Jobs Act, per le collaborazioni è uno stop a metà

Jobs Act, per le collaborazioni è uno stop a metà

Al Jobs Act si aggiungono altri due mattoni annunciati da tempo dal governo. Il consiglio dei ministri dell’11 giugno ha approvato in via definitiva il decreto sul riordino dei contratti e quello sulle misure per la conciliazione tra vita e lavoro, che erano usciti dal cdm per i pareri delle Commissioni più di tre mesi fa. Ora dovranno essere pubblicati in Gazzetta ufficiale per l’entrata in vigore. Primo via libera invece per gli altri quattro decreti che completano il cantiere della riforma del lavoro: agenzia unica per le ispezioni sul lavoro, riordino degli ammortizzatori sociali, agenzia nazionale per le politiche attive, semplificazione dei rapporti di lavoro. Scompare il salario minimo: un segnale di apertura verso sindacati e organi di rappresentanza. I quattro decreti approvati in prima lettura dovranno ora passare dalle commissioni Lavoro di Camera e Senato per i pareri non vincolanti, per poi tornare in consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva, a cui seguirà la pubblicazione in Gazzetta ufficiale per l’entrata in vigore. La strada per completare il Jobs Act, insomma, è ancora lunga.

DECRETI APPROVATI IN VIA DEFINITIVA

– Riordino dei contratti di lavoro e revisione della normativa sulle mansioni
Stretta più leggera sulle collaborazioni Il consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo sulla disciplina organica dei contratti di lavoro. Ma lo stop ai cocopro è più soft di quanto annunciato. Dall’entrata in vigore del decreto, che ora dovrà essere pubblicato in Gazzetta ufficiale, non potranno più essere attivati i contratti di collaborazione a progetto. Quelli già esistenti potranno proseguire fino alla loro scadenza. Dal 1 gennaio 2016, ai finti rapporti di collaborazione con tempi e luoghi organizzati dal committente saranno applicate le norme del lavoro subordinato. Sono salve le collaborazioni ragolmentate dagli accordi collettivi stipulati dai sindacati e quelle certificate dagli organismi deputati. Restano il contratto di somministrazione, con l’eliminazione delle causali e un tetto di utilizzo del 20%, il contratto a chiamata e il lavoro accessorio (voucher), con un aumento del tetto dell’importo per il lavoratore fino a 7mila euro. 

Demansionamento più soft Viene previsto che il lavoratore può essere assegnato a qualunque mansione del livello di inquadramento purché rientranti nella stessa categoria. In presenza di processi di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale e negli altri casi individuati dai contratti collettivi, l’impresa potrà modificare le mansioni di un lavoratore fino a un livello, senza modificare il suo trattamento economico. Prevista anche la possibilità di accordi individuali in “sede protetta” tra datore di lavoro e lavoratore che possano prevedere la modifica anche del livello di inquadramento e della retribuzione. 

– Conciliazione vita-lavoro
Il consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto sulle misure per la conciliazione tra vita privata e vita lavorativa. Il provvedimento interviene sul testo unico a tutela della maternità del 2001, rendendo più flessibile il congedo di maternità in casi particolari ed estendendo la possibilità di fruire del congedo parentale dagli attuali 8 anni di vita del figlio a 12 anni. Quello parzialmente retribuito viene portato dai 3 anni ai 6 anni; per le famiglie meno abbienti questo beneficio veien portato fino a 8 anni. Queste misure sono previste anche nei casi di adozione e affidamento. Il congedo di paternità viene esteso a tutte le categorie di lavoratori, quindi non solo per i lavoratori dipendenti come accade oggi. Introdotte anche norme sul telelavoro, con benefici previsti per i datori di lavoro che lo concedono; e la possibilità di congedo per le donne vittime di violenza di genere. 

DECRETI APPROVATI IN PRIMA LETTURA

– Riforma della Cassa integrazione Esame preliminare per il decreto legislativo sul riordino degli ammortizzatori sociali. Il sostegno al reddito si estende a tutte le imprese oltre i cinque dipendenti che finora ricorrevano alla cassa integrazione in deroga. Dal 1 gennaio 2016 scatta l’aliquota dello 0,45% per le aziende da sei a 15 dipendenti, e dello 0,65% per quelle oltre i 15 dipendenti per finanziare le prestazioni operative dal 1 luglio 2016 attraverso i fondi di solidarietà. La principale novità è l’estensione dei trattamenti di integrazione salariale agli apprendisti. La durata massima della cassa integrazione è fissata a 24 mesi, che possono diventare 36 con i contratti di solidarietà. Previsto una sorta di bonus malus per tutti: chi la usa di più paga anche di più. 

– Agenzia unica per le politiche attive Anche se la riforma del Titolo V della Costituzione è ancora in corso, il decreto legislativo approvato in prima lettura prevede una rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, coordinata dalla nuova Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal), formata dalle strutture regionali per le politiche attive del lavoro, dall’Inps, dall’Inail, dalle Agenzie per il lavoro e dagli altri soggetti autorizzati all’attività di intermediazione, compresi Italia Lavoro e Isfol. L’istituzione dell’Anpal dovrebbe avvenire senza nuovi oneri a carico della finanza pubblica. Il lavoro dell’Anpal dovrebbe essere monitorato dal ministero del Lavoro. 

– Agenzia unica per le ispezioni I servizi ispettivi del ministero del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail dovrebbero confluire in un’unica agenzia nazionale, l’Ispettorato nazionale del lavoro, che coordina la vigilanza in materia di lavoro, contribuzione e assicurazione obbligatoria. L’ispettorato avrà sede a Roma, con non più di 80 sedi territoriali. 

– Semplificazione Il decreto legislativo sulla semplificazione prevede la semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese, dei rapporti di lavoro e delle pari opportunità. Tra le novità, norme più semplici per l’assunzione di lavoratori con disabilità, l’obbligatorietà delle comunicazioni sui rapporti di lavoro per via telematica, la revisione della disciplina dei controlli a distanza del lavoratore. L’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori del 1970 viene aggiornato con l’apertura ai controlli a distanza attraverso strumenti di lavoro come computer, tablet e telefoni aziendali, senza passare dai sindacati o dagli ispettori del lavoro.