Disoccupazione stabile al 12,4%: la ripresa non si vede

Disoccupazione stabile al 12,4%: la ripresa non si vede

I dati Istat del 30 giugno sull’occupazione in Italia non sono catastrofici: il tasso di disoccupazione a maggio 2015 è rimasto stabile al 12,4%, il tasso di occupazione è calato sì ma solo dello 0,1 per cento, idem per il tasso di disoccupazione giovanile a quota 41,5 per cento. Ma da qui a parlare di ripresa, di un’Italia «fuori dalla linea di fuoco» (parole di Renzi) o di un effetto Jobs Act, ce ne passa. Anche perché, sempre l’Istat, ha diffuso nello stesso giorno il dato sull’inflazione: a giugno i prezzi sono aumentati dello 0,1 per cento sia su base mensile che su base annua. Siamo ancora lontani dall’obiettivo a lungo termine della Bce di «poco sotto il 2 per cento».

Dopo l’aumento del mese di aprile (+0,6%), a maggio gli occupati sono diminuiti dello 0,3%. Tradotto: 63mila in meno rispetto al mese precedente. Anche il tasso di occupazione (rapporto fra occupati e corrispondente popolazione di riferimento), pari al 55,9%, è calato di 0,1 punti percentuali. Rispetto alla situazione di un anno fa, però, l’occupazione è in crescita dello 0,3%, che significa 60mila occupati in più.

I disoccupati italiani sono ancora più di 3 milioni. L’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato? È frutto della trasformazione di vecchi contratti

Quello che rimane stabile, però, è il numero di disoccupati. Dopo la crescita di febbraio e marzo e il calo di aprile, a maggio il tasso di disoccupazione è fermo al 12,4 per cento. Cioè, significa che i disoccupati italiani sono ancora più di 3 milioni. Il che ci suggerisce che i dati del Ministero del Lavoro sull’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato del 24,6 per cento a maggio sia in pratica frutto della trasformazione di vecchi contratti e non occupazione aggiuntiva. Se invece guardiamo ai dodici mesi, il numero di disoccupati (cioè coloro che sono alla ricerca di un lavoro ma non lo trovano) è diminuito di 59mila unità.

Significa che tutti questi hanno trovato lavoro? Non è detto. Perché a crescere sono anche gli inattivi, quelli che non sono né occupati né in cerca di occupazione. Gli scoraggiati, insomma. Nell’ultimo mese, questi sono cresciuti di 36mila unità (+0,3%), anche se base annua sono diminuiti di 135mila unità. Con delle differenze di genere interessanti. Nell’ultimo mese la disoccupazione tra gli uomini è cresciuta dell’1,7%, mentre tra le donne è calata del 2,2 per cento. Stesso andamento per il tasso di disoccupazione: +0,2% per gli uomini, -0,2% per le donne.

Giovani e donne inattivi Significa che le donne hanno trovato lavoro più degli uomini? No, anzi. Nell’ultimo mese il numero di inattivi è cresciuto dello 0,5% tra le donne, mentre tra gli uomini è calato dello 0,2 per cento. Anche per il tasso di inattività si registra un calo per gli uomini (-0,1%) e un aumento per le donne (+0,3%). Il che potrebbe significare che una parte di donne, scoraggiate, abbiano smesso di cercare lavoro. In termini tendenziali, rispetto a maggio 2014, tra gli uomini si registra una crescita del tasso di disoccupazione (+0,5 punti percentuali) a fronte di un calo del tasso di inattività (-0,4 punti) mentre il tasso di occupazione resta stabile. Per la componente femminile, la crescita del tasso di occupazione (+0,7 punti) si accompagna al calo del tasso di disoccupazione (-1,3 punti) mentre il tasso di inattività resta stabile.

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MESSAGGIO PROMOZIONALE

Lo stesso discorso vale per i giovani. Il calo dell’occupazione registrato a maggio coinvolge anche la fascia 15-24 anni. I giovani occupati sono diminuiti del 2,8%, cioè meno 26mila unità, rispetto ad aprile; e il tasso di occupazione giovanile, pari al 15%, è sceso si 0,4 punti percentuali. Allo stesso tempo, il numero di giovani disoccupati è diminuito di circa 20mila unità. Così come il tasso di disoccupazione giovanile, pari al 41,5%, è sceso dello 0,1 per cento rispetto al mese precedente. Una diminuzione che anche in questo caso va integrata con l’aumento dell’1%, pari a 43mila unità, dei giovani inattivi, cioè quelli che non cercano lavoro. Il tasso di inattività dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni cresce di 0,8 punti percentuali, arrivando a quota 74,3 per cento. In termini tendenziali, rispetto a maggio 2014, cala quindi il tasso di occupazione dei giovani 15-24enni di 1 punto percentuale, cala anche il tasso di disoccupazione della stessa intensità, a fronte di una crescita del tasso di inattività di 2,2 punti.

Italia ancora tra gli ultimi della classe Niente di buono, insomma. E i dati Eurostat sul tasso di disoccupazione dell’area euro, diffusi sempre il 30 giugno, mettono ancora nero su bianco quanta strada abbiamo da fare rispetto agli altri Paesi. Il tasso di disoccupazione dell’Eurozona a maggio era dell’11,1%, invariato rispetto ad aprile e poco sotto l’11,6% dello scorso anno. Quello dell’Europa a 28 era al 9,6%, ben più basso rispetto al 10,3% di maggio 2014. l problema sono i Paesi oltre questa media, Italia compresa.

I primi della classe sono i tedeschi, con il tasso di disoccupazione più basso al 4,7%. Ultimi i greci con il 25,6%

I primi della classe sono come al solito i tedeschi, con il tasso di disoccupazione più basso, al 4,7 per cento. I ripetenti sono i greci, con il tasso più alto al 25,6 per cento, e gli spagnoli, al 22,5 per cento. L’Italia è più di dieci punti sotto rispetto alla Grecia. Ma nell’ultimo anno hanno fatto meglio di noi Lituania (passata dall’11 all’8,2 per cento di disoccupazione), Spagna (dal 24,7 al 22,5 per cento) e l’Irlanda. Per quanto riguarda i giovani disoccupati, 4,7 milioni tra i Paesi dell’Europa a 28, sono diminuiti di circa 450mila unità in un anno. Ma se Germania, Danimarca e Austria hanno i tassi di disoccupazione giovanile più bassi, l’Italia è nel quartetto dei peggiori con Spagna (49,3 per cento), Croazia (43,6 per cento), e Grecia (49,7 per cento) ovviamente. 

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