Attentati, rischio brogli e censura: la Turchia verso l’ignoto del voto

LA STRETTA DI ERDOGAN

Il voto storico per la Turchia si avvicina e il clima diventa sempre più teso, a tratti quasi irrespirabile, come se forze oscure si muovessero con precisione svizzera per far sprofondare il Paese nella paura costringendolo a prendere una direzione decisa, prestabilita. Dopo settimane di altissima tensione con attacchi e omicidi, una duplice esplosione sulla piazza principale della città di Diyarbakır (Sud-Est della Turchia) durante un comizio del pro-curdo Partito democratico dei popoli (Hdp) ha causato la morte di due persone (quattro per altre fonti) e provocato il ferimento di diverse centinaia (di cui alcune in condizioni critiche).

Occorre spaventare o meglio agitare lo spauracchio del caos e della violenza per spingere l’elettorato tra le braccia rassicuranti del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) di Erdogan

È successo tante altre volte nella storia di Turchia e basterebbe qui citare i diversi tentativi di golpe e i relativi insabbiamenti per metterli a tacere per capire che le vecchie, ancestrali, forze che muovono la Turchia sono sempre all’opera qualunque sia il colore del partito al potere e che queste forze reagiscono ed escono allo scoperto prepotentemente quando un barlume di alternanza democratica si fa strada nello scenario politico turco. Non potrebbero essere letti altrimenti gli eventi di queste ultime settimane in cui i continui attacchi (almeno 250 da aprile scorso) perpetrati a danno di quello che è diventato il principale obiettivo, il partito pro-curdo Hdp, farebbero pensare ad un preciso disegno che poi tanto astruso non è: occorre spaventare o meglio agitare lo spauracchio del caos e della violenza per spingere l’elettorato tra le braccia rassicuranti del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp), che incarna la Turchia tradizionale, imbevuta di quella religiosità che serve a controllare il popolo, figlia di un modello economico vincente e di un’iconografia rivestita della grandeur ottomana che si vuole imporre su scala nazionale e regionale per ancora qualche decennio.

Il voto serve al progetto di Erdogan: cambiare la costituzione e introdurre un sistema presidenziale senza passare per un referendum. Sarebbe un regime

Alla vigilia dell’appuntamento elettorale del 7 giugno prossimo, che vedrà 54 milioni di turchi recarsi alle urne, l’Akp del primo ministro e candidato Ahmet Davutoğlu, dato dai sondaggi attorno al 42%, si appresta a vincere per la quarta volta di seguito ma tutta la questione è sapere se riuscirà ad aggiudicarsi la maggioranza assoluta o se la perderà proprio per mano del partito di Selahattin Demirtaş, nato dalle ceneri del Bdp, il quale superando la soglia di sbarramento del 10%, potrebbe fare il suo ingresso in parlamento privando il partito di Erdogan di seggi preziosi (ce ne vogliono almeno 367 su 550) e realizzare il suo progetto: cambiare la costituzione e introdurre un sistema presidenziale senza passare per un referendum; il che trasformerebbe la Turchia in un regime a tutti gli effetti dato che il potere presidenziale non avrà più alcun limite e ostacolo se non in se stesso.   

Criminalizzazione dell’Hdp e lo spettro della frode elettorale

Molti elettori si sono già resi conto di quanto sia importante che l’Hdp riesca ad entrare in Parlamento, è una battaglia che va al di là di quel partito stesso, è una battaglia per la democrazia

