piaga.

Elemento numero uno: la rete. Nel 1998 internet in Italia era poco meno che un lusso. Era ben poco diffuso. Era lento, chi c’era si ricorderà che ci si connetteva con quei vecchi modem 56k, gracchianti, con le lucine rosse, tenendo occupata la linea telefonica. E infine, era costoso, dato che ogni connessione comportava l’equivalente di una chiamata interurbana — sì, esistevano ancora le chiamate interurbane. 

Elemento numero due: i video. Nel 1998, per registrare un video c’era bisogno di una telecamera. Non si scappava. I cellulari erano ancora nella fase Nokia, più erano piccoli e leggeri, meglio era, non avevano ancora nemmeno lo schermo a colori e la cosa più vicina a una clip che poteva supportare era Snake. 

Poco meno di vent’anni dopo, internet è dovunque, a costi molto bassi e a una velocità incomparabile a quella dei tempi del 56k. Se all’epoca ci volevano diversi minuti per scaricare una semplice foto, ora bastano pochi secondi per caricare e scaricare video, guardarli in streaming, condividerli. Contemporaneamente, proprio grazie a quegli smartphone e a quei tablet che ci iperconnettono al mondo, anche le possibilità di fare video è incomparabilmente più semplice e veloce. Dai Nokia si è passati agli iPhone e per fare un video oggi basta appoggiare un dito su uno schermo.

Contemporaneamente anche il revenge porn, naturalmente, ha assunto dimensioni inedite, generando anche una serie di siti, illegali e paralleli ai normali siti di pornogrfia online come Youporn e Pornhub, che diffondono questo genere di contenuti.  È complicato quantificare il fenomeno, ma basta una semplice ricerca su Google per rendersi conto della globalità e della diffusione del fenomeno, che negli ultimi anni ha mietuto decine di vittime tra le celebrità — da Pamela Anderson, i cui video erano coevi a Forza Chiara, fino a Belen Rodriguez, Miley Cyrus, Kim Kardashian e molte altre — ma soprattutto decine di altre migliaia di vittime senza nome.

A difendere queste migliaia di persone, in maggioranza donne, si stanno lentamente muovendo anche alcuni governi, con tentativi diffusi negli Stati Uniti, meno diffusi in Europa, di aggiornare il codice penale per rendere il reato più facilmente perseguibile.