Altro che gli statali, la Consulta abbassi i propri stipendi

Altro che gli statali, la Consulta abbassi i propri stipendi

Il 24 giugno la Corte costituzionale si è espressa sul blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici. La sentenza è chiara: blocco illegittimo, ma non per il passato. Adesso una domanda: quando la Consulta si occuperà dei propri stipendi? I giudici costituzionali sono usciti indenni dagli anni della spending review e dal tetto massimo sui compensi dei dirigenti della pubblica amministrazione e dei manager delle società pubbliche, fissato a 240mila. Con il risultato che i nostri 15 giudici costituzionali, 360mila euro lordi l’anno, sono tra i più ricchi al mondo. Guadagnano più del doppio dei colleghi statunitensi.

I giudici della Corte percepiscono 360mila euro lordi annui, mentre il presidente arriva a 432mila. Ma bisogna aggiungere anche un’indennità giornaliera di presenza…

Gli stipendi della Consulta sono fissati da una legge costituzionale, la numero 87 del 1953 (modificata poi da una legge del 2002), in cui è stabilito che la retribuzione dei giudici corrisponde «al più elevato livello tabellare che sia stato raggiunto dal magistrato della giurisdizione ordinaria investito delle più alte funzioni, aumentato della metà». Al presidente è anche «attribuita una indennità di rappresentanza pari a un quinto della retribuzione”. Tradotto in cifre: i giudici percepiscono attualmente 360mila euro lordi l’anno, mentre il presidente arriva a 432mila. A cui va aggiunta una indennità giornaliera di presenza pari a un trentesimo della retribuzione mensile spettante ai giudici ordinari.

Roberto Perotti, economista dell’Università Bocconi, qualche anno fa ha messo a confronto gli stipendi dei nostri giudici costituzionali con quelli dei colleghi stranieri. La retribuzione media lorda dei 12 giudici britannici è di 217mila euro. In Canada il presidente guadagna 234mila euro, i giudici 217mila. Negli Stati Uniti si scende ancora di più: 173mila euro per il presidente, 166mila per i giudici. Meno della metà dei nostri. Alle cifre in busta paga, poi, ricorda Perotti, vanno sommati i benefit: dalle auto al al telepass gratuito, dalla foresteria (quella in cui viveva il presidente della Repubblica Sergio Mattarella) all’utenza telefonica domestica gratuita (salvo rinuncia del singolo).

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MESSAGGIO PROMOZIONALE

E queste sono le cifre attuali. Fino ad aprile 2014 la retribuzione lorda dei giudici della Corte era di 465.138 euro. Poi si è “scesi” a 360mila. Questo perché, con il tetto massimo di 240mila euro imposto alla pubblica amministrazione, il valore di riferimento per stabilire lo stipendio dei giudici, cioè la retribuzione del primo presidente di Cassazione, si è ridotto da 311mila a 240mila euro. A questi soldi, poi, va aggiunta la metà (120mila) e si arriva a 360mila. Persino il Capo dello Stato Sergio Mattarella, ex giudice della Consulta, appena arrivato al Quirinale ha disposto che nessuno, compreso lui stesso, potrà guadagnare più di 240mila euro annui. Ma non i suoi ex colleghi della Consulta. 

La Consulta costa allo Stato 52,7 milioni di euro l’anno: 3,5 milioni per ognuno dei quindici giudici. Un contributo rimasto invariato, caso raro per i trasferimenti statali, dal 2009

Il costo della Corte per lo Stato, come si può leggere dal bilancio di previsione del 2015, equivale a 52,7 milioni di euro l’anno. Il che equivale a oltre 3,5 milioni per ognuno dei quindici giudici di cui è composta la Corte. Un contributo rimasto invariato, caso raro per i trasferimenti statali, dal 2009. Per il funzionamento della Consulta, poi, lavorano 312 persone, che costano 29,6 milioni all’anno tra stipendi, buoni pasto e missioni. Quanto alle altre spese, solo la manutenzione del Palazzo costa 110mila euro, il noleggio di attrezzature d’ufficio e servizi di stampa 527mila, la manutenzione di mobili e arredi 94mila. Senza contare le bollette, altissime. Per il 2015 si prevede una spesa di 275mila euro per l’energia elettrica, 47mila per l’acqua, 79mila per il riscaldamento, 281mila per la telefonia. Più 746mila euro di uscite per gli impianti, la pulizia dei locali, tassa rifiuti, lavanderia e facchinaggio. E altri 256mila euro destinati al funzionamento dell’ambulatorio medico all’interno del Palazzo della Consulta, al quale possono accedere anche i familiari dei giudici. Sempre per il 2015, si prevedono 35mila euro di spese per arredi, beni mobili e auto, 100mila euro tra macchine d’ufficio e beni informatici. Si chiude in bellezza, con 130mila euro per l’acquisto e la rilegatura di libri e riviste per la biblioteca.  

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