L’epidemia di Mers che spaventa la Corea del Sud

L’epidemia di Mers che spaventa la Corea del Sud

Oggi le autorità di Hong Kong hanno emanato un “allarme rosso” consigliando la cancellazione di tutti i viaggi non strettamente necessari in Corea del Sud, dove è in corso dal mese scorso un’epidemia del virus Mers. Una misura simile, per la regione di Seul, era stata decisa la scorsa settimana dal governo di Taiwan. Lunedì 8 giugno il ministro della Salute di Myanmar ha annunciato misure di controllo ai posti di frontiera e per i passeggeri in arrivo da voli internazionali, al fine di evitare l’espansione nel Paese dell’epidemia.

La serietà della situazione in Corea del Sud è riassunta nelle parole del governatore della provincia di Gyeonggi, che si trova intorno alla capitale Seul. Nam Kyung-pil ha dichiarato: «Stiamo combattendo due guerre: una contro la malattia e una contro la paura». Il numero di nuovi casi è stato di 23 lunedì e di soli otto il giorno successivo, ma le scuole chiuse, dagli asili nido alle università, sono salite a 2.208.

Oltre duemilacinquecento persone sono state messe in quarantena

Finora ci sono stati 95 casi registrati dalle autorità, che hanno causato sette morti. Tutte le nuove infezioni, a quanto è stato possibile ricostruire, sono avvenute all’interno degli ospedali del Paese. Oltre duemilacinquecento persone che sono entrate in contatto con i malati di Mers sono state messe in quarantena dalle autorità in Corea del Sud, negli ospedali o – per la maggior parte – a casa propria. In un caso, un intero paese di 105 abitanti a 280 chilometri da Seul è stato isolato dall’esterno, dopo che una donna di 72 anni che vi abita è stata trovata malata di Mers.

Le autorità sudcoreane – duramente criticate per la prima risposta all’emergenza – hanno detto che stanno utilizzando la geolocalizzazione dei telefoni cellulari per assicurarsi che la quarantena venga rispettata, invitando chi risulta lontano da casa a farvi ritorno al più presto e facendo ricorso anche alla polizia per chi si allontana.

La Mers (Middle East Respiratory Syndrome) è causato da un virus simile, ma più mortale e meno infettivo, da quello che causa la Sars, la malattia all’origine di una grande epidemia nel 2003 con circa ottomila persone contagiate e 773 morti, per lo più in Asia. Non esistono vaccini o cure specifiche contro la Mers, il cui coronavirus è stato identificato per la prima volta in Arabia Saudita solo nel 2012.

L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) dice che il virus sembra molto diffuso nella Penisola araba, da cui provengono in ultima istanza tutti i casi rilevati finora nel mondo. L’Oms ipotizza che un ruolo importante nella trasmissione del virus agli esseri umani sia giocato dai cammelli e dice che la malattia è risultata mortale nel 36 per cento dei casi.

Il primo caso in Corea del Sud è stato in un uomo di 68 anni di ritorno da un viaggio di affari in Medio Oriente

Il primo caso in Corea del Sud è stato individuato in un uomo di 68 anni di ritorno, ai primi di maggio, da un viaggio di affari in Medio Oriente. L’uomo ha manifestato i sintomi di un forte raffreddore, con febbre e attacchi di tosse, e l’11 maggio si è rivolto a un medico ad Asan, una settantina di chilometri da Seul.

La Mers gli è stata diagnosticata solo il 20, e l’uomo è sopravvissuto, ma nel periodo intercorso fino al riconoscimento della malattia ha girato varie strutture sanitarie nella sua città e a Seul, infettando diverse persone, tra cui personale sanitario che lo ha visitato senza adeguate precauzioni e altri pazienti.

La risposta del governo e delle autorità sanitarie è stata giudicata da molti tardiva e inadeguata: i nomi delle strutture in cui erano avvenuti contagi sono stati resi pubblici solo nel corso del fine settimana, un ritardo giustificato dalle autorità con la volontà di evitare il panico. Il quotidiano in lingua inglese Korea Times ha pubblicato oggi un articolo secondo cui «il buon nome dell’eccellenza medica sudcoreana è stato seriamente danneggiato», perché il virus si è diffuso «in quelli che erano reputati i migliori ospedali del Paese».

Il Korea Times ricorda che, nonostante il ministero della Salute abbia l’ambizioso piano di quadruplicare il numero di turisti stranieri per ragioni di salute – principalmente dalla Cina – entro il 2020, fino a raggiungere quota un milione, in queste settimane oltre ventimila persone dalla Cina e dal resto dell’Asia hanno già cancellato i viaggi in programma nel Paese, secondo i dati dell’Organizzazione per il turismo coreana.

L’epidemia avrà quasi certamente un impatto sensibile sull’economia coreana, per la quale il turismo conta per il 2,1 per cento ed era in rapida crescita negli ultimi anni, per effetto soprattutto dell’afflusso di turisti cinesi (la Corea del Sud è la loro prima destinazione internazionale) che nel 2014 sono stati 6 milioni su 14,2 totali.

Hong Kong ha già sperimentato quali possono essere le conseguenze per l’economia di un’epidemia come quella in corso in Corea del Sud. Dopo l’epidemia di Sars nella città cinese del 2003, gli effetti si sono sentiti in quasi tutti i settori, dai consumi interni alle esportazioni alle attività finanziarie: l’indice della borsa di Hong Kong ha toccato il punto più basso rispetto ai quattro anni e mezzo precedenti durante il periodo più acuto della crisi.

È possibile che anche la Corea del Sud subisca un simile contraccolpo. Diversi analisti hanno previsto che giovedì 11 la banca centrale del Paese taglierà i tassi di interesse per cercare di arginare subito l’impatto economico dell’epidemia.