Davanti ad una tale prospettiva, che segnerebbe l’apoteosi politica dell’Akp, machiavellicamente il fine potrebbe giustificare i mezzi. Ne è convinta Maya Arakon, docente di scienze politiche e di relazioni internazionali presso l’Università Süleyman Şah d’Istanbul e specialista di conflitti e mediazioni. «Già la soglia del 10% – dice Maya Arakon a Linkiesta – è una soglia altamente antidemocratica ma è vitale che l’Hdp la raggiunga se non vogliamo che si cambi la costituzione. Di certo l’Akp farà di tutto per impedire che l’Hdp raggiunga questa famosa soglia. Come? Non è difficile pensare addirittura a brogli elettorali, con i voti in favore dell’Hdp che magicamente diventano voti per l’Akp, oppure esercitando pressioni sui presidenti dei seggi o addirittura truccando i risultati durante lo spoglio. Queste sono le prime cose che mi vengono in mente ma l’Akp potrebbe usare anche altri sotterfugi per raggiungere il suo scopo. Molti elettori si sono già resi conto di quanto sia importante che l’Hdp riesca ad entrare in Parlamento e a raggiungere quella soglia, è una battaglia che va al di là di quel partito stesso, è una battaglia per la democrazia in Turchia. Dall’altro lato il governo fa tutto ciò di cui è capace per criminalizzare l’Hdp di fronte all’elettorato turco, utilizzando le televisioni e i giornali per screditare il partito, cercando di stabilire un legame tra quest’ultimo e il Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan, ndr) in modo da farlo sembrare un partito che ha legami col terrorismo. In questo modo si vuole allontanare l’elettorato turco dal votare l’Hdp».

Eppure lo spettro di brogli elettorali non è mai stato così concreto come in questi ultimi giorni. A dare voce concreta a queste paure è lo stesso quotidiano Zaman (il più diffuso di Turchia, vittima eccellente delle epurazioni di Erdoğan) che in un editoriale ricorda come dal 1950 nessuna elezione politica sia mai stata macchiata da palesi irregolarità. Per le elezioni legislative del 7 giugno prossimo invece le voci di possibili frodi si susseguono, alimentate anche dalle dichiarazioni della “gola profonda” Fuat Avni, che ha pubblicato su Twitter i nomi di 324 scrutatori che sarebbero stati incaricati dall’Akp di truccare il risultato del voto. Già alle amministrative del 2014 l’opposizione aveva denunciato frodi e irregolarità in concomitanza dell’improvviso blackout che il ministro dell’energia aveva imputato ad un gatto entrato in una centrale elettrica. Non sono però certo i gatti a spaventare l’elettorato o l’opposizione ma ben altri figure, più sfuggenti, che agiscono nell’ombra.

Le altre forze in campo: Chp ed Mhp. Alleanze e coalizioni

Il principale partito d’opposizione, sulla carta, resta il Chp (il Partito Popolare Repubblicano). Fondato nel 1923 dal padre della Repubblica turca Mustafa Kemal Atatürk è il più antico di Turchia e alle ultime elezioni ha ottenuto il 25,98% dei voti. Cercando di divincolarsi da campagne elettorali solitamente cristallizzate in vecchi e desueti schemi, il Chp ha cambiato registro promettendo di aumentare le pensioni, di prodigarsi per lottare contro la disoccupazione e per l’occupazione dei giovani e ha scritto il proprio manifesto in collaborazione con sindacati e istanze della società civile. Ora è dato dai sondaggi al 26,32 per cento. L’altro partito, l’Mhp (il Partito del Movimento Nazionalista), partito di estrema destra, è la terza forza al potere ed è dato nei sondaggi attorno al 17 per cento.

Un’alleanza Hdp-Chp-Mhp taglierebbe fuori per la prima volta dal 2002 l’Akp. Ma è irrealistico che ciò avvenga

