“L’Europa non è in grado di gestire l’emergenza profughi”

L’intervista

Gli arrivi dei migranti via mare hanno da poco superato la soglia dei 50mila dall’inizio del 2015. Viaggi disperati che sono stati fagocitati nell’arena della discussione politica delle ultime ore in uno scontro tra accoglienza e non accoglienza. Il governatore della Lombardia Roberto Maroni ha detto di voler tagliare i trasferimenti di denaro ai comuni lombardi che ospiteranno altri immigrati. I governatori di Veneto e Liguria lo hanno seguito in coro. E così ha fatto il leader leghista Matteo Salvini, che ha detto di voler presidiare le strutture «che a spese degli italiani qualcuno vuole mettere a disposizione di migliaia di immigrati clandestini». Intanto dal Viminale si preparano al trasferimento di 5mila profughi dal Sud a Nord Italia. E Renzi rilancia: «Incentivi a chi accoglie». Ma siamo davvero di fronte a un’emergenza? «A livello di trend sta succedendo esattamente quello che è successo nei primi mesi dell’anno scorso», dice Matteo Villa, ricercatore dell’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale. «Ma le strutture di accoglienza sono già sotto pressione per gli arrivi degli ultimi 18 mesi». Intanto, l’agenda europea per l’immigrazione è in una fase di stallo. Il fronte dei Paesi contrari alle quote di riallocazione dei migranti cresce. Ed è «difficile immaginare spazi per un compromesso al Consiglio europeo di fine giugno».

Tweet di Carlotta Sami, portavoce per il Sud Europa dell’Unhcr

Gli sbarchi hanno ormai superato quota 50mila dall’inizio del 2015. Siamo davanti a un’ondata senza precedenti?
A livello di trend sta succedendo esattamente quello che è successo nei primi mesi dell’anno scorso. Anche se non è detto che l’estate ci riproponga una situazione altrettanto tragica – tra giugno e settembre 2014 sono sbarcati in 100mila. I numeri non sono affatto confortanti, e le strutture d’accoglienza sono già sotto pressione a causa degli arrivi degli ultimi 18 mesi.

A che punto è l’agenda europea sull’immigrazione? Sembra in una fase di stallo.
Sì, siamo in una fase di stallo. Hollande è a capo di un fronte che si allarga di giorno in giorno e che si sono già detti contrari alle proposte di riallocazione dei migranti avanzate dalla Commissione europea. Sul fronte opposto c’è Renzi che, al G7, ha fatto capire che secondo lui queste proposte sarebbero addirittura insufficienti. Allo stato delle cose è molto difficile immaginare spazi per un compromesso al Consiglio europeo di fine giugno. Tutto ciò è anche l’esempio lampante di come il caos accoglienza possa essere risolto solo se ci sono la volontà politica e il senso di responsabilità di tutti i Paesi membri. Se queste cose vengono meno, l’Unione europea può fare ben poco.

A livello di trend sta succedendo esattamente quello che è successo nei primi mesi dell’anno scorso. Anche se non è detto che l’estate ci riproponga una situazione altrettanto tragica – tra giugno e settembre 2014 sono sbarcati in 100mila

Da alcune regioni italiane è arrivato il no ad accogliere nuovi migranti. È possibile rifiutare l’accoglienza?
È certo possibile ma è quantomeno bizzarro che i leader dei partiti che maggiormente accusano l’Europa di non essere solidale neghino in Italia gli stessi principi di solidarietà.

Ma siamo di fronte a un’emergenza? O davanti a una gestione emergenziale del fenomeno?
Considerata la pressione in capo alle nostre strutture d’accoglienza, è difficile dire che non si tratti di un’emergenza. Dunque la gestione “emergenziale” è giustificata? Dipende da cosa intendiamo. Se si intende una risposta tentennante e a singhiozzo, fatta di continui ripensamenti e cambi di rotta, è evidente che questo tipo di gestione non possa che nuocere. A livello europeo mancano meccanismi chiari e condivisi che stabiliscano come si riequilibra l’asimmetria nella pressione migratoria, come si debba ripartire questo carico tra Paesi “di frontiera” e Paesi interni. Detto questo, dobbiamo tenere bene in mente che i Paesi che oggi si oppongono al piano della Commissione sono tra quelli che negli ultimi anni hanno fatto di più. In primo luogo la Germania, che l’anno scorso da sola ha ricevuto più 200mila domande d’asilo: un numero che supera di oltre tre volte quelle ricevute dall’Italia.

Una gestione emergenziale di questo problema può esasperare i toni e portare al rifiuto degli immigrati anche da parte della popolazione?
Certo. Più si concentrano i migranti nelle regioni e nelle singole città, più si crea un senso di “invasione”. È per questo che è importante dare risposte ragionate e una comunicazione del fenomeno che prescinda dalle caricature politiche e che ce ne restituisca le dimensioni oggettive. Poi ciascuno avrà la sua opinione, ma che lo si faccia alla luce di dati reali e affidabili.

Quindi: ci sono davvero “troppi” profughi in Italia? A guardare i numeri anche in Sicilia, che al momento ne accoglie il 20%, parliamo comunque dello 0,3% della popolazione.
Sono numeri residuali se si confrontano con le vere e proprie ondate che stanno gestendo Turchia, Libano e Giordania, con milioni di arrivi. Ciò detto la soglia si accettazione è soggettiva e diversi Paesi hanno sensibilità differenti. E più si concentrano i profughi più il senso di rifiuto si accresce…

(Fonte: ministero dell’Interno)

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