Virtualmente un’alleanza Hdp-Chp-Mhp taglierebbe fuori per la prima volta dal 2002 l’Akp. «Ma è irrealistico che ciò avvenga – commenta Emre Kizilkaya, redattore esteri del quotidiano Hürriyet, raggiunto da Linkiesta – l’Hdp ha nondimeno una responsabilità storica e il suo contributo può essere molto importante per l’alternanza in parlamento e per la vita democratica in Turchia. Quest’ultimo attentato e tutti questi attacchi non fanno altro che provocare una polarizzazione della società e a guadagnarci è soprattutto il partito al governo. In una situazione di calma e di pacificazione sociale gli altri partiti si consoliderebbero, troverebbero più unità e forse potrebbero addirittura creare una coalizione anti-Akp anche se le vedute ad esempio dell’Hdp e dell’Mhp sono diametralmente opposte sul tema curdo e nel lungo termine un governo di coalizione del genere non potrebbe funzionare anche perché urterebbe la sensibilità degli elettori. Ma è certo che lo stato di tensione vigente non fa altro che giovare al partito al governo perché crea un clima di paura attorno agli altri partiti. Lo scenario più plausibile è quello di un governo temporaneo di transizione in attesa di nuove elezioni».  

Giro di vite contro la stampa ma la società turca vuole voltare la pagina

Non bastano i numerosi attentati contro l’Hdp e mesi di tensione politica e sociale, il pesante clima pre-elettorale annovera un ulteriore giro di vite contro la stampa d’opposizione culminato con la richiesta d’ergastolo per il direttore del quotidiano di opposizione Cumhuriyet Can Dündar dopo la pubblicazione di un video che mostrava un carico di armi destinate a gruppi armati islamici in Siria caricate a bordo di camion scortati dal Mit (i servizi segreti turchi). Sessanta giornalisti avevano deciso di autodenunciarsi in solidarietà col direttore di Cumhuriyet. In questi giorni Özgür Mumcu, editorialista di Cumhuriyet e figlio del giornalista assassinato Uğur Mumcu, è accusato di aver insultato il presidente Erdoğan e di aver oltrepassano la libertà di espressione, di stampa e di critica in un suo articolo pubblicato il 18 Marzo scorso. In base al codice penale turco Mumcu rischia fino a cinque anni di carcere. Un altro giornalista, Mehmet Baransu, già vittime di altri processi e arresti arbitrari, è ora sotto processo per aver rivelato sul quotidiano Taraf documenti confidenziali riguardo un rapporto del Consiglio Nazionale per la Sicurezza turco (Mgk) riguardo le attività della confraternita Gülen; ora rischia addirittura 52 anni di prigione. Insomma la situazione è drammatica già ora, ci si immagina cosa possa accadere se Erdoğan avesse le mani completamente libere e senza l’ostacolo di un governo di coalizione.

La situazione è drammatica già ora, ci si immagina cosa possa accadere se Erdoğan avesse le mani completamente libere 

Ma se l’Akp ha perso appeal e rischia di perdere la maggioranza assoluta alle prossime elezioni un motivo ci sarà. Ce lo spiega Esra Arsan, docente di giornalismo presso la Bilgi Üniversitesi d’Istanbul ed editorialista sul quotidiano Radikal. «La gente in Turchia vuole voltare pagina e chiede un cambio di questo regime autoritario. Il ruolo di partito unico liberal-conservatore dell’Akp sembra in dirittura d’arrivo. Molti elettori dell’Akp cominciano a pensare che l’Akp sia diventato anti-democratico. Potrebbero dare una lezione all’Akp non votandolo. Una governo di coalizione sarebbe oggi la migliore soluzione per la Turchia. Un governo di un solo partito non funziona per i Turchi in quanto i leader di una maggioranza possono trasformarsi facilmente in dittatori. E questo è notoriamente un punto debole della Turchia che ha un rapporto malato con la politica e ha spesso bisogno di leader forti che nutrano e puniscano contemporaneamente il popolo. I Curdi però hanno provocato una trasformazione decisiva del discorso politico e della maniera di partecipare democraticamente alla vita del Paese. Credo che l’Hdp sia in grado di raggiungere e anche superare la soglia psicologica del 10 per cento. Ciò sarebbe molto positivo sia per il processo di pace sia per i diritti umani in generale».

@marco_cesario